Caccia, riforma radicale o abolizione?

L’appello del ministro Costa per chiudere la caccia la domenica riapre il dibattito sull’attività venatoria

[2 ottobre 2018]

Dopo l’ennesimo incidente mortale di caccia in provincia di Imperia (le cui reali dinamiche sono ancora da chiarire) il ministro dell”ambiente Sergio Costa ha lanciato «un appello alle regioni affinché modifichino fin da subito il calendario in corso e blocchino almeno le battute di caccia (quelle ai cinghiali, le più pericolose e a rischio incidenti) la domenica, quando boschi e monti sono popolati ancora di più di escursionisti, da chi va a funghi, a castagne o semplicemente vuole godersi la natura senza correre il rischio di morire. Per adesso, con le competenze date al Ministero dell”Ambiente, è quanto si può fare».

Costa risponde ai molti cittadini che gli hanno scritto all”indomani della tragedia chiedendo che prendesse una posizione netta sulla  caccia  e scrive che quanto è accaduto «E’ una tragedia enorme, che ci ha colpiti tutti nel profondo. Ho detto più volte che stiamo lavorando all”inasprimento delle pene per i bracconieri e per chiunque maltratti gli animali. Ma qui siamo in un campo differente. Parliamo di attività venatoria autorizzata e le mie convinzioni purtroppo  valgono poco. Secondo l”ordinamento italiano la materia, disciplinata da una normativa quadro di riferimento, la 157/92, è di competenza del ministero dell’agricoltura e gestita dalle Regioni. I calendari venatori regionali in vigore sono stati definiti mesi fa. Quello che posso fare, e che sto facendo, è accertarmi che i pareri Ispra, che vengono emessi per la stagione venatoria siano rispettati. Non è accettabile che le indicazioni della massima Autorità scientifica in materia, a volte, vengano raggirati o disattesi. Quindi agirò con fermezza nell”interesse del nostro patrimonio faunistico e nella piena indipendenza tecnica di Ispra».

Costa aggiunge qualcosa che può rivelarsi molto scomodo per il governo Movimento 5 Stelle (che prometteva di abolire la caccia) e Lega (considerata il Partito dei cacciatori al nord, come il PD lo è al centro). Infatti, il ministro conclude: «Il Parlamento potrà fare le dovute valutazioni su ipotesi di riforma
della normativa che consentano maggiore sicurezza e una migliore gestione dell”attività venatoria. Voi cittadini potete fare molto: segnalate ai Carabinieri Forestali, alle Polizie Provinciali e a qualsiasi organo di Polizia Giudiziaria eventuali violazioni alle normative. Ognuno di noi faccia la propria parte, uno affianco all”altro, per il bene comune».

Non a caso le reazioni da parte delle Regioni guidate dalla Lega o dal PD sono state fredde o di netta contrapposizione: il presidente leghista della Lombardia, Attilio Fontana, risponde a Costa che «La caccia è qualcosa che fa parte della nostra cultura e non ritengo possa essere eliminata« e poi fa un esempio davvero fuori luogo: «Si è verificato un episodio drammatico, ma questo non toglie che tutti i giorni sulle nostre strade si evidenziano episodi drammatici». Secondo il presidente Pd del Piemonte, Sergio Chiamparino, quello di Costa è «Un suggerimento non richiesto: faccia un decreto che diventi immediatamente esecutivo, le ragioni d’urgenza mi pare non manchino. Da parte mia posso garantire che la Regione Piemonte non farà ricorso di costituzionalità. Anche perché durante la discussione della nostra legge sulla caccia-, questo è stato il punto su cui le opposizioni di destra hanno fatto ostruzionismo, obbligandoci, per salvare il resto della legge, ad accettare il compromesso, e ricordo che alla testa delle manifestazioni c’erano fra numerosi parlamentari della destra, l’attuale capogruppo della Lega a Montecitorio Riccardo Molinari. Abbiamo salvato le domeniche di settembre, rinunciando alle altre, perché era l’unico modo per far approvare la legge che contiene notevoli punti innovativi per la tutela della fauna selvatica e per la regolamentazione della caccia». L’assessore Pd alla caccia dell’Emilia Romagna, Simona Caselli,  risponde a Costa attraverso l”Adnkronos: «Il tema vero sarebbe fare in modo che la caccia venga esercitata in maniera responsabile con la  massima sicurezza. Ci sono delle regole molto stringenti,  però, anche  nella nostra Regione, ad esempio, abbiamo parecchie segnalazioni di avvicinamento eccessivo dei cacciatori alle abitazioni e lamentele varie. Così a caldo è difficile  capire se l”idea del ministro risolverebbe il problema perché  purtroppo le tragedie possono avvenire anche in altri giorni della settimana, non solo la domenica, quindi il tema è l”esercizio responsabile della caccia, nel pieno rispetto delle regole e con estrema attenzione. Tra l”altro l”incidente è successo in una caccia di gruppo, quindi anche su come si muovono le squadre probabilmente bisogna essere più rigorosi».

