C’è l’accordo Onu: «Dobbiamo rafforzare la protezione della biodiversità in alto mare»

[28 agosto 2013]

Dopo il primo meeting post Rio+20, che fino al 23 agosto a New York ha esaminato le misure legali per la protezione dell’alto mare, la High Seas Alliance (Hsa), una coalizione che riunisce una trentina di grandi associazioni ambientaliste, è convinta che «La  nave è salpata, lentamente e ostacolata da glaciali venti contrari, ma è salpata».

Un forte sostegno per avviare negoziati per un nuovo accordo per l’attuazione della Law of the Sea Convention (Unclos) per proteggere e conservare la biodiversità marina in alto mare è venuto da molti Stati membri dell’Onu, tra i quali i gruppo dei  G77 e Cina, l’Unione europea, l’Australia, il Messico e la Nuova Zelanda, mentre gli oppositori, che cercano in ogni modo di ostacolare ogni passio avanti, sono una piccola ma agguerrita minoranza. Oggi la presidenza di turno lituana dell’Unione europea dice che a New York ha difeso «La posizione ambiziosa dell’Unione europea e dei suoi Paesi membri su un nuovo accordo relativo all’applicazione della convenzione dell’Onu sul diritto del mare, per la preservazione della biodiversità ed un utilizzo sostenibile delle risorse, al di là delle zone di giurisdizione nazionale».

Il meeting dell’Ad Hoc Open-ended Informal Working Group to study issues relating to the conservation and sustainable use of marine biological diversity beyond areas of national jurisdiction, meglio conosciuto con la sigla Bbnj, ha riaffermato l’impegno preso a Rio+20 di salvaguardare l’alto mare, decidendo di realizzare nuovo strumento internazionale e di stabilire un processo per preparare i negoziati per realizzarlo. Quindi il meeting ha ufficialmente dato il via al processo che porterà alla protezione del mare aperto che scienziati, ambientalisti, società civile e  molti governi ritengono che sia essenziale.

Una nota della presidenza di turno europea chiarisce che «Il gruppo di lavoro ha accettato di accelerare il ritmo delle discussioni ed ha riconfermato l’impegno sulla protezione dell’alto mare, preso durante la conferenzaRio+20. Dei negoziati tesi sono sfociati nell’adozione della raccomandazione dell’Assemblea Generale dell’Onu, sulla base della quale si è proposto di iniziare dalla 68esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu, nel quadro del summenzionato gruppo di lavoro, un processo preparatorio nel corso del quale saranno esaminate le possibili soluzioni per un nuovo accordo che metta in atto la convenzione dell’Onu sul diritto del mare e saranno discussi i settori di applicazione ed i contenuti di un tale accordo».

Sofia Tsenikli di Greenpeace International, che aderisce alla coalizione Hsa, però non è del tutto soddisfatta: «I governi hanno scelto ancora una volta di investire più tempo a parlare piuttosto che ad agire per salvare l’ alto mare. Sull’orologio dell’oceano passa il tempo, speriamo che i Paesi la smettano di puntare i piedi al prossimo round di colloqui e che diano finalmente il via libera a quello che dovrebbero aver fatto a Rio l’anno scorso, per un nuovo accordo per la protezione della vita marina in alto mare, dalla quale tutti dipendiamo  per sopravvivere».

Ne documento finale di Rio +20 è infatti scritto che gli Stati dovrebbero prendere una decisione su come mettere in atto uno strumento di difesa del mare aperto entro la fine della 69esima Assemblea generale dell’Onu, che si terrà all’inizio del settembre 2014, tra solo un anno.

Le Ong sono preoccupate perché il meeting Bbnj  di New York ha deciso di escludere la società civile dalle deliberazioni e ribattono che «L’alto mare è un bene comune globale, che appartiene a tutta l’umanità, ancora una volta alla High Seas Alliance (che da sola, attraverso i suoi membri, rappresenta decine di milioni di cittadini) e ad altri gruppi è stata negata la possibilità di contribuire alla gestione di questa area». L’Hsa ha chiesto ai partecipanti al meeting di assicurare che la società civile sarà pienamente coinvolta nelle prossime  riunioni.

Lisa Speer, del Natural Resources Defense Council, una grossa associazione ambientalista Usa, ha sottolineato che «L’alto mare appartiene a tutta l’umanità ed è nell’interesse di tutta l’umanità che la società civile partecipi alle discussioni sul suo futuro e che tali discussioni siano aperte, trasparenti ed inclusive. Non ci può essere alcuna giustificazione per l’esclusione scienziati, accademici, giuristi e rappresentanti di milioni di persone che parlano per gli oceani»”.

L’Ue invece riconosce che «Le organizzazioni non governative contribuiscono attivamente al successo del processo che assicura la protezione dell’alto mare» e conclude che «Per raggiungere questo obiettivo, le discussioni fondamentali sulla preservazione della biodiversità marina ed un utilizzo sostenibile delle risorse al di là delle zone nazionali di giurisdizione marittima, saranno perseguite durante degli incontri del gruppo di lavoro, sulla base di pareri scritti forniti dagli Stati».