Caccia, Enpa: «Il Governo regala a Trento e a Bolzano pieni poteri sulla fauna»

Si può cacciare nei Parchi provinciali. Gli animalisti: «Un dono a pochi giorni dal referendum»

[28 novembre 2016]

L’allarme lo ha lanciato l’Ente nazionale protezione animali (Enpa): «Marmotte, stambecchi, tassi, faine… Anche sulla pelle degli animali protetti dalla normativa statale sembra giocarsi la partita referendaria».  Secondo l’Enpa è quel che  suggerisce «Lo scandaloso, gravissimo provvedimento»  “Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige recante modifica del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279, in materia di prelievo venatorio (decreto legislativo)”, approvato il 23 novembre  dal Consiglio dei Ministri, «un decreto legislativo che regala ai cacciatori di Trento e Bolzano la possibilità di ammazzare la fauna tutelata su tutto il resto del territorio nazionale».

Si tratta di quello che lo stesso Consiglio dei ministri descrive così in un comunicato: «Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Enrico Costa, ha approvato un decreto legislativo, recante norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, che apporta modifiche e integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279, riguardante l’esercizio del prelievo venatorio. In particolare il decreto legislativo specifica le funzioni di pianificazione, regolazione e controllo spettanti alle Province autonome per l’esercizio della competenza legislativa riconosciuta ai sensi dello Statuto di autonomia, quali la disciplina delle forme di caccia esercitabili nel territorio provinciale e la possibilità di prelievo di selezione degli ungulati. Inoltre, si demanda alla legge provinciale, in conformità alla normativa europea e alle convenzioni internazionali, la disciplina di condizioni, modalità e procedure con le quali può essere consentita ed esercitata l´attività venatoria all’interno dei parchi naturali istituiti dalla Provincia». Inoltre, il Consiglio dei ministri, su proposta di Renzi, «ha approvato un decreto legislativo, recante norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, che apporta modifiche e integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279, riguardante l’esercizio del prelievo venatorio e, in particolare, le specie cacciabili. Il decreto legislativo prevede che il Presidente della Provincia autonoma possa disporre temporanee variazioni dell’elenco delle specie cacciabili stabilito dalla normativa statale, dopo aver effettuato, in linea con il quadro normativo europeo, la valutazione della consistenza della specie in rapporto allo specifico territorio considerato, al fine di garantire la tutela degli interessi ambientali. Tali variazioni sono disposte d’intesa con il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, previo parere dell’Ispra e sentito il Ministero per le politiche agricole. In caso di parere favorevole dell´ISPRA è prevista anche una procedura di silenzio assenso. A tutela degli interessi ambientali è previsto altresì che il Presidente della Provincia autonoma revochi il provvedimento, qualora lo stato complessivo della specie interessata divenga non soddisfacente. In caso di inerzia si introduce anche il potere sostitutivo del Ministero dell´ambiente». E’ lo stesso governo a precisare che «Hanno partecipato all’esame della questione il Presidente della Regione Trentino Alto Adige Ugo Rossi e il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher».

Secondo l’Enpa si tratta di «Un provvedimento palesemente incostituzionale, come testimoniano ripetute sentenze della Corte Costituzionale, dunque che si pone violazione della normativa quadro, e che sembrava da tempo accantonato dopo le polemiche delle associazioni animaliste e ambientaliste».

La storica associazione animalista conclude: «Ancora una volta siamo costretti a registrare l’abissale divario che il Governo ha scavato rispetto alla sensibilità e alle richieste dell’opinione pubblica in materia di tutela degli animali. Un divorzio che appare insanabile e che non trova nessuna giustificazione se non quella legata alla ricerca del consenso politico».