Il ministro delle politiche agricole e del turismo, il leghista Gian Marco Centinaio, se la cava buttando la palla in calcio d’angolo e mischiando le pere con le mele: «Nei prossimi giorni chiederò un incontro ai Ministri Costa e Stefani per affrontare le due problematiche relative alla caccia e al contenimento degli animali selvatici che stanno mettendo in ginocchio la nostra agricoltura. Sono due argomenti troppo importanti per dibatterne solo sui giornali o sui social. Ne parleremo ognuno per le sue competenze».

Anche il centro-destra appare diviso: Michela Vittoria Brambilla  (Forza Italia) ha presentato alla Camera una serie di iniziative per limitare la caccia, in attesa di poterla di fatto abolire.

Gli ambientalisti e gli anticaccia denunciano che in un mese di attività venatoria(preaperture) sono state impallinate 17 persone, con 4 morti e 13 feriti che nella stagione venatoria 2017/18 ci sono ste ben 114 le vittime, di cui 30 morti, tra cacciatori e persone estranee all’attività venatoria. Il Wwf dice che «L’aumento delle vittime tra i non cacciatori parla chiaro: la caccia, la presenza di un “esercito armato” non è più compatibile con il pacifico godimento della natura da parte di passeggiatori, escursionisti, famiglie, birdwatchers».

Per questo Wwf e Lav hanno deciso separatamente di scrivere al ministro dell’Interno Matteo Salvini (e per conoscenza ail ministro delle politiche agricole Centinaio e a Costa). Il viceditrettore del Wwf ricorda a Salvini che «Non si tratta di fatalità, come spesso si legge dalle cronache dei giornali locali, ma di incidenti tutt’altro che inevitabili e spesso  causati da una aperta violazione della Legge quadro nazionale (Legge n.157/1992) e delle Leggi regionali di settore», come «il mancato rispetto delle distanze minime da strade e centri abitati; una tendenza a sparare senza inquadrare il “bersaglio”; la cattiva abitudine di accompagnare le battute di caccia, soprattutto quella al cinghiale, con “colazioni”, spesso comprensive di vino e altri alcolici. A  tutti questi fattori negativi si aggiunge l’elevata età media dei possessori di licenza di caccia. In particolare il mancato rispetto della distanza di sicurezza da abitazioni e centri abitati aumenta di molto il rischio di provocare incidenti: non sono mancati episodi nei quali i pallini da caccia hanno centrato cortili o abitazioni. A tali comportamenti si accompagna la possibilità di detenere, con la licenza di caccia (anche per un diciottenne alla prima licenza), un numero illimitato di fucili, 3 armi comuni da sparo (quindi anche pistole) e 6 armi per uso sportivo, più 1.000 (MILLE) cartucce”. Praticamente un arsenale».

Inoltre, il Wwf fa notare a Salvini che «Spesso con fucili da caccia regolarmente registrati si sono commessi omicidi a seguito di litigi, anche familiari. Questo aspetto, unito al problema dell’uso di alcol, fa sorgere legittimi dubbi sull’accuratezza delle verifiche psicologiche a cui vengono sottoposti i cacciatori, prima di consegnare loro armi estremamente pericolose». Il Panda propone di: «Incrementare l’attività di vigilanza e rendere molto più severi gli esami per la licenza di caccia; Limitare l’uso di armi a canna rigata, in grado di sparare a 4 km di distanza; Effettuare maggiori controlli sulle licenze di caccia, vietare l’assunzione e la detenzione di sostanze alcoliche; Divieto  di caccia nei giorni festivi nelle aree altamente frequentate da sportivi ed escursionisti; Facilitare la nomina di nuove guardie volontarie delle associazioni di protezione ambientale, favorendone altresì quanto più possibile le attività, oggi ostacolate e comunque caricate di un gravame burocratico eccessivo non adatto ad un’attività di volontariato svolta a favore della collettività e della sicurezza pubblica».

