Nuovo report di BirdLife International. La Cms chiede una task force internazionale antibracconaggio

Caccia illegale: 2 milioni di uccelli selvatici uccisi nel Caucaso e nel centro-nord Europa

L’inferno dell’avifauna e il paradiso dei bracconieri è l’Azerbagian. Italia peggior Paese Ue con Cipro e Malta

[24 ottobre 2017]

Secondo il nuovo rapporto “The Killing 2.0, A View to a Kill”, presentato oggi da BirdLife International e rilanciato in Italia dalla Lipu, «Fino a due milioni di uccelli acquatici e passeriformi, ma anche molte specie di rapaci, sono vittime della caccia illegale nel Caucaso e nel centro-nord Europa».

La Lipu fa notare che sono «Sei i Paesi che ospitano le venti peggiori aree per l’illegal killing, ossia Armenia, Azerbaijan, Bulgaria, Georgia, Germania e Olanda. Ciò, nonostante che tutti i 28 Paesi dove sono stati raccolti i dati sono vincolati al rispetto della Convenzione di Berna sulla conservazione delle specie e degli habitat, e ben 19 di essi sono anche membri dell’Unione europea, e dunque vincolati al rispetto delle direttive comunitarie “Habitat“ e “Uccelli“. Mentre nel Caucaso e nel centro Europa gli uccelli vengono uccisi per sport, nel Nord Europa la principale motivazione è il “pest control“, ossia l’uccisione di specie che causano “danni“ alla pesca e all’agricoltura e nei quali possono finire uccisi accidentalmente anche rapaci e passeriformi. Oltre agli uccelli acquatici e i passeriformi, i rapaci sono infatti il gruppo più colpito dal fenomeno, ben 51 specie su 52».

L’inferno dell’avifauna e il paradiso dei bracconieri è l’Azerbagian, dove il rapporto stima che vengano uccisi ogni anno tra i 160mila e i 900mila uccelli acquatici.  «Proprio in questo Paese  – dice BirdLife International – ci sono ben 6 delle 20 zone a maggior presenza di illegal killing, tutte incluse nell’area del Gizilagach Bays, nel sud-est del Paese, dove il numero di uccelli selvatici uccisi raggiunge il 18% del totale dell’intera  regione». Ma l’Italia resta il peggior Paese Ue per bracconaggio insieme a Cipro e Malta.

La direttrice di BirdLife International, Patricia Zurita, ricorda che «Gli uccelli fanno parte del patrimonio comune, che va preservato e trasmesso alle generazioni successive. I dati del nostro report evidenziano quanto malamente lo stiamo facendo e quanto spazio ci sia per migliorare la situazione. I dati sconvolgenti che emergono da Killing 2.0, che segue il precedente realizzato due anni fa, The Killing, sulla caccia illegale nel Mediterraneo  ci spingono a cercare di porre fine all’illegal killing in Europa, nel Caucaso e nel resto delle rotte migratorie degli uccelli».

Di caccia illegale si occupa anche la 12esima Conferenza delle sparti della Convention on migratory Species (Cop12 Cms) in corso a  Manila, nelle Filippine che chiede «La creazione di una nuova intergovernmental task force per aoffocare l’abbattimento illegale degli uccelli che affrontano una delle più vaste rotte migratorie del mondo», quella dell’Asia orientale- Australasia che si estende su 22  Paesi: a nord dalla Federazione Russa fino all’Alaska e, attraversando una gran parte dell’Asia orientale verso il Pacifico occidentale, arriva a sud fino all’Australia e alla n Nuova Zelanda.

Una rotta migratoria percorsa da milioni di uccelli e lungo la quale il summit Cms chiede maggiore protezione basandosi sull’istituzione di una task force simile a quella per la rotta degli uccelli migratori nel Mediterraneo approvata dalla Cop11 Cms di  Quito  nel 2014.  Il Cms dice che la Task Force Mediterraneo si è rivelata un forum essenziale per promuovere lo scambio di buone pratiche e di informazioni tra Paesi che si trovano ad affrontare la sfida della caccia illegale. I meeting in Egitto e a Malta hanno permesso di elaborare degli indicatori e una roadmaop che hanno fatto progredire le iniziative di salvaguardia a livello nazionale, Anche la task force Asia elaborerà delle linee guida e delle raccomandazioni e aiuterà i Paesi ad elaborare dei Piani nazionali per lottare contro il bracconaggio e il commercio illegale di avifauna.

Il segretario esecutivo della Cms, Bradnee Chambers, ha sottolineato che «La caccia intensiva e l’abbattimento illegale portano sull’orlo dell’estinzione numerose specie di uccelli minacciate. I Paesi attraverso i quali transitano condividono la responsabilità congiunta di mettere in opera delle misure a favore della loro protezione. La task force proposta per la rotta migratoria Asia orientale-  Australasia si avvarrà di una strategia più ampia e collaborativa di lotta alla criminalità legata alle specie selvatiche a livello mondiale e del rafforzamento degli sforzi miranti a far sì che le specie migratrici siano gestite legalmente e sostenibilmente»

Oltre alla caccia legale e illegale, gli uccelli migratori devono affrontare altre minacce come la distruzione dei loro habitat dove si nutrono, si riposano e si riproducono. In numerose d regioni del mondo, gli uccelli vengono deliberatamente e illegittimamente abbattuti, presi in trappola o venduti a un livello senza precedenti. Secondo BirdLife International, ogni anno nel Mediterraneo vengono uccisi 25 milioni di uccelli  e ormai centinaia di specie rischiano l’estinzione, come l’albanella pallida, il capo vaccaio e molti passeriformi.

Quest’anno il segretariato del Csm e la Convenzione di Berna hanno realizzato insieme una roadmap di autovalutazione che permette ai governi di misurare e confrontare i progressi fatti per eradicare l’abbattimento illegale a livello nazionale e regionale.

Chambers conclude: «Gli sforzi internazionali miranti a lottare contro l’abbattimento, il prelievo e il commercio illegali di uccelli sono diventati più sostanziosi. La roadmap contribuirà a fare in modo che le amministrazioni nazionali, le ONG e gli stakeholder internazionali stabiliscano delle priorità e mobilitino delle risorse. Questo strumento aiuterà grandemente i Paesi a rispettare i loro impegni in materia di controllo e di reporting e costituirà un incitamento politico a ridurre l’abbattimento illegale in tutto il mondo».