La Lac: «La peggior caccia di sempre davanti al Pirellone»

I cacciatori lombardi contro la Lega Nord: noi votiamo gli animali no

La Gelmini li corteggia, La Brambilla vuole chiudere la caccia e tagliarle subito i fondi

[16 novembre 2017]

In Lombardia sta facendo discutere la manifestazione inscenata il 14 novembre da un centinaio di cacciatori aderenti a Associazione cacciatori lombardi (Acl),  Anuu, Enalcaccia, Anlc Libera Caccia, che si definiscono « associazioni a vocazione migratorista, una tipologia di caccia tradizionale della Lombardia, praticata da circa 30 mila cacciatori», davanti alla sede della Regione Lombardia per protestare contro l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Fava (Lega Nord) che accusano di aver voltato loro le spalle e di non fare i loro interessi e hanno fatto capire come intendono “vendicarsi” dispiegando uno striscione inequivocabile: “I cacciatori votano gli animali no” che ha fatto arrabbiare gli animalisti e preoccupare che cerca di conquistare i loro voti facendosi fotografare con agnellini, cani e gatti.

A dire il vero non tutti, dato che  l’ex ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini (Forza Italia) non sembra allineata con la svolta animalista di Silvio Berlusconi e della ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla e fondatrice della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente (Ldaa) e poi del Movimento animalista con l’entusiastica benedizione dell’ex Cavaliere. Infatti la Gelmini (probabilmente pensando ai voti in libera uscita dei cacciatori), intervenendo proprio il 14 novembre alla tavola rotonda “La gestione del patrimonio vivi-faunistico in Italia: tra piccoli e grandi passi, dove siamo e dove arriveremo”, organizzata a Roma da  Fondazione Una – uomo natura ambiente, ha detto che per quanto riguarda la caccia occorre «buonsenso e equilibrio tra gli interessi in gioco» e che bisogna fare «sintesi virtuose», anche perché dietro i cacciatori c’è l’industria delle armi e «posti di lavoro, pezzi di economia». Contraddizioni difficili da superare per il neoanimalista Berlusconi e la Brambilla, visto che sul sito della Ldaa si legge: «Fermiamo la caccia» e che la Brambilla, presentando a settembre proprio a Milano insieme a  Berlusconi il suo Partito animalista la Brambilla aveva detto che la caccia «Deve finire, ci metteremo tanto, forse ci vorrà un referendum, ma in ogni caso bisogna ridurre questa benedetta caccia. Noi abbiamo diritto di passeggiare per i boschi senza che ci sparino. Riduciamola due giorni alla settimana, e rendiamo obbligatoria una visita di idoneità, perché questi cacciatori sono anziani, gli trema la mano: visitiamoli, vediamo in che stato sono. Alziamo la tassazione per il possesso delle licenze, ma soprattutto togliamo i fondi che il ministero elargisce ogni anno alle associazioni di cacciatori. Perché a loro i soldi e a noi no? Sto parlando di milioni».

All’Acl spiegano che con la manifestazione del 14 novembre i cacciatori lombardi hanno espresso «il loro dissenso per come la Regione abbia gestito la Caccia nel quinquennio, lasciando tuttora aperti numerosi temi riguardanti l’attività venatoria, tra cui il Prelievo in Deroga, gli Impianti di Cattura(Roccoli) oltre alla segnatura immediata sul Tesserino Venatorio del capo di selvaggina migratoria». I cacciatori, che sono stati ricevuti da 8  tra Assessori e Consiglieri Regionali di maggioranza ed opposizione,  definiscono «Di particolare gravità la carenza di dialogo e confronto costante tra l’Assessore Fava ed il suo staff e le Associazioni Venatorie che sono portatrici di interessi legittimi» e dicono che «Scalpore ha suscitato tra i rappresentanti  dei Cacciatori la notizia emersa durante l’incontro, per cui tra le istanze di autonomia che Regione Lombardia farà al Governo, sarebbero state stralciate gran parte delle richieste riguardanti la caccia, e ciò sarebbe frutto di una mediazione politica con il Movimento 5 Stelle».

I cacciatori hanno consegnato agli assessori una lettera indirizzata al presidente delle Regione Roberto Maroni nella quali rinnovano «la richiesta di effettuare un incontro chiarificatore a Roma con il Ministro Galletti sui temi venatori aperti ed il ruolo e i compiti di Ispra».

Il problema è che i cacciatori, oltre ala riapertura dei “roccoli”  chiusi da due ann, chiedono anche di poter i cacciare in deroga alcune specie migratorie come fringuello, peppola e storno, cosa più volte bocciata dall’Unione europea.

La manifestazione dei cacciatori non è piaciuta naturalmente per nulla alla Lega anticaccia (Lac) che ricorda che «la maggior parte dei lombardi è dalla parte della tutela faunistica e non della caccia di rapina» e prende di mira direttamente l’iniziativa: «Una volta si manifestava davanti alle sedi istituzionali per la difesa dei posti di lavoro… Cosa bisogna pensare allora, se un pugno di poveri scalmanati della doppietta si reca in pullman davanti al Pirellone, nientepopodimeno che per manifestare la propria volontà di aprire la caccia “In deroga”  a piccoli esemplari di specie avifaunistiche protette (come fringuelli e peppole)? Apprendiamo che la seconda rivendicazione sarebbe l’apertura di impianti di cattura (roccoli)  di uccelli selvatici da ficcare in anguste gabbiette per il loro successivo impiego come richiami vivi nella caccia da appostamento. Le  istituzioni non possono e non debbono dare udienza ad istanze di deregulation, ispirate spesso dal mondo parallelo del bracconaggio e del traffico per lucro di animali selvatici protetti, volte solo a dare un futuro o una legalizzazione  alla peggior caccia di rapina a danno del patrimonio naturale e  dei beni indisponibili dello Stato; tutto ciò avverrebbe  in barba alle leggi statali e alle disposizioni Ue, che non ammettono l’uso dell’uccellagione con le reti né il depauperamento delle popolazioni selvatiche di alcune specie,  da decenni dichiarate protette».

La Lac conclude: «La caccia agli uccelletti da spiedo (e il mercato dei richiami vivi che ne fa da corollario), oggetto della strampalata gazzarra davanti alla Regione Lombardia, si ispira alla fame di alcune valli di alcuni secoli fa; oggi si pretenderebbe di tramandare, con deroghe illegittime regionali e a suon di fucilate in campi e boschi, la  memoria anacronistica di quella fame che non c’è più. La Lega Abolizione Caccia dice pertanto sì al volo libero e no alle richiesti arroganti della caccia rappresentata da questi novelli “morti di fame”».