Chi ha ucciso le orche assassine? (VIDEO)

Nel grasso di orche, tursiopi e stenelle europee le più alte concentrazioni di PCB del pianeta

[15 gennaio 2016]

orca assassina

Le orche europee e altri cetacei rischiano l’estinzione a causa della persistenza di sostanze chimiche tossiche bandite nei lontani anni ‘80, è quanto emerge dallo studio “PCB pollution continues to impact populations of orcas and other dolphins in European waters”, pubblicato su Scientific Reports da un folto team di ricercatori europei per conto della Zoological Society of London (ZSL). La ricerca, basata su studi a lungo termine su più di 1.000 cetacei, spiaggiati o sui quali è stata effettuata una biopsia, ha scoperto che il grasso di orche (Orcinus orca), tursiopi (Tursiops truncatus) e stenelle striate (Stenella coeruleoalba) che vivono nei mari europei ha tra le più alte concentrazioni di bifenili policlorurati (PCB) del pianeta.

L’istituto di zoologia della ZSL spiega che «I PCB sono un gruppo di sostanze chimiche artificiali precedentemente utilizzato nella fabbricazione di prodotti, tra cui apparecchiature elettriche, ritardanti di fiamma e vernici. E’ noto che l’levata esposizione ai PCB indebolisce il sistema immunitario di cetacei e riduce  notevolmente il loro successo riproduttivo provocando aborti o mortalità elevata nei cuccioli i appena nati».

Il leader del gruppo di ricerca internazionale, Paul Jepson, un veterinario specializzato in fauna selvatica dell’Institute of Zoology della ZSL, sottolinea che «L’aspettativa di vita lunga e la posizione all’apice o al top  dei predatori marini, rendono specie come le orche e i tursiopi particolarmente vulnerabili all’accumulo di PCB attraverso rete trofica marina. I nostri risultati dimostrano che, nonostante il divieto e il declino iniziale della contaminazione ambientale, i PCB persistono a livelli pericolosamente alti nei  cetacei europei.  Nell’Europa occidentale restano poche popolazioni di orche. Quelle che rimangono sono molto piccole e soffrono di un tasso di riproduzione basso o nullo. Il rischio di estinzione appare dunque alto per queste popolazioni discrete e altamente contaminate». Senza ulteriori misure, queste sostanze chimiche continueranno a sopprimere le popolazioni di orche e altre specie di delfini per molti decenni a venire».

Lo studio individua diversi “hotspots” globali del PCB in Europa, tra il Mar Mediterraneo occidentale e sud-ovest Penisola Iberica e i ricercatori evidenziano che «Le concentrazioni di queste sostanze chimiche tendono a rimanere più alte prossimità di aree industriali e centri urbani densamente popolati, rendendo le acque europee particolarmente vulnerabili».

Le orche erano presenti nel Mare del Nord fino agli anni ’60 e sono state avvistate nel Mediterraneo ancora negli anni ’80. Ma l’ultimo branco di orche residenti che vive al largo delle Scozia è ormai ridotto a 8 esemplari dopo la morte di Lulu, una femmina che nei 19 anni in cui è stata studiata non ha dato alla luce nemmeno un cucciolo. Jepson ha detto al Guardian che «Questo gruppo purtroppo si estinguerà. Quando succederà è incerto, dato che  le orche vivono per circa 50 anni, a volte 90 anni, e le età dei componenti del branco non sono ben note».

Le orche migratrici potrebbero continuare a visitare i mari del Regno Unito ma Jepson dice che c’è «un altissimo rischio di estinzione per altri pod di orche dell’Europa occidentale, come il gruppo di 36 che si nutre di tonni nello stretto di Gibilterra».

Una delle (brutte) sorprese che si sono trovate di fronte i ricercatori è che  nelle orche,  tursiopi, stenelle e focene che hanno studiato i livelli di PCB nelle femmine erano alti come quelli nei maschi. Questo è insolito, perché i PCB si accumulano nel grasso e le femmine di cetacei normalmente si sbarazzano del  PCB attraverso il loro latte ad alto contenuto di grassi con cui si nutrono i loro cuccioli. Secondo Jeson, «Una femmina può trasferire  il  90% o più del suo carico corporeo di PCB nel suo cucciolo  attraverso il latte durante il lungo periodo di allattamento, proprio nel momento in cui il nuovo vitello è molto vulnerabile. Gli alti livelli di PCB trovati nelle femmine indicano che non si riproducono. Si tratta di un marker chimico dei problemi riproduttivi».

Una popolazione di tursiopi che vive al largo del Portogallo, che viene studiata da 40 anni, non ha avuto nessuna nuova nascita da oltre un decennio. Nelle focene europee sono ormai diventati comuni i feti nati morti e gli aborti.

Nicola Hodgins, responsabile scienza e ricerca di Whale and Dolphin Conservation,  ha detto al Guardian che «L’entità della situazione per i mammiferi marini rivelata dalla ricerca è incredibilmente preoccupante. Molti pensavano che solo perché PCB sono stati vietati molti anni fa che il problema sarebbe scomparso. A differenza della caccia alle balene e degli impigliamenti nelle reti da pesca, i PCB sono un “killer silenzioso” e hanno colpito intere popolazioni, non solo gli individui. I  disturbi causati al  fondale marino dai dragaggi e dalle trivellazioni, son particolarmente  pericolosi. Riportare a galla enormi quantità di PCB potrebbe essere disastroso per i mammiferi marini».

Uno degli autori dello studio, Law Robin, anche lui della ZSl, conclude: «La nostra ricerca sottolinea l’assoluta  necessità che i decisori politici  a livello mondiale agiscano con rapidità e decisione per affrontare l’eredità tossica persistente del PCB, prima che sia troppo tardi per alcuni dei nostri predatori marini più iconici e importanti. Abbiamo anche bisogno di capire meglio i vari percorsi attraverso i quali queste specie iconiche sono in grado di accumulare tali alte concentrazioni di PCB attraverso la loro dieta».

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  • Banned pollutants threaten Europe’s remaining orcas