Carcere Pianosa, Sammuri a Fedeli: «Il Parco ha riaperto l’isola. Gli immobili abbandonati sono di altri Enti»

[18 giugno 2013]

Nei giorni scorsi il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Giuliano Fedeli, era intervenuto con un comunicato stampa sull’ipotesi di riaprire il carcere a Pianosa, presentando un quadro dell’isola che sembra quantomeno “datato”- Infatti, secondo l’esponente dell’Idv, che è di origini elbane, «L’ipotesi di riaprire il carcere riaccende i riflettori su un’isola abbandonata a se stessa, per la quale ogni piano di sviluppo sembra destinato ad arenarsi, come su una spiaggia. Se sia una scelta opportuna (anche sotto il profilo economico) quella di ristrutturare un carcere abbandonato da molti anni,  considerato che l’ultimo dei detenuti per mafia venne sfrattato e trasferito sul continente nel 1997,  è una valutazione che certo i tecnici possono fare meglio di me, analizzando costi e benefici. Conoscendo i tempi e i costi  per localizzare e realizzare nel nostro paese una nuova struttura carceraria, capisco però perché si sia pensato di riaprire il carcere di Pianosa, così da venire incontro subito all’emergenza del sovraffollamento delle strutture anche toscane, anche se in realtà non so quale contributo decisivo possa portare a meno di non andare nella direzione di un trasferimento massiccio che è assolutamente da evitare».

Detto questo, per Fedeli «L’occasione offre, però, anche lo spunto per una riflessione politica complessiva sul futuro dell’isola che oggi versa in uno stato di degrado grave e  preoccupante. E non solo a causa della presenza del carcere, visto che non sarebbe certo il ritorno di alcuni detenuti addetti alla manutenzione a creare problemi, ma soprattutto di una politica vecchia di protezionismo ambientalistico che, invece di valorizzare e promuovere la fruibilità del paesaggio meraviglioso da parte di un turismo di qualità, ha teso a chiudere tutto. Come se mettere sotto chiave potesse essere una soluzione per preservare dal degrado il patrimonio naturale. La protezione di un ambiente meraviglioso e la valorizzazione anche turistica dello stesso sono azioni da coniugare insieme in maniera corretta, evitando ogni eccesso nel consumo del territorio. Cosa che la Toscana ha dimostrato di saper fare da tempo, consapevole che il paesaggio resta uno dei suoi punti di forza, anche quando si voglia parlare di sviluppo».

A fedeli sembrano mancare diverse tessere del puzzle Pianosa e non si capisce a cosa si riferisca quando parla di «Una politica vecchia di protezionismo ambientalistico», visto che solo l’istituzione del Parco nazionale ha permesso ai cittadini comuni di poter rivisitare Pianosa che era stata davvero messa sottochiave e blindata dallo Stato che non ha certo brillato, durante il lunghissimo periodo di occupazione carceraria, né per rispetto dell’ambiente né per valorizzazione dell’isola.

Giampiero Sammuri, presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano e di Federparchi, risponde diplomaticamente al vuicepresidente della Regione toscana «Ho letto con interesse il commento del Vicepresidente del Consiglio Regionale Giuliano Fedeli (Elbareport del sull’ipotesi di allocare sull’isola di Pianosa 40 detenuti in regime di semilibertà e la sua  riflessione politica complessiva sul futuro dell’isola. Sono d’accordo con lui e lo ringrazio per aver sottolineato la  necessità  “di valorizzare e promuovere la fruibilità del paesaggio meraviglioso da parte di un turismo di qualità”  di un Isola splendida come Pianosa, il cui mare rimane il più  ricco di biodiversità tra le aree marine  tutelate in Italia».

Ma poi Sammuri ricorda a Fedeli che «Il degrado più che alla parte naturalistica, in effetti, attiene alla parte immobiliare e come tutti sanno gli immobili abbandonati sono in mano a vario titolo a istituzioni diverse con rapporti complicati e spesso non chiariti, a partire dalla chiusura del carcere in poi. L’unico immobile in concessione demaniale al Parco attualmente  è quello detto “Villa Literno” ed è stato sistemato e arredato. L’edificio ha ottenuto con grandi difficoltà i permessi dalla Soprintendenza per il suo restauro e per  un sistema di fitodepurazione a norma di legge. Il 29 giugno prossimo  l’immobile finalmente completato, sarà inaugurato e  aperto come  Casa del Parco di Pianosa e arricchito con un mostra di reperti archeologici interessantissimi aperta fino a Ottobre 2013.  Altra novità, sarà aperta a luglio la fruizione subacquea con alcune boe per i diving.

L’Isola di Pianosa non è chiusa. Il Parco, dopo la chiusura del regime carcerario ha finalmente riaperto la fruizione naturalistica promuovendone la visita  con guide esperte,  organizzando eventi, escursioni, iniziative di volontariato per pulizie della costa, ( la più riuscita come Mille Mani per Pianosa  nel 2007),  o  il Festival del Camminare, appuntamento annuale che da 4 anni organizza escursioni anche a Pianosa con guide gratuite. L’Ente ha sempre  autorizzato  film e servizi fotografici sull’isola,  allo stesso tempo promosso ricerca, monitoraggi,  sperimentazione scientifica ed educazione ambientale con le scuole. Dal 2012 esiste anche un collegamento giornaliero dedicato che si aggiunge al collegamento settimanale della Toremar. Ed è  stata accordata, Piano del Parco permettendo, la realizzazione di una piccola struttura ricettiva gestita da una cooperativa sociale. Pianosa insomma  è già orientata  ad essere un modello di sviluppo sostenibile su cui lavorano insieme Parco e istituzioni, ambientalisti, naturalisti e forze dell’ordine per il controllo e la tutela dell’ambiente da una parte e  guide ambientali escursionistiche, scuola, agenzie di viaggio, diving, produzioni cinefotografiche, ecc. dall’altra. Gli uni sono legati agli altri: il vincolo accettato e motivato diventa opportunità di sviluppo. Certo si può fare sempre meglio e l’impegno in questo sarà sempre alto. Purtroppo sul degrado immobiliare il Parco può solo fare il tifo…»