Cambiamenti climatici ed ecosistema in Antartide, si studiano gli effetti sui pinguini di Adelia

Una ricerca internazionale a guida italiana. Piccoli data logger per studiare ambiente e pinguini

[3 febbraio 2015]

Silvia Olmastroni, ricercatrice dell’Università di Siena, responsabile del progetto del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide “Conservazione di un predatore intermedio sensibile ai cambiamenti dell’ecosistema antartico”, è appena rientrata da una missione di studio di due mesi, durante la quale ha potuto svolgere osservazioni e raccogliere dati sul pinguino di Adelia  (Pygoscelis adeliae) e spiega che «Il cambiamento climatico in Antartide sta sfidando la capacità di adattamento degli organismi. Gli uccelli marini, come il pinguino di Adelia dipendente dalla presenza di ghiaccio marino, sono molto sensibili ai cambiamenti dell’ecosistema e per questo sono considerati importanti bioindicatori dei cambiamenti in atto nell’Oceano Antartico».

La Olmastroni, che ha al suo attivo 7 spedizioni antartiche, sottolinea: «Le nostre ricerche sono frutto anche di collaborazioni internazionali con i programmi antartici australiano e americano, e si basano sul monitoraggio dei parametri riproduttivi, attraverso conteggi periodici della popolazione e censimenti giornalieri su oltre 100 nidi di studio. Studiamo inoltre le aree di alimentazione durante il periodo riproduttivo, utilizzando trasmettitori satellitari e registratori di immersione, da cui ricaviamo la posizione su mappa e il profilo di immersione per ogni individuo a cui è stato applicato lo strumento per alcuni giorni. Le attività di ricerca si sono concentrate nell’area deglaciata di Edmonson Point, a circa 50 km NW della base italiana MZS, dove è localizzata una colonia di circa 3000 coppie di pinguino di Adelia. Attraverso l’elaborazione e il confronto dei dati raccolti nelle varie spedizioni riusciamo ad avere un quadro completo sullo stato di salute dei pinguini, e quindi dell’ambiente che li ospita. Per la prima volta quest’anno abbiamo iniziato lo studio delle aree di svernamento degli adulti per quest’are del Mare di Ross. Abbiamo applicato dei piccoli data logger, tipo GLS, alla zampa dei pinguini. Gli strumenti saranno recuperati, speriamo in larga percentuale, tra un anno. Le informazioni raccolte, insieme a studi simili effettuati in altre colonie del Mare di Ross, risulteranno particolarmente importanti poiché la biologia post-riproduttiva per questa specie è ancora parzialmente sconosciuta».

Una parte della ricerca riguarderà anche lo studio di biomarcatori fisiologici, per la valutazione dello stress e della qualità dell’habitat. Le analisi dei campioni ematici, prelevati da alcuni individui, saranno svolte da Ilaria Corsi nei laboratori del dipartimento di Scienze Fisiche Terra e Ambiente dell’Università di Siena. Al programma di ricerca ha partecipato anche Nicoletta Ademollo, dell’ IRSA-CNR di Roma.

L’attività di ricerca è stata svolta in collaborazione con Grant Ballard, un ricercatore dell’United States Antarctic Programme finanziato dalla National Science Foundation, che dal 15 al 20 dicembre 2014 è stato ospite della Stazione Mario Zucchelli, la base scientifica operativa italiana in Antartide. Un’altra collaborazione internazionale, con l’Australian Antarctic Division, riguarda l’acquisizione di dati in remoto con la Penguin Nest Camera, una macchina fotografica digitale programmata per acquisizione di immagini, che tiene sotto controllo un’area con circa 30 nidi di controllo. Inoltre un sistema automatico di monitoraggio registra gli ingressi di pu inguini di Adelia i marcati in un’area di studio con circa 200 nidi all’interno della colonia.