Uno studio internazionale che parla italiano

Cambiamento climatico, barriere coralline fondamentali per adattamento e riduzione rischi

Il recupero di un reef costa un decimo della costruzione di difese artificiali

[14 maggio 2014]

C’è molta Italia nello studio “The effectiveness of coral reefs for coastal hazard risk reduction and adaptation”, pubblicato su Nature Communications da un team messo insieme dall’US Geological Survey del governo Usa in collaborazione con  Nature Conservancy e Pew Charitable Trust. Infatti, a guidare il team sono Filippo Ferrario e Laura Airoldi del dipartimento di scienze biologiche dell’università di Bologna, e che lavorano rispettivamente anche per Québec-Océan, Université Laval e per la Hopkins Marine Station della Stanford University (che ha prestato a questa ricerca anche l’italiana Fiorenza Micheli, una delle maggiori ecologhe marine a livello internazionale e che fa parte del Comitato scientifico del Wwf Italia).

Ferrario, che è il principale autore della ricerca, evidenzia che «questo studio dimostra che il ripristino e la conservazione delle barriere coralline è una soluzione efficace ed economica per ridurre i rischi derivanti dai pericoli costieri e dal  cambiamento climatico».

Secondo la Micheli «mentre ci sono molte preoccupazioni per il futuro delle barriere coralline di fronte al cambiamento climatico. Ci sono ancora molte ragioni per essere ottimisti sul futuro delle barriere coralline soprattutto se riusciremo a gestire altri fattori di stress locali come l’inquinamento e lo sviluppo».

Il team italo-statunitense sottolinea che «Le zone costiere di tutto il mondo stanno vivendo un rapido sviluppo e un aumento di tempeste e inondazioni. Questi pericoli pongono le comunità costiere in un rischio accresciuto, che può aumentare con la perdita di habitat».  Lo studio analizza a livello globalmente «Il ruolo e l’efficacia dei costi delle barriere coralline nella riduzione del rischio» e spiega che «Meta-analisi rivelano che le barriere coralline forniscono una protezione sostanziale contro i pericoli naturali, riducendo l’energia delle onde in media del 97%. Da sole le creste del reef dissipano la maggior parte di questa energia (86%)».

Le diverse politiche costiere faranno la differenza per oltre 100 milioni o più persone e lo studio dimostra che «le barriere coralline sono in grado di fornire prestazioni di attenuazione dell’onda paragonabili a difese artificiali come frangiflutti, e le difese delle barriere possono essere migliorate in modo efficace per quanto riguarda i costi. Se i reef affronteranno ancora crescenti minacce, c non ci sarà la possibilità di indirizzare gli investimenti per l’adattamento e la mitigazione del rischio verso il ripristino del reef a rafforzare questa prima linea di difesa costiera».

Michael Beck, di Nature Conservancy e dell’università della  California – Santa Cruz, conferma: «Le barriere coralline servono efficacemente  come prima linea per le onde, le tempeste e l’innalzamento del livello del mare in arrivo, 200 milioni di persone in più di 80 nazioni sono a rischio se le barriere coralline non vengono protette e ripristinate»

Il costo medio per la costruzione di frangiflutti artificiali è di 19.791 dollari al metro, rispetto ai 1.290 dollari al metro per i progetti di restauro della barriera corallina e Curt Storlazzi, del Pacific Coastal and Marine Science Center dell’US Geological Survey evidenzia che «Le barriere coralline sono meravigliose costruzioni naturali che, quando sono sane,  sono in grado di fornire benefici di riduzione dell’onda paragonabili a molte difese costiere artificiali e di adattarsi all’innalzamento del livello del mare. Questa ricerca dimostra che il ripristino di una barriera corallina può essere un modo economicamente efficace per ridurre i pericoli che  comunità costiere devono affrontare a causa della combinazione delle tempeste e dell’innalzamento del livello del mare».

Lo studio ha scoperto che nel mondo ci sono 197 milioni di persone che possono  avere una riduzione del rischio dalle  barriere coralline oppure  possono dover sopportare maggiori costi a causa delle catastrofi se le barriere si degraderanno ancora. Si tratta di popolazioni che vivono nelle zone costiere poco elevate e fino a 50 km dalle aree costiere con barriere coralline. Gli sforzi per proteggere le barriere coralline sono spesso riolti a quelle presenti in aree remote, ma lo studio suggerisce che ci si dovrebbe concentrare anche sui reef  più vicini alle popolazioni che beneficerebbero immediatamente da un loro recupero. Lo studio italo-statunitense presenta anche i 15 Paesi che trarrebbero i maggiori benefici dalla riduzione del rischio con barriere coralline in salute: Indonesia (41 milioni di persone interessate); India (36 milioni); Filippine (23 milioni); Cina (16 milioni); Vietnam (9 milioni); Brasile (8 milioni); Usa (7 milioni); Malaysia (5 milioni); Sri Lanka (4 milioni); Taiwan (3 milioni); Singapore (3 milioni); Cuba (3 milioni); Hong Kong (2 milioni); Tanzania (2 milioni); Arabia Saudita (2 milioni)

Ad  un costo di un decimo per la difesa costiera rispetto alla costruzione di frangiflutti artificiali, le “Reef defenses” possono essere migliorate  attraverso un loro restauro, in un modo economicamente efficace, e diventare un fattore chiave per proteggere le piccole nazioni insulari e regioni costiere povere.