Caccia, la Regione Toscana cambia le regole con quattro nuove delibere

Ci sono anche la deroga per lo storno e la mobilità dei cacciatori

[26 agosto 2013]

Oggi la Giunta regionale della Toscana risponde indirettamente all’appello degli ambientalisti pisani approvando 4 delibere per la stagione venatoria 2013-2014, proposte dell’assessore all’Agricoltura e alla caccia Gianni Salvadori, e che riguardano la preapertura, la caccia di deroga allo storno, la mobilità dei cacciatori toscani e di quelli provenienti dalle altre regioni e gli accordi di reciprocità con l’Umbria e con il Lazio.

L’apertura anticipata della caccia è fissata per il primo settembre, anche perché una recente sentenza della Corte Costituzionale non ha abrogato la legge regionale 20/2002 nella parte in cui regolamenta la preapertura e Salvadori spiega che «“Come ogni anno la Regione ha ricevuto richieste di apertura anticipata da parte dalle Province e dopo aver sentito le associazioni portatrici di interesse e valutato le condizioni ambientali della stagione ha deciso di autorizzare un solo giorno di preapertura con specie limitate ancorché differenziate nelle diverse province.  Se lo scorso anno l’allarme per la siccità è stato tale da indurci ad escludere dalle specie cacciabili gli anatidi (uccelli acquatici), fortunatamente negli ultimi mesi abbiamo avuto un buon tasso di precipitazioni. Quindi quest’anno, sempre con l’obiettivo di conciliare il rispetto dell’ambiente con le aspettative del mondo venatorio, resta la limitazione ad una sola giornata di caccia, ma sono state rispettate le richieste delle Province per quanto riguarda le singole specie. Questo provvedimento inoltre risponde alle esigenze degli agricoltori che lamentano una eccessiva presenza di corvidi (gazze, ghiandaie, cornacchie) e contribuisce al rispetto di importanti equilibri faunistici che spesso vedono in sofferenza le specie stanziali rispetto a quelle definite “concorrenti ed opportuniste” come i corvidi appunto. Per questo motivo la preapertura costituisce un’occasione per controllare gazze, ghiandaie e cornacchie su tutta la regione».

L’altra delibera che farà discutere (probabilmente con ricorsi anche all’Ue)  è quella che autorizza la caccia in deroga allo storno in 69 comuni e Salvadori la difende così: «E’ una risposta alle difficoltà dei territori che hanno denunciato danni alle colture agricole di pregio. E’ un problema che assume contorni sempre più gravi ed è per questo che siamo convinti che la strada maestra sarebbe quella di reinserire lo storno fra le specie cacciabili.”

Gli interventi di prevenzione e controllo messi in atto dalle Province non sono stati sufficienti a contenere le perdite di frutta, ortaggi, uva e olive causate da questi volatili. Anche quest’anno, infatti, abbiamo dovuto constatare un aumento dei danni alle coltivazioni di maggiore pregio causati dagli storni. Di fronte a questa situazione la Regione ha deciso di intervenire. Lo ha fatto dopo aver raccolto sia l’allarme delle organizzazioni professionali agricole, sia i pareri favorevoli di Ispra e dell’Università di Firenze adottando un provvedimento che autorizza i cacciatori alla difesa delle colture in atto come prevede la normativa vigente».

Il prelievo in deroga dello storno potrà avvenire durante la preapertura e dal 15 settembre al 15 dicembre, da appostamento negli oliveti, nei vigneti e nei frutteti con frutto pendente, e in prossimità degli stessi.

Confermata anche un’altra cosa che non piace per niente agli ambientalisti: la mobilità dei cacciatori toscani e dei cacciatori provenienti da altre Regioni negli Ambiti territoriali di caccia (Atc)  toscani. Una nota della Regione spiega che « Sono state definite le modalità di accesso dei cacciatori toscani in ambiti di caccia diversi da quello di residenza venatoria anche per la caccia alla selvaggina stanziale previo acquisto un pacchetto di 5 giornate al costo di 26 euro. Per usufruire delle giornate acquistate è necessaria la prenotazione.  E’ invece di 35 euro la quota che dovranno pagare i cacciatori non residenti per cacciare in Toscana la selvaggina migratoria o gli ungulati, sempre previa prenotazione di ogni singola giornata.  Ormai da anni si è consolidato un rapporto di interscambio con il Lazio e l’Umbria per dare la possibilità ai rispettivi cacciatori di svolgere l’attività venatoria anche fuori dalla propria regione con modalità concordate in modo da controllare ed agevolare il flusso di presenze».

Un quadro che non farà certamente calare la tensione su preapertura e caccia, comunque Salvadori coglie  l’occasione dell’approvazione delle delibere che segnano l’inizio della nuova stagione venatoria «Per richiamare tutti i cacciatori toscani al rispetto delle norme di sicurezza previste per l’esercizio venatorio e soprattutto alla cautela e al buon senso che non devono mai mancare quando si maneggiano le armi.  La Regione ha compiuto molti passi in avanti su questo tema inserendo una nuova materia dal titolo “comportamento in sicurezza nell’esercizio venatorio” fra quelle previste per l’esame di abilitazione all’esercizio della caccia, oltre a rendere obbligatorio l’uso di indumenti ad alta visibilità durante le battute di caccia al cinghiale dove si registrano la maggior parte degli incidenti».

Però non crediamo siano questi i passi in avanti verso una caccia più sostenibile chiesti dagli ambientalisti.