Il cambiamento climatico e il muro di Trump sconvolgono le vite dei nativi americani

«Le piante e i fiori non sanno quando a fiorire perché il tempo sta cambiando»

[14 aprile 2017]

Gli impatti dei cambiamenti climatici minacciano anche le cerimonie stagionali delle tribù di nativi americani, come i Tohono O’odham che credono che i loro riti siano fondamentali per  mantenere il mondo in equilibrio.

Il calendario tradizionale della nazione Tohono O’odham, che vivono in una riserva statunitense nel deserto di Sonora, al confine col Messico, inizia con il solstizio d’estate e poi questo piccolo popolo continua a scandire i mesi seguendo il ritmo della natura.

Verlon Jose, vice presidente di questa nazione indiana di 34.000 persone, ha detto a Ellen Wulfhorst della Thomson Reuters Foundation che le stagioni sono sconvolte dal riscaldamento globale: «Il tempo è impazzito, così come l calendario».

Attualmente nel deserto è il mese di colore, quando a Palo Verde tutto fiorisce ed è il tempo di raccogliere i germogli commestibili del cactus Cholla e, ben presto, il frutto rosso e polposo dell’alto cactus saguaro.

Ma è al culmine della stagione estiva che arriveranno la maggior parte delle cerimonie sacre e segrete dei Tohono O’odham, ma Jose dice che il tempo per fare questi riti  non è più certo: «siamo in balia di un clima imprevedibile».

Prima la cerimonia più importante durava ben due settimane ed era già diventato molto difficile realizzarla, perché sempre meno persone trovano il tempo per partecipare. «Un anziano mi ha detto se questa cerimonia cessa di esistere, il mondo non  ci sarà più – sottolinea Jose – Affinché il mondo resti in equilibrio, dobbiamo farlo per il mondo».

Il popolo Tohono O’odham vive ancora nelle sue terre ancestrali, anche se un tempo il suo territorio si estendeva in un’area di centinaia di km2 più grande dell’attuale riserva. I Tohono O’odham  si ispirano alla natura per decidere quando cacciare, seminare, e raccogliere il cibo: «Guardiamo le piante. Guardiamo gli elementi, la pioggia, il vento. Per noi, tutte queste cose sono messaggi – spiega ancora Jose In inverno i serpenti sono confusi  e a novembre e dicembre, quando di solito sono in letargo, sono ancora fuori. Le piante e  i fiori non sanno quando a fiorire perché il tempo sta cambiando».

La Nazione Tohono O’odham si oppone anche alla costruzione del muro di confine fortificato proposto dalla recente ordine esecutivo del presidente Usa Donald Trump. Infatti, l’attuale confine Usa – Messico attraversa le loro terre ancestrali, dividendole tra lo Stato Usa dell’Arizona e quello messicano di Sonora.

La riserva dei Tohono O’odham  si estende lungo 75 miglia al confine Usa-Messico e membri della tribù vivono su entrambi i lati del confine e fino al 1853 faceva parte del Messico. Anche per questo la Nazione Tohono O’odham Nazione ha una notevole esperienza per quanto riguarda la  sicurezza di confine.

Negli ultimi anni del Consiglio legislativo della Nazione ha approvato oltre  20 risoluzioni contro la costruzione di un muro fortificato e il 7 febbraio ha approvato una risoluzione che ribadisce questa opposizione e che è stata sostenuta anche dall’Inter tribal association of Arizona, dal National congress of American Indians e da altre organizzazioni etniche. Secondo i Tohono O’odham  , il muro di Trump dividerà in due la loro piccola Nazione e avrà «Impatti culturali e ambientali drammatici». Gli indiani fanno ni notare che, oltre alle grosse difficoltà tecniche per realizzare il muro in un territorio desertico molto aspro, nelle regioni più remote la barriera anti-immigrati di Trump potrebbe essere facilmente bypassata con  tunnel e scale, le stesse tecniche che i migranti utilizzano per superare  i muri già esistenti nelle aree più popolate. Il presidente della Nazione Tohono O’odham, Edward D. Manuel ha ddetto che il suo popolo non potrà mai sostenere il muro di confine fortificato: «La Nazione resta impegnata a lavorare insieme per proteggere il confine con tecniche collaudate e di successo. Invitiamo il presidente e la sua amministrazione a visitare la Nazione, a vedere  queste sfide in prima persona, e aa avviare un dialogo produttivo per andare avanti».