Burundi, gli incendi inceneriscono i Parchi nazionali dei bufali e degli scimpanzé

In pericolo la biodiversità del piccolo Paese africano

[6 settembre 2013]

La stagione secca del 2013 in Burundi è stata devastante per la biodiversità nelle sue aree protette. Mentre tutto il mondo guardava con giusta preoccupazione agli incendi nei parchi statunitensi di Yosemite e Yellowston il fuoco divorava il Parc National de la Ruvubu, nel Burundi orientale.

Jean Marie Mugishawimana, direttore dell’Institut pour l’Environnement et la Conservation de la Nature (Inec) del Burundi, spiega che «il Parc National de la Ruvubu, la più grande area protetta del bUrundi, con più di 50.000 ettari, ha già perso 33.000 ettari, devastati dal fuoco. Altre località della foresta, la sola che ospita i bufali, continuano a bruciare».

Secondo l’Inec i continui incendi che hanno praticamente cancellato il Parco nazionale sono appiccati dai bracconieri, molti dei quali provenienti dalla Tanzania, e da allevatore di bestiame del Rwanda che vivono in Tanzania.

Mugishawimana sottolinea che «la stagione secca 2013 sarà segnata dalla gravità degli incendi della savana e più  del 60% della foresta di Vyanda, nel sud, con una superficie di circa 4.000 ettari, è andato in fumo». Erano circa 10 anni che questa foresta, dove vivono gli scimpanzé, sulle coste del lago Tanganica, non subiva incendi.

Inoltre, le fiamme hanno anche percorso 1.500 ettari del Parc National de la Kibira, nell’ovest del Burundi, un’area protetta di 40.000 ettari caratterizzata da un’enorme biodiversità, ma qui secondo Mugishawimana gli incendi sono stati appiccati dagli apicoltori.

Il problema è che l’aumento degli incendi dolosi coincide proprio con la moltiplicazione delle campagne per informare le popolazioni che vivono ai confini dei Parchi sulla lotta contro gli incendi boschivi, finanziate dall’United Nations Development Programme.

Mugishawimana è convinto che «i danni avrebbero potuto essere minimizzati se l’Inecn disponesse di abbastanza mezzi per spostarsi, di comunicazione, di risorse umane, in particolare guardie, e di mezzi finanziari. La mancanza di collaborazione con alcuni amministratori locali, le azioni di sabotaggio, il fatto che i contravventori non vengono perseguiti penalmente, la pressione demografica figurano tra i fattori alla base di questi incendi forestali».

Per questo Mugishawimana raccomanda «un impegno dei decisori e l’aumento del budget allocato per l’ambiente, un settore chiave per la promozione della green economy e dello sviluppo sostenibile».

Ma sembra proprio che il popolo del Burundi, i bracconieri e gli immigrati vogliano incenerire i gioielli verdi di questo piccolo Paese africano, in bilico sul pericolosissimo confine con la Repubblica democratica del Congo e che si sta appena riprendendo dagli scontri etnici tra hutu e tutsi, che hanno causato un vero e proprio genocidio nel vicino Rwanda.