Il cambio sesso delle carpe: trasformarle tutti in maschi per eradicarle dall’Australia

La “Daughterless Tecnology" è la nuova frontiera della lotta contro le specie invasive

[12 maggio 2014]

Le carpe hanno ormai invaso tutti i corsi d’acqua dell’Australia, e il Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro) spera di aver trovato l’arma genetica letale che permetterà di eliminare questa specie invasiva che ha creato gravissime alterazioni degli habitat.

Ron Thresher, un ecologo marino e investigatore capo del Csiro, spiega che la soluzione potrebbe essere «una modificazione genetica che crea popolazioni di soli maschi, che ci potrebbe dare una nuova arma contro i pesci invasivi come la carpa che affliggono i nostri corsi d’acqua. La “Daughterless Tecnology” funziona eliminando le femmine. Quindi, una popolazione non è più in grado di riprodursi. È già stata utilizzata per affrontare il problema delle zanzare, ma la nuova ricerca Csiro dimostra che funziona anche sui pesci».

Nonostante i dubbi avanzati da diverse associazioni ambientaliste, alla Csiro dicono che la tecnologia è sicura e che può essere utilizzata anche per controllare altri invasori alieni, come i terribili e voracissimi rospi delle canne che in Australia vengono chiamati “conigli di fiume”, per ricordare un altro invasore importato dall’uomo.

La carpa europea in Australia è stata importata nel 1859 per allevarla e si è rapidamente trasformata in una specie invasiva di grande successo, un vero e proprio flagello per le popolazioni ittiche autoctone. La svolta è avvenuta con il rilascio accidentale negli anni ’60 di un ceppo tedesco, chiamato Boolarra, da un sito dove queste carpe veniva allevate. È così che le carpe hanno conquistato l’Australia, raggiungendo numeri enormi, proprio come hanno fatto prima di loro i conigli e i rospi delle canne. In alcune regioni dell’Australia sono ormai i grandi pesci d’acqua dolce più abbondanti, compreso nella maggior parte del Murray-Darling Basin. Finora, il controllo della carpa veniva effettuato principalmente attraverso  la pesca commerciale o l’avvelenamento. Thresher sottolinea che «mentre queste opzioni possono ridurre il numero di carpe e l’avvelenamento può occasionalmente eradicarle in aree isolate, altre opzioni sono allo studio per un controllo più capillare».

Un notevole successo si è avuto a Lake Crescent in Tasmania, dove le carpe sono state eradicate utilizzando un mix di metodi di controllo, tra cui reti di sbarramento e trappole per ridurre la riproduzione e catturare il pesce, e pesticidi per uccidere gli embrioni non schiusi. Il progetto ha anche utilizzato tattiche ad alta tecnologia, come “Judas carp”, impiantando trasmettitori radio per individuare gruppi di pesci, e un feromone per attrarre e catturare gli adulti maturi. Ma la tecnologia daughterless sviluppata dalla Csiro potrebbe essere l’arma letale di questo arsenale anti-carpa.

«Per scoprire se la tecnologia daughterless funziona sui vertebrati – spiega ancora Thresher – la abbiamo testata sui pesci zebra. Li abbiamo scelti  loro perché sono piccoli, hanno un periodo di riproduzione breve e sono strettamente correlati a diverse specie di carpa invasive. La tecnologia Daughterless si propone di modificare i geni di pesci di sesso maschile. La modifica è specifica per una particolare specie di pesci e c’è  una bassissima probabilità che si diffonda ad altre specie. Quando la modifica genetica viene ereditata da un pesce femmina, riduce sia la loro fertilità che la loro sopravvivenza. Il risultato è che le femmine diventano sempre più rare nella popolazione, e alla fine questo porta le specie invasive all’estinzione. Nel nostro test riusciti a creare una popolazione di pesci zebra maschile al 100%. Senza nessuna femmina, il gruppo è destinato a morire».

I ricercatori Csiro stanno ancora testando la Daughterless Tecnology sulle carpe in strutture specialistiche dell’Auburn University in Alabama e dicono che «Per ottenere risultati ci vorrà più tempo di quanto ce ne suia voluto con i pesci zebra, dato che le carpe hanno bisogno di più tempo per raggiungere la maturità sessuale e la tecnologia deve essere testato attraverso diverse generazioni. Tuttavia, i risultati preliminari sono promettenti: in realtà sembra che funzioni ancora meglio nelle carpe che nei pesci zebra».

Anche se gli ambientalisti continuano a storcere il naso e hanno duramente criticato l’immissione di zanzare geneticamente modificate in natura in Brasile, Thresher ribadisce che «questo tipo di modificazione genetica ha diversi vantaggi. I geni modificati si diffondono attraverso la popolazione dai maschi, che loro volta non ne sono influenzati, e solo attraverso eventi di allevamento naturali. Dato che le carpe non si riproducono con nessuna specie autoctona australiana, il rischio che la tecnologia colpisca qualcosa di diverso dal parassita bersaglio è estremamente basso. Una volta che la nostra ricerca sarà completa, i nostri risultati saranno valutati da organismi regolamentatori  governativi tra cui l’Office of the Gene Technology Regulator. Continueremo inoltre le ampie consultazioni con i gruppi ambientalisti, i pescatori sportivi e i  gestori delle risorse, come abbiamo fatto in tutta la nostra ricerca».

I ricercatori Csiro ammettono però che da sola la tecnologia Daughterless non può debellare le specie invasive e che è molto più efficace se combinata con altre strategie di controllo, come ad esempio l’utilizzo di biopesticidi mirati e l’interruzione delle attività di deposizione delle uova, la pesca, o l’utilizzo del controllo biologico anche attraverso virus.

Thresher evidenzia che «per lo sviluppo dei progetti futuri per il controllo carpe, potremmo anche imparare dagli ultimi programmi di biocontrollo di successo per altri vertebrati come i conigli, che sono stati portati avanti sotto controllo con l’aiuto del virus mixomatosis. Attualmente Csiro e l’Invasive Animals Cooperative Research Centre stanno studiando il Koi Herpes virus (Khv) , che potrebbe essere un agente di specie-specifico utile per le carpe bersaglio ed un valido strumento da utilizzare a fianco della tecnologia genetica».

Il KHV ha infettato popolazioni di carpe negli Usai, Israele, Europa e Cina ma non è ancora arrivato in Australia dove al Csiro sono convinti che «può rivelarsi estremamente efficace se gestito e implementato correttamente», per questo all’ Australian Animal Health Laboratory della Csiro stanno testando il Khv per la sicurezza e l’efficacia prima della sua possibile diffusione.

«Possiamo guardare avanti ad un futuro nel quale i nostri fiumi siano liberi dalle da carpe, e molti dei nostri pesci endemici possano potenzialmente ritornare dall’orlo dell’estinzione?», si chiede Thresher e risponde concludendo: «Dipende dalla  ricerca, dai test sul campo attenti e controllati, di concerto con l’pinone pubblica australiana, e dal controllo da parte di organismi governativi, in particolare l’Office of the Gene Technology Regulator . Tuttavia, questa ricerca è un passo avanti eccitante per prendere il sopravvento sulle carpe e sugli altri alieni».