Il CAI e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini

[29 settembre 2014]

Ho letto con stupore una lunghissima lettera aperta del Presidente nazionale del CAI al Ministro dell’Ambiente e addirittura al Presidente del Consiglio nella quale viene attaccato con inusitata asprezza il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Il Presidente accusa di lesa maestà il Parco,reo di avere voluto riconoscere come referente tecnico per le attività alpinistiche che si svolgono nel suo territorio,e in particolare sul Monte Bove dove è insediata una popolazione di camosci, anche il Collegio delle Guide Alpine delle Marche e non solo il CAI. E’ questala vera ragione della lettera: il Presidente infatti annuncia, non senza una certa ingenuità, che i Gruppi regionali Marche e Umbria de CAI chiederanno l’annullamento della convenzione con il Collegio delle Guide, ma non ne indica i motivi sostanziali (si limita invece, molto burocraticamente, ad accennare ad aspetti meramente formali, peraltro discutibili); nello stesso tempo chiede che il Parco  ristabilisca con il CAI“corretti rapporti” e con le Guide Alpine un “adeguato rapporto rispondente all’etica e alle competenze professionali delle stesse”,accusando così il Parco di scorrettezza e le Guide, senza forse rendersene conto, di insufficienza etica e professionale.

Ma a parte il risentimento, piuttosto strano per il Presidente di una grande associazione che ha rapporti importanticon tantissimi parchi italiani e con lo stesso Parco dei Sibillini, la gravità della lettera è altrove. E’ nell’accusareil Parco di“visione personalistica, limitativa, proibizionista e non condivisa, che svilisce la risorsa territorio, mortifica il ruolo dei corpi sociali qualificati e portatori di interessi diffusi”, nel denunziarlo per “l’assenza di un adeguato confronto con interlocutori qualificati” e soprattutto nel dichiarare che la sua gestione del Parco sarebbe“carente di metodi e strumenti partecipativi”: quando invecel’impegno fondamentale del Parco, dalla sua istituzione a oggi, è stato proprio quellodiretto a condividerele proprie finalità con gli attori del territorio e con i visitatori e a far partecipare alla sua azione soggetti scelti al più alto livello. Ne è confermaproprio l’attuale gestione delle attività alpinistiche sul Monte Boveper la quale il Parco ha voluto coinvolgere studiosi, operatori, associazioni, a partire proprio dal CAI delle Marche edell’Umbria, oltre, come è ovvio, al Comune di Ussita territorialmente competente.

La lettera contiene dunque una vera e propria lesione dell’immagine e dell’onore del Parco dei Sibillini e di quanti nel Parco operano con passione, abnegazione, elevata professionalità (lo posso attestare personalmente)e pone perciò un problema di tutelagiudiziaria sia sul piano penale (diffamazione) sia su quello civile (risarcimento del danno non patrimoniale): tale tutela infatti non riguardasolo le persone fisiche, ma, come è noto, anche gli enti e pertanto ben potrebbe essere fatta valere nelle sedi competenti.

Alla luce di queste brevi considerazioni  le tante parole spese dal Presidente nazionale del CAI – che pure sono da condividere: sul ruolo dei parchi, sull’impegno del sodalizio per i parchi e anche per il Parco dei Sibillini, sull’importanza delle Guide Alpine – mi sembrano  solo un pretesto un po’ ipocrita per dare dignità a un’accusa che resta ingiusta e meschina.  Nel dire questo provo un forte dolore perché del CAI sono stato socio per quasi quaranta anni.

Carlo Alberto Graziani