Camoscio appenninico, il progetto Life Coornata incluso tra i “Best Life” del 2015

Un'esperienza di successo tutta italiana per conservazione di una sottospecie endemica

[4 marzo 2016]

Camoscio appenninico

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini comunica che «Il progetto Life Coornata per la tutela del camoscio appenninico, ha ricevuto un ennesimo ed importante riconoscimento. La Commissione Europea infatti ha selezionato il progetto tra i “best life project” per il 2015, cioè tra i 23 migliori progetti Life Natura, graduatoria che vede due soli progetti italiani rappresentati. La premiazione avrà luogo il 31 maggio prossimo a Bruxelles. Il progetto è inoltre in lizza anche per poter essere selezionato tra i 5 migliori Life in assoluto, i “Best of the Best” dei Life Natura e Biodiversità, il cui esito sarà annunciato nel corso della cerimonia stessa». Questo progetto di tutela del camoscio appenninico, un animale che abita esclusivamente sulle alte vette della nostra catena montuosa centrale, è iniziato nel 2010 e portato avanti dai parchi nazionali della Majella, di Abruzzo Lazio e Molise, del Gran Sasso Monti della Laga, dei Monti Sibillini, dal parco regionale del Sirente Velino e da Legambiente.

L’ente Parco dei Monti Sibillini sottolinea che Life Coornata  è «Un’esperienza di successo tutta italiana che ha visto collaborare tra loro tutte le aree protette coinvolte nella conservazione di questa importante sottospecie endemica, presente solo nell’Appennino centrale. Questo straordinario risultato è frutto della professionalità e della passione con la quale tutte le attività previste sono state portate a termine dal personale dei Parchi e da tutti i soggetti coinvolti dal progetto – tra i quali la Legambiente, il Corpo Forestale dello Stato e l’Università di Siena – e che rappresenta il punto di arrivo di una lunga avventura iniziata nei primi anni ’90».

Nella prima metà del ‘900 il Camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) era quasi estinto ed è stato salvato solo dall’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo e alle reintroduzioni nei Parchi Nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga e della Majella: «Le più recenti reintroduzioni nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e nel Parco Regionale del Sirente-Velino, realizzate grazie anche al progetto Life Coornata – dicono al Parco dei Monti Sibillini –  hanno consentito di attuare pienamente gli obiettivi del Piano d’Azione nazionale per la conservazione del camoscio appenninico, assicurandone la sua conservazione nel medio e lungo periodo. L’operazione aveva anche ottenuto nel 2010 il premio “Panda d’oro”  del Wwf Italia e il premio “Ambientalista dell’anno 2014” della rivista “La nuova ecologia”.La neocolonia di camoscio appenninico dei Sibillini conta ora oltre 70 individui, la cui salvaguardia richiede ancora attente azioni di monitoraggio e gestione».

Secondo Franco Mari, project manager del progetto, «Questo importante riconoscimento premia la realizzazione di un complesso e articolato progetto che non sarebbe riuscito a cogliere i risultati sottolineati dalla Commissione Europea, senza la professionalità e la passione di tutte le persone che vi hanno preso parte. Va ascritto alla efficace collaborazione, condivisa sotto l’attento controllo e il supporto del gruppo esterno di monitoraggio rappresentato dalla dottoressa Iva Rossi. Rappresenta un riconoscimento a tutte le attività che i Parchi italiani e i tecnici impegnati per la conservazione del camoscio appenninico hanno portato avanti nel corso degli ultimi anni, legate insieme dallo strumento Life, che ha dimostrato la sua validità come elemento di importante supporto e raccordo alle attività di conservazione della natura anche nel nostro Paese. Si dimostra, inoltre – aggiunge Mari – tutta la validità del piano d’azione nazionale per il camoscio appenninico, che è stato centrato appieno da tutte queste attività progettuali culminate nel Life Coornata, tant’è che dalle poche decine di individui di camoscio appenninico presenti agli inizi del 900 nell’allora Parco nazionale d’Abruzzo, si è arrivati oggi a più di 2.000 animali distribuiti tra cinque diverse popolazioni».

E’ molto soddisfatto anche Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente, che conclude: «Questa esperienza di successo del made in Italy dimostra come, nel nostro Paese, la gestione faunistica dei grandi mammiferi non si possa riassumere solo in termini di criticità, di mancato coordinamento o di proposte farraginose su come affrontare questioni legate alla gestione di grandi carnivori o di ungulati selvatici. Si possono portare anche esempi di buone pratiche di gestione, come questo sul camoscio appenninico che, tra le altre cose, ha previsto anche la sperimentazione di tecniche innovative di cattura e rilascio degli animali mai usate prima su questa entità faunistica. Tutto questo – conclude il rappresentante di Legambiente – ci impegna a continuare, con rinnovato slancio e passione, l’azione di tutela su questo animale che ancora deve essere oggetto di attenzioni e di azioni coordinate per poter essere messo definitivamente in sicurezza».