La Lav evidenzia che nelle stesse ore dell’incidente mortale di Imperia a Brescia c’era stata una domenica di ordinaria follia venatoria: i cacciatori hanno sparato a delle persone che partecipavano  alla ricerca di una bambina scomparsa. «Per evitare nuovi incidenti – scrive la Lav – , chiediamo al Ministro degli Interni Salvini, a proposito di vera sicurezza, un Decreto urgente per fermare la caccia almeno di sabato e di domenica: la sicurezza di tutti i cittadini deve essere garantita tanto nella legittima proprietà privata, quanto in un bosco. Invitiamo il vice-presidente Di Maio e il ministro dell’ambiente Costa a sostenere questa proposta».

Anche per la Lipu, « La tragedia di Imperia, avvenuta nell’esercizio della pericolosissima caccia la cinghiale, effettuata con fucili e munizioni di grosso calibro e in un clima di crescente competizione tra squadra di cinghialai, deve spingere Governo e istituzioni a modificare, con urgenza, le condizioni con cui si caccia in Italia. L’apertura della stagione venatoria va posticipata quantomeno al primo ottobre, per evitare che i cacciatori sparino nei boschi in un mese, quello settembrino, particolarmente frequentato da turisti, escursionisti, famiglie. Un incremento delle misure di sicurezza è indispensabile anche per la caccia in generale, a partire dall’aumento della distanza di sparo dalle abitazioni, visto il grande disturbo e i rischi comportati e vista la crescente protesta dei cittadini. Ma la deriva della caccia italiana non mette solo a rischio le persone: c’è un’emergenza bracconaggio, fenomeno in aumento e a tratti dilagante, che solo negli ultimi giorni ha fatto vittime tra specie superprotette come falchi, aquile e rarissimi avvoltoi e per il quale la Lipu chiede un Daspo collettivo: nelle aree in cui si abbattono specie protette la caccia va sospesa, immediatamente e per lungo tempo. E’ insomma tempo di dire basta e di agire, attivare rimedi seri e rapidi, per il bene della sicurezza di tutti e della tutela del patrimonio naturale collettivo».

Ma Salvini, sempre pronto a generalizzare quando si tratta di profughi o migranti, questa volta fa molti distinguo e cerca di banalizzare e di giustificare tutto con le responsabilità personali: «Quel che posso dire è una preghiera e non si può morire così. Se uno va a caccia e scambia un essere umano per un cinghiale ha dei problemi». Ma se aveva dei problemi perché aveva un fucile?

Però, Salvini sa bene che se il suo Partito continua a proporre nelle Regioni la caccia selvaggia e l’abbattimento di lupi e orsi, la stragrande maggioranza degli elettori italiani (compresi i suoi) sono per l’abolizione della caccia o almeno per una sua radicale trasformazione. E Salvini sa bene che il suo alleato di governo, il Movimento 5 Stelle, è d’accordo con la maggioranza abolizionista degli italiani e che nelle Regioni del nord si oppone – come ha fatto in Trentino-Alto Adige e come sta facendo in Lombardia- alla deriva filo-venatoria leghista.

In questo contesto politico liquido, di fronte alla possibilità che a qualcuno venga in mente di raccogliere le firme per un referendum che, probabilmente, questa volta spazzerebbe via una legge che sente tutto il peso degli anni e del cambiamento politico, culturale e perfino antropologico del Paese, sta prendendo piede la convinzione che la legge 157/92 vada radicalmente cambiata e aggiornata. Ormai tramontata l’immagine romantica della caccia popolare, sostituita dalla “pronta-caccia” per sparare a fagiani e lepri appena usciti dagli allevamenti, o dal tribalismo cruento delle battute al cinghiale, si fa sempre più strada l’idea di una caccia “professionale”, destinata agli abbattimenti selettivi e a una reale gestione venatoria, per fare in modo che i fucili non finiscano in mano a sparatori e bracconieri ma siano riservati a cacciatori davvero formati e specializzati. Rispetto a una caccia consumistica e mercificata, sarebbe un ritorno al futuro: il nuovo avvento di quei “cacciatori veri”, legati al loro territorio e al mantenimento del suo naturale equilibrio, dei quali, leggendo le cronache, sembra quasi essersi perso lo stampo.