M5S: «PD e Lega salvano le “tradizioni” e uccidono gli uccelli migratori»

Caccia, la Camera vota per mantenere i richiami vivi. Respinto l’appello degli ambientalisti

[11 giugno 2014]

L’appello lanciato ieri dalle associazioni ambientaliste per l’abolizione dei richiami vivi nella caccia non è stato ascoltato e la Camera ha respinto l’emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle che lo sosteneva. Ora, secondo ambientalisti e M5S si apre la strada per nuove multe ed una  procedura di infrazione da parte dell’Unione europea.

A favore dell’emendamento si sono espressi il Movimento 5 stelle, Sel, Scelta civica, buona parte di Forza Italia e del Gruppo misto. Contro l’emendamento hanno invece votato la Lega, Fratelli d’Italia e il Pd, sostenuti dal parere del Governo.

I deputati 5 stelle della Commissione agricoltura di Montecitorio che avevano presentato l’endamento alla Legge Europea che chiedeva l’abolizione della pratica anacronistica e crudele dei richiami vivi, anche per sanare la procedura di infrazione aperta in Europa, sottolineano che «Quello di stamattina è stato un voto di inciviltà che manterrà la tradizione dei richiami vivi a scapito della vita, della libertà e della dignità di migliaia di uccelli migratori che ogni anno vengono catturati per fare da esca nell’attività venatoria.  Il nostro emendamento, sottoscritto da diversi gruppi parlamentari, modificava la legge 157 del 1992, vietando la cattura degli uccelli a fini di richiamo vivo, Gli uccelli detenuti in queste condizioni  possono subire conseguenze gravissime, dalla morte quasi immediata allo sviluppo di malattie causate dall’immunosoppressione da stress; ma possono subire anche traumi fisici e alterazioni causate dall’essere sottoposti a trattamenti farmacologici a base di testosterone, per obbligarli a cantare anche fuori dal periodo riproduttivo. Quello che si nasconde dietro l’apparente innocenza del nome “richiamo vivo” è in realtà un vero e proprio maltrattamento dell’animale, che come tale andrebbe vietato, ostacolato e punito. Il Governo ha tentato di arrampicarsi sugli specchi durante la discussione in Aula presentando un emendamento “specchietto per le allodole” che non risolve niente, anzi, se possibile complica le cose, e poi dichiara che in questo contesto non era necessario entrare nel merito della legge 157, ma bastava solo risolvere la procedura di infrazione. E come pensa di farlo il Governo? Introducendo nuove deroghe. Le stesse che l’Europa ci chiede di interrompere da 20 anni. Solo fumo negli occhi, insomma. Come sempre».

Ieri Amici della Terra, Animalisti italiani, Cabs, Cts, Enpa, Fai, Forum Ambientalista, Italia Nostra, Lac, Lav, Lipu-BirdLife Italia, Mountain Wilderness, Oipa, Pro Natura, Touring Club Italiano, Vas, Wwf Italia, Altura, Alfa, Lida e altri avevano scritto una lettera al premier Matteo Renzi nella quale chiedevano do mettere fine ai richiami vivi, «Una delle pratiche più violente ancora in atto contro gli uccelli selvatici: piccoli uccelli migratori, con il volo infinito nel sangue, che vengono invece catturati e costretti ad una vita in gabbia, in condizioni indegne, per fungere da richiamo per la caccia. Un’attività vietata dalla normativa comunitaria (la cattura degli uccelli selvatici con le reti è categoricamente proibita), ma che l’Italia ha continuato a svolgere per anni. L’Europa ha oggi aperto contro il nostro Paese una pesante procedura di infrazione, chiedendo lo stop all’utilizzo dei richiami vivi, considerato – scrive la Commissione – che la quasi totalità dei cacciatori, italiani ed europei, caccia senza il loro ausilio».

Il folto gruppo di associazioni ricordava che «Per rispondere a questa nuova messa in mora, il Governo ha predisposto l’articolo 15 della legge Europea 2013, che però non vieta affatto i richiami vivi ma si limita a prevederne l’uso in regime di deroga. Tutti sanno che l’articolo 15 non risolverà la procedura e anzi, in aggiunta, andrà ad aggravare il già insostenibile sistema italiano delle deroghe di caccia, che già tanto è costato al Paese, finendosi per rivoltare contro le amministrazioni, le regioni, lo stesso Governo».

La lettera, evidentemente non accolta, concludeva: «Non è questa l’Italia che vogliamo, l’Italia di cui abbiamo bisogno. Non l’Italia delle scorciatoie e dei problemi rimandati. Per questo le chiediamo, Signor Presidente, di pronunciarsi per il divieto dei richiami vivi, perché si volti questa brutta pagina italiana e perché, anche nel rispetto della vita selvatica e delle regole ambientali comunitarie, l’Italia possa cambiare verso e tornare in Europa a testa alta, come è giusto, come merita».

Ora Animalisti italiani, Enpa, Cabs, Lac, Lav, Leida, Lipu-BirdLife Italia, Vas, Wwf, dicono: «Respingere l’emendamento e mantenere intatto l’uso dei richiami vivi, semplicemente rimettendolo in deroga, è una scelta gravissima e imbarazzante, che fa male all’Europa e fa male alla natura, mantiene le sofferenze e i maltrattamenti di centinaia di migliaia di uccelli migratori, e che vale come anticamera per la condanna comunitaria. L’articolo proposto dal Governo non solo non risolverà la procedura ma aggraverà la gestione della materia, aumentando il peso delle deroghe, da cui l’Italia è sommerso. Siamo ormai di fronte ad un Paese in deroga, che in tema ambientale, pur carico di procedure e condanne, continua a chiudere le porte e aprire le finestre, con danno enorme per il patrimonio naturale, il senso del diritto e il più elementare rispetto della vita degli animali. Oggi tuttavia siamo fieri delle decine di deputati che, raccogliendo la richiesta e la sensibilità italiana e del mondo ambientalista ed animalista, hanno preso le parti della natura e delle regole da rispettare, e che con i loro interventi hanno nobilitato il Parlamento. Ringraziandoli per l’appoggio appassionato e consapevole, ripartiamo per l’azione sul Senato, dove daremo battaglia, perché finalmente, contro la violenza di tradizioni futili e illegittime come quella dei richiami vivi, prevalgano il diritto, il buon senso, la civiltà».