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Le cave delle Apuane e i parchi in Toscana

[2 luglio 2014]

Il dibattito in Toscana sulle politiche ambientali presenta una evidente contraddizione: mentre da un lato sono giunti al pettine alcuni nodi fondamentali anche sotto il profilo legislativo -sia per il paesaggio che per i parchi e le aree protette- il confronto politico-istituzionale fatica ancora molto a superare una perdurante frammentazione.

Se prendiamo ad esempio i parchi le cronache registrano una serie di vicende spesso tutt’altro che nuove le quali però non sembra  riescano a risalire ad un contesto regionale che resta spesso sfuocato.

E’ recente, ad esempio, la polemica al parco della Maremma sulla istallazione di un impianto di biogas preceduta da una  non nuova discussione sull’azienda agricola regionale contigua al parco seguita a sua volta da una più scabrosa discussione al parco di San Rossore dove la regione aveva tentato – per fortuna senza riuscirci – la istituzione di una azienda agricola che avrebbe snaturato il ruolo del parco. Sorvoliamo su una serie di questioni vecchie e nuove in Val di Cornia che tornano alla ribalta ad ogni piè sospinto senza trovare però una soluzione adeguata.

In San Rossore una raduno di scout discutibile quanto vogliamo per il suo impatto è diventato una vera pietra dello scandalo nazionale con denunce sui suoi possibili effetti che nulla avrebbero da invidiare a quelli della TAV con relativo stravolgimento di un ruolo che per fortuna  ha saputo affrontare e superare prove assai  più complicate.

Ultima non certo per portata la vicenda delle cave delle Apuane e di un parco regionale di cui i più manco ricordano tanto che quasi nessuno anche in queste settimane cita; insomma un parco fantasma. Eppure presto si dovrà approvare la nuova legge regionale sui parchi oltre al piano paesaggistico che ha scatenato le ire e la protesta dei padroni delle cave all’insegna; il marmo è nostro e guai a chi ce lo tocca.

Tra le cose che colpiscono in questo panorama una è senza alcun dubbio l’assenza di …una presenza politica – si politica! – dei parchi toscani non solo regionali ma anche  nazionali a cominciare da quello dell’Arcipelago Toscano che di guai non ne ha  davvero pochi. Presenza collegiale, coordinata di una associazione che in passato ha saputo contribuire e aiutare una politica regionale di cui oggi c’è bisogno più di ieri. Servono insomma parchi più vincoli e meno sparpagliati.

Parchi significa istituzioni e non solo associazioni ambientaliste cioè comuni e province specie quando come e non solo nel caso delle Apuane su di esse si appunta la critica di movimenti e personalità come Asor Rosa e altri che alla Toscana da tempo dedicano una meritata attenzione critica. Una attenzione che ha portato già in più d’una occasione e non a caso il Presidente Rossi ad incontrarli e ascoltarli. Pochi giorni fa invece alcuni parlamentari del Pd hanno trovato le critiche di Asor Rosa e di altre personalità sulle Apuane addirittura roba da altro secolo di chi vede insomma i barbari all’orizzonte e sono impauriti persino da un assalto cavallette! Eppure anche la Marson non è soddisfatta delle recenti  decisioni del consiglio regionale che hanno annacquato non poco il vino del piano originario. A queste ragionevoli critico si è risposto  dicendo che nessuno toccherà ai carrarini il marmo. Già ma perché la regione vi ha istituito allora un parco regionale che doveva fare un piano che il parco non è riuscito a fare senza che nessuno manco se lo chieda e soprattutto ci dica perché. Colpa delle cavallette?

Sono di questi giorni le cifre allarmanti del consumo di territorio sulle nostre coste pubblicate da Legambiente toscana a cui i nostri parchi regionali e nazionali sono ovviamente interessati. Ne abbiamo discusso recentemente anche con l’assessore Bramerini e mi chiedo se i nostri sferzanti parlamentari  sono interessati e hanno intenzione di occuparsene o preferiscono continuare a sfottere Asor Rosa?

Possibile che nessuno ricordi che con il nuovo Codice dei beni culturali ai piani dei parchi è stato sottratto proprio il paesaggio all’indomani della firma a Firenze della Convenzione europea che rinsalda proprio  i legami tra paesaggio e natura che non possono procedere su binari separati. E non si dica bleffando che non si può non tener conto innanzitutto dei problemi dell’occupazione e dello sviluppo perché la crisi attuale è dovuta in primo luogo alle politiche rovinose dell’ambiente che hanno favorito solo la speculazione e il malaffare finanziario. Anche in Toscana e sulle Apuane.