Canada, due First Nations proibiscono la caccia all’alce dopo incendi boschivi mai visti prima

Il fuoco ha aperto nuovi accessi per cacciatori e predatori: « Quando le nostre alci soffrono, la nostra gente soffre»

[7 settembre 2018]

Secondo ABC . RadioCanada, due governi delle First Nations/ Premières Nations della Brithish Columbia  si stanno unendo per vitare  totalmente la caccia alle alci nei loro rispettivi territori e accusano il governo della provincia  canadese di non intraprendere azioni efficaci per proteggere gli animali.

In una dichiarazione congiunta, i governi tribali della Nazione Tsilhqot’in e la Southern Dakelh Nation Alliance  (SDNA) spiegano che «Questa collaborazione arriva in risposta al terribile stato di declino delle popolazioni di alci nei nostri territori e alla mancanza di un’azione efficace da parte della Provincia della British Columbia. Nonostante gli incendi senza precedenti del 2017, che hanno reso le popolazioni di alci in diminuzione nella regione ancora più vulnerabili ai cacciatori e alle predazioni, il governo della British Columbia continua a rilasciare permessi di ingresso limitato ( Limited Entry Hunt – LEH) per le alci nei nostri territori, contravvenendo alle raccomandazioni sulla gestione della fauna selvatica e senza il consenso delle nostre Nazioni».

Tsilhqot’in e SDNA fanno notare che «Come risultato degli incendi, sono state create migliaia di strade di accesso per cacciatori e i predatori, mentre è stato drasticamente ridotto un habitat di alto valore per l’alce. A questo punto, i cittadini di Dãkelh stanno decidendo di non esercitare i loro diritti aborigeni di cacciare alci e di affrontare l’inverno senza questa fonte di cibo essenziale».

Le due Prime Nazioni concordano sul fatto che «si tratta di proteggere le nostre risorse e i modi di vita indigeni, non i confini. Come passo necessario per la gestione delle alci, la SDNA ha deciso di estendere la sua moratoria alle LEH sulla caccia alle alci per la stagione 2018».

Capo Betty Cahoose, della SDNA, spiega: «Non ci è rimasta altra alternativa che chiudere il nostro territorio alla caccia alle alci. Le alci sono integrate alla nostra gente: ci siamo affidati alle nostre alci per generazioni. Quando le nostre alci soffrono, la nostra gente soffre».

I due governi tribali stanno anche pensando di organizzare pattuglie per far rispettare il divieto di caccia e Tsilhqot’in e SDNA  dicono che continueranno a lavorare insieme  perché altre Prime Nazioni si uniscano a loro nel vietare la caccia  nei mesi a venire.

Il Nits’il?In (capo) della Nazione Tsilhqot’in, Joe Alphonse, ha ricordato che «La conoscenza tradizionale dei nostri Anziani ci dice che c’era una fiorente popolazione di alci solo pochi decenni fa. Non fare niente non è un’opzione. Sulla scia degli incendi più devastanti della nostra storia, dobbiamo adottare un approccio precauzionale alla gestione della fauna selvatica»,

Il capo Stuart Alec della Southern Dãkelh Nation Alliance, conclude: «In qualità di custodi delle nostre terre, dobbiamo agire in modo appropriato per preservare e proteggere le nostre popolazioni vulnerabili di alci. I membri della nostra comunità parlano di un minor numero di alci, alci malate e dell’impatto sul loro modo di vivere. Le condizioni peggiorano ogni anno. Abbiamo la responsabilità di fare tutto il possibile per invertire questa tendenza e mettere in atto strategie di recupero delle alci. In questo momento cruciale, non possiamo permetterci di aumentare la pressione sulle nostre popolazioni di alci. Guardiamo alla Provincia e ai cacciatori per far rispettare questa chiusura e aiutare i nostri sforzi di recupero»