Capovaccaio, specie in estinzione, torna a riprodursi in Puglia

[20 settembre 2013]

Dopo dieci anni una coppia di capovaccaio, piccolo avvoltoio a rischio estinzione, è tornata a nidificare all’Oasi Lipu Gravina di Laterza, in provincia di Taranto, all’interno del Parco regionale Terra delle Gravine.

Lo scorso maggio la coppia ha deposto le uova in una cavità della parete del canyon; il 20 giugno è nato il pulcino e a inizio settembre il giovane si è involato, sotto gli occhi dei genitori, dello staff dell’oasi Lipu e dei volontari che per diverse settimane hanno osservato e vigilato per la buona riuscita dell’operazione.

«Siamo felici di annunciare questa grande notizia – ha commentato Marco Gustin, responsabile Specie Lipu –. Ora speriamo che questa coppia torni anche l’anno prossimo per nidificare nell’Oasi Lipu Gravina di Laterza, in quanto è una delle ultime quattro coppie nidificanti in Italia continentale. Sarebbe un segnale incoraggiante per evitare la totale estinzione di questa specie nel nostro Paese, causata dalla riduzione dell’habitat ottimale della specie, la “pseudosteppa”, dall’elevata mortalità degli adulti, dall’aumento indiscriminato nelle aree idonee di impianti eolici e da problematiche ancora poco note nell’areale di svernamento nell’Africa sub-sahariana».

 

Al di là dell’ipotetica correlazione causa -effetto tra la presenza di impianti eolici e il rischio di estinzione del capovaccaio, che ci pare eccessiva, è un dato che questo uccello si sia ridotto ormai a 8-9 coppie nidificanti in Italia (le altre sono presenti in Basilicata, Calabria e Sicilia), e sia classificato come critically endangered (in pericolo critico di estinzione) dalla lista Rossa nazionale.

Proprio per questo l’Oasi Lipu Gravina di Laterza, che presenta un habitat ideale per ospitare questo avvoltoio, è stato fin dal 2004 teatro di rilasci di giovani individui, con la speranza di poter rafforzare la popolazione italiana. Fino al 2012 sono stati liberati dieci capovaccai con la tecnica dell’hacking, in un progetto che la Lipu ha portato avanti con l’Ufficio Parchi della Regione Puglia, la provincia di Taranto, il comune di Laterza e il Cerm di Rocchette di Fazio, in provincia di Grosseto

La tecnica dell’hacking prevede che i giovani nati in cattività e allevati esclusivamente da genitori vengano trasferiti, prima del termine dello svezzamento, in cavità su pareti rocciose o nidi artificiali (hack box) nei siti di rilascio (hack site), e alimentati da operatori senza contatti diretti con gli animali, sino all’involo e all’acquisizione dell’autonomia alimentare.

Tra i rilasci divenuti famosi, quello di Arianna, un giovane capovaccaio rilasciato nel 2006 e ritornato all’Oasi Gravina Laterza dopo quattro anni trascorsi a sud del Sahara, tra il Mali e il Niger.

(Foto di Michele Mendi)