Assurde prospettive di integrazione tra caccia, turismo e commercializzazione della selvaggina

Caccia in Piemonte, Legambiente: «La Regione smetta di privilegiare i cacciatori»

Mettere al centro la tutela della fauna. Disegno di legge troppo generico

[10 marzo 2016]

Caccia Parchi

Il Consiglio regionale del Piemonte sta discutendo il disegno di legge per la “Tutela della fauna e gestione faunistico – venatoria” sul quale Legambiente oggi ha presentato le sue osservazioni nell’audizione in  Consiglio regionale. Il presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Fabio Dovana, ha detto: «A nostro avviso il disegno di legge è troppo generico. Non indica ad esempio né le specie cacciabili, né il periodo dell’attività venatoria, lasciando spazio ad interpretazioni e successivi regolamenti. La legge si pone correttamente come obiettivo principale il dettare “norme per la tutela, la conservazione e la gestione del patrimonio faunistico ambientale” e, solo in seconda battuta, la “disciplina dell’attività venatoria”, ciò viene però disatteso nell’articolato in cui non si trova traccia di misure concrete per la tutela e conservazione, mentre viene ampiamente trattato il tema dell’attività venatoria».

Il Cigno Verde ricorda la storia trentennale del referendum regionale sulla caccia, che chiedeva una riduzione delle specie cacciabili al solo cinghiale, lepre e fagiano, il divieto di caccia su territorio innevato e nelle giornate di domenica e la limitazione dei privilegi concessi alle aziende faunistico venatorie. «Come noto – docono gli ambientalisti – i cittadini piemontesi non hanno avuto l’opportunità di esprimersi su questi quesiti ma tutti i principali sondaggi in materia indicano che la stragrande maggioranza dei cittadini è contraria all’attività venatoria».

Secondo Dovana, «Il disegno di legge dovrebbe accogliere le richieste referendarie ponendo così la parola fine su una brutta storia di democrazia mancata e dovrebbe diventare l’occasione per fornire strumenti per tutelare le specie particolarmente minacciate, escludendo dalle specie cacciabili quelle in cattivo stato di conservazione e realizzando ed adottando appositi piani d’azione per la loro tutela. Appare invece preoccupante  l’impostazione che si dà nella legge riguardo l’integrazione tra turismo e caccia. Un’impostazione vecchia, insensata, che contrasta con la realtà delle cose. Sempre più spesso il turismo confligge con l’attività venatoria e la Regione dovrebbe incentivare il turismo dolce, fatto di cicloturismo, escursioni, ciaspolate, trekking nella natura, greenways, in cui la fauna selvatica è patrimonio vivente e arricchente i paesaggi piemontesi. Sono tante invece le denunce e segnalazioni di cittadini che hanno timore anche a stare nelle proprie case in campagna, a passeggiare con i propri amici a quattro zampe e a camminare nei boschi a causa dell’incultura civica diffusa tra chi esercita l’attività venatoria. Una paura fondata, considerato il numero elevatissimo di denunce per spari a brevissima distanza da strade e abitazioni rurali, di cani e gatti feriti o uccisi a fucilate o, addirittura, i 16 morti e 67 feriti provocati dalla caccia in Italia nella sola stagione venatoria appena conclusa».

Legambiente Piemonte è preoccupata anche per un altro aspetto che viene introdotto dalla Regione: «Il tema della commercializzazione della selvaggina, regolamentata nel disegno di legge senza porre limiti chiari, con il rischio di incentivare ancor più quell’allevamento a cielo aperto del cinghiale che tantissime polemiche e danni ha prodotto finora. Tale proposta rischia quindi di divenire solo un incentivo all’attività venatoria che, in aggiunta al mancato divieto di allevamento del cinghiale, non può che causare ulteriori aumenti dei cinghiali e danni al settore agricolo».