Camper a Mola. Situazione migliorata, ma restano le criticità, soprattutto nel versante capoliverese

E arrivano anche i minuscoli piro piro boscherecci

[27 aprile 2017]

Sosta abusiva di camper e ancora barche tirate in secca e accessi illegali di veicoli motorizzati; questa è ancora oggi – seppur migliorata dopo gli interventi di Parco, Capitaneria e Forestale –  la situazione nella spiaggia e zona umida di Mola, una delle aree più promettenti e interessanti dell’Elba dal punto di vista ornitologico, ma purtroppo interessata fortemente da fenomeni di incuria e abbandono, come più volte denunciato da Legambiente Arcipelago Toscano, anche grazie alle foto di Gian Carlo Diversi che documentano degrado e rara bellezza, spesso insieme.

La recente ordinanza emanata dalla Caoitaneria di Porto, in seguito alle segnalazioni di Legambiente, ha avuto come effetto una diminuzione del numero di barche abbandonate illegalmente sulla spiaggia, tuttavia la flora pioniera e la fauna costiera e migratoria continuano ad essere pesantemente minacciate, dal momento che ancora persistono imbarcazioni sia sulla spiaggia che ormeggiate nel piccolo golfo a pochissima distanza dalla costa, soprattutto nel versante capoliverese.

Ma il pericolo e il disturbo più forti è rappresentato dai veicoli che continuano ad accedere indisturbati, ad addentrarsi nei sentieri sterrati della zona umida e a sostare in una Zone B del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano dove tutto questo sarebbe vietato.

Oltre ad auto e motorini che si inoltrano nell’area, da qualche giorno ha fatto la sua comparsa anche un camper di grandi dimensioni, visibile da tutte le strade principali della zona, che staziona a Mola, tra una cannuccia di palude e un gruppo di garzette, in violazione della stessa legge 394/91 che vieta il campeggio non autorizzato in qualsiasi forma nei Parchi Nazionali.

Difficilmente si possono biasimare coloro che perseguono il piacere di regalarsi 10 minuti di solitudine immersi nella natura, lontano da strade trafficate e cittadine turistiche, o di svegliarsi all’alba di Mola, con il canto degli uccelli mattutini; ma si tratta di abbracci troppo stretti, inconsapevolmente dannosi, che rendono sempre più difficile il recupero di quest’area maltrattata e promettente, inclusa nella Zona B del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, riconosciuta a livello europeo come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) per l’habitat, e come Zona di Protezione Speciale (ZPS) per l’avifauna, e scelta come sito di sosta da numerose specie migratrici rilevanti, come ad esempio, solo negli ultimi tempi, il Fistione turco, il Totano moro, l’Airone guardabuoi, la nitticora, l’Airone rosso, la sgarza ciuffetto e, ultimi arrivati, i minuscoli Piro piro boscherecci (Tringa glareola).  .

I primi interventi realizzati dal Parco dopo le iniziative di denuncia, valorizzazione  e pulizia di Legambiente hanno sicuramente migliorato la situazione, attirando la fauna migratoria e dando “respiro” a quella stanziale, ma occorrono una manutenzione puntuale e interventi più estesi e, intanto, sarebbe auspicabile un’informazione più incisiva, una cartellonistica adeguata – non come quella comunale che nessuno osserva e rispetta –  e piccole infrastrutture per impedire il passaggio di veicoli a motore, senza scoraggiare la visita e le escursioni a piedi – anzi recuperando le passerelle ancora inghiottite dalla vegetazione – , per garantire una migliore convivenza fra l’uomo e l’ambiente naturale e una riduzione dell’impatto antropico.

Sarebbe un piccolo ma importante passo in avanti per Mola, un tesoro di biodiversità ancora maltrattato dall’incuria pubblica e dalla prepotenza privata.