Chernobyl, la catastrofe nucleare è ancora in agguato

Il disastro atomico avrebbe fino ad ora causato 985.000 vittime. La favola della natura che rinasce

[27 aprile 2015]

Il 26 aprile 1986 un’esplosione sventrava il reattore numero 4 della centrale nucleare sovietica di Chernobyl, in Ucraina, considerata allora uno degli impianti più sicuri del mondo. A 29 anni di distanza il cadavere radioattivo del più grande disastro del nucleare civile rappresenta ancora  una minaccia per tutta l’area di confine tra Ucraina, Russia e Bielorussia e un monito per chi continua a parlare di nucleare sicuro.  

Il sarcofago di cemento che centinaia di migliaia di “liquidatori”, mandati a morire ed ammalarsi, riuscirono a costruire sulle macerie radioattive ancora fumenti di Chernobyl verrà sostituito con una gigantesca cupola metallica  alta 92 metri  e lunga 245, ma mentre la comunità internazionale sta cercando i soldi per portare a termina un’opera faraonica e costosissima (2 miliardi di euro) quello che non si dice è che si tratta di un’altra soluzione provvisorie e che sotto quelle macerie radioattive c’è ancora una massa di combustibile nucleare che nessuno sa come togliere e neutralizzare.

Nel suolo e nella vegetazione sono ancora presenti il cesio 137 e lo stronzio 90 ed ogni incendio boschivo – come quelli che hanno colpito l’area nelle ultime estati – rischia di rimettere in circlazione particelle radioattive letali. Sempre più studi evidenziano che, contrariamente all’idea fatta abbondantemente circolare di una natura fiorente, di una fauna e di una flora che si sono adattate al disastro ed hanno prosperato in mancanza di esseri umani, animali e piante stanno subendo le conseguenze dell’esposizione alla radioattività.

Nel 2010 il reportage “Chernobyl: A Natural History” ha contribuito a diffondere la favola di una natura intatta che riprendeva possesso del territorio contaminato, ma questa teoria consolatoria è stata duramente sconfessata da ricerche scientifiche realizzate nell’area e che, dopo aver rilevato malformazioni sempre più evidenti  nelle rondini, hanno scoperto che anche la crescita degli alberi viene danneggiata dalle radiazioni e che il suolo è sempre più povero di microrganismi, impedendo la decomposizione della vegetazione.

Un accumulo di biomassa secca che aumenta il rischio incendi nelle estati che il global warming sta rendendo sempre più calde in quella che una vota era la parte europea dell’Unione Sovietica. A febbraio uno studio del Norvegian Institute for Air Research ha confermato che gli incendi boschivi contribuiscono a diffondere nuovamente la radioattività depositatasi nei dintorni di Chernobyl.

Senza contare che la “zona rossa” non è mai stata davvero fatta rispettare e che più di 8 milioni di persone vivono ancora nella zxona contaminata, mentre il conflitto e la povertà in Ucraina spingono altri disperati ad andare ad occupare case e terre nella zona proibita. Un popolo post-disastro nucleare che quotidianamente assume radioelementi da quel che mangia. Cancri, malattie cardiovascolari malformazioni congenite, aumento della mortalità in Russia, Bielorussia ed Ucraina sono molto più diffuse di e quello che dicono le statistiche nazionali ed internazionali.

Intanto la guerra civile ucraina tra nazionalisti e filo-russi e il confronto tra Mosca e Kiev si sta pericolosamente avvicinando alla centrale nucleare di Zaporija, sollevando nuove paure e rischi concreti, mentre nell’Ucraina in guerra la crisi sanitaria e diventata devastante e  i Bielorussia c’è solo l’Institut Belrad di Minsk – non governativo – a curare i bambini dalla radioattività, Ma le sue attività sono sempre più a rischio di chiusura.

Di fronte all’aumento dei tassi di malformazioni congenite (passate tra il 2000 eil 2009 dal 3,5  al 5,5 per 1.000), il ministero della sanità della Bielorussia ha chiuso l’istituto di ricerca sulle malattie ereditarie e congenite e l’istituto di radio-patologia di Gomel. Nel 2005, il Forum Chernobyl, riunito a Vienna sotto l’egida dell’International atomic energy agency (Iaea) ha concluso che solo 4.000 decessi potevano essere attribuiti al disastro nucleare.  Ma studi indipendenti fanno notare che tra gli effetti sulla salute della catastrife nucleare vanno  messi anche lo stress, l’alcoolismo sempre più diffuso, la radiofobia ed il deterioramento delle condizioni economiche e sociali in una vasta regione. Comunque le cifre indipendenti sui malati “diretti” sono molto più alte: secondo lo studio “Chernobyl. Consequences of the catastrophe for people and the environnement” del team di Yuri Bandajevski pubblicato nel 2011, la catastrofe e le sue ricadute avrebbero casato 985.000 vittime.

In occasione di questo triste anniversario diverse associazioni ambientaliste ed umanitarie hanno fatto notare che anche nell’Europa occidentale sono decine di migliaia le persone che si sono ammalate di tiroide dopo il passaggio ed il fall-out della nube radioattiva che svuotò i negozi di frutta e verdura. Dopo quelle giornate di terrore nucleare, spesso c’è stata, in Unione Sovietica e poi nelle Repubbliche indipendenti, anche in quelle entrate nell’Ue,  ma anche in Europa una disinformazione/minimizzazione voluta e generalizzata sul nucleare, rotta solo dai due referendum italiani che hanno detto no al modo più costoso e rischioso di produrre energia, e dalla nuova tragedia – ancora in corso – di Fukushima Daiichi che ha costretto diversi paesi europei a prendere atto che il nucleare appartiene al passato.