Caccia, bracconieri e capovaccai

Sammuri ai cacciatori: Finirla con il muro di omertà, prendere nettamente le distanze

[13 settembre 2018]

Domenica scorsa una giovane  femmina di Capovaccaio liberata pochi giorni prima in Basilicata nell’ambito di un progetto Life al quale partecipa anche la Federparchi è stata abbattuta nella Sicilia occidentale. È una specie sull’orlo dell’estinzione in Italia, dove sono presenti solo 7 nidi attivi. Nemmeno 2 settimane fa vicino a casa mia, in Maremma, la stessa sorte è toccata ad un biancone, detto anche “aquila dei serpenti”. All’inizio di quest’anno, a Gennaio, un giovane Falco pescatore nato in maremma 8 mesi prima è stato impallinato vicino a Todi ed è morto pochi giorni dopo per le ferite riportate. In tutt’Italia lo scorso anno si erano involati solo 7 falchi pescatori.

Fino agli anni ‘70 del secolo scorso i rapaci venivano abbattuti legalmente e molti morivano per l’uso, altrettanto legale, dei bocconi avvelenati. La pratica di abbattimento veniva fatta sistematicamente nell’ambito della cosiddetta “lotta ai nocivi”. Etichettando come “nocivi” tutti gli animali   che potevano competere con i cacciatori perché presunti predatori di lepri, fagiani o altre specie oggetto di caccia, anche il Capovaccaio, che è un avvoltoio e mangia quindi animali morti,

Il Biancone che mangia serpenti ed il Falco pescatore che mangia pesci, avendo becco adunco ed artigli rientravano nella categoria dei “nocivi” e venivano abbattuti senza pietà. Dalla fine degli anni ‘70 tutti i rapaci sono diventati specie particolarmente protette ed abbatterli è un reato.

Chi mi conosce sa che non sono ostile alla caccia, ho molti amici che praticano quest’attività, con alcuni di loro sono cresciuto insieme, non sono vegano e a tavola apprezzo molto la selvaggina. Per questo dovrebbe preoccupare i miei amici cacciatori, la reazione immediata ed istintiva che ho avuto  al terzo episodio del genere, che mi ha toccato da vicino nel corso di quest’anno. Ho pensato: “Basta, hanno ragione quelli che vogliono chiudere la caccia, non si possono sopportare più cose del genere!” Poi ho respirato profondamente, ho recuperato la mia razionalità e mi son ridetto cose che ho pensato altre volte. Non è che se un automobilista, sotto gli effetti della droga o dell’alcool, investe ed uccide alcune persone, vietiamo la circolazione automobilistica in tutto il paese.

Vero, però la mia reazione istintiva è emblematica e mi porta ad alcune valutazioni  e dovrebbe spingere a riflettere chi va a caccia rispettando le regole e vuole continuare a farlo, compresi tanti che conosco io e che mai sparerebbero ad un rapace o ad una specie non cacciabile.

Però è ora  che vi svegliate, prendendo nettamente le distanze da questi comportamenti, sia come singoli che come associazioni venatorie. E non basta più un comunicatino quasi nascosto, ci vogliono azioni molto più incisive. Mi permetto di indicarne due.

  • Finirla con il muro di omertà. Spesso chi spara ad un rapace oltre ad essere un criminale è anche un idiota, capacissimo di vantarsi la sera al bar della sua “impresa”. Io non ci credo che del falco pescatore abbattuto a Todi, praticamente in città, nessuno  sapesse niente. I carabinieri forestali hanno fatto  indagini molto serrate, ma hanno trovato un muro di gomma.
  • Lanciare una bella campagna che potrebbe essere chiamata “Io non sono un bracconiere” e chi aderisce versa 10 € (costo di una scatola di cartucce) per il sostegno a progetti di conservazione di specie vittime del bracconaggio [tipo Capovaccaio e  Falco pescatore).

Dovete prendere atto che Il mondo della caccia è in declino, i cacciatori sono sempre meno e sempre più anziani. Localmente, fuori dalle grandi città, il mondo venatorio riesce ancora ad  influenzare la politica, perché se c’è un incontro sull’argomento si riempie comunque una sala con qualcuno che sostiene in modo veemente le proprie ragioni. Ma, sempre con meno forza, molto meno di dieci anni fa, enormemente meno di venti anni fa. Le nuove generazioni hanno un atteggiamento da indifferente ad apertamente ostile verso la caccia. Quando insegnavo all’Università (e ho smesso già da quasi 10 anni) 9 giovani su 10 arrivavano alle mie lezioni convinti che tutti i cacciatori fossero criminali.

Quindi quella parte del  mondo venatorio (penso sia la maggioranza) che vuole rispettare le regole e non sparare alle specie protette prenda nettamente le distanze  dai bracconieri. Se non lo farà, vi comunico che ho esaurito la pazienza, la prossima volta che si parlerà di restrizioni per la caccia la cosa migliore che vi potrete aspettare da me è il mio silenzio, ma ho forti dubbi che ci sarà.

di Giampieo Sammuri, presidente Federparchi – Europarc Italia