Chura: una ricercatrice italiana vuole salvare rane e foreste di un hot spot della Tanzania (FOTOGALLERY e VIDEO)

Campagna di crowdfunding per tutelare specie rarissime e nuove scoperte

[20 marzo 2017]

Chura in Swahili significa “rana”, ma è anche l’acronimo di ‘Conserving hyper-endemic udzungwa restricted amphibians’ (che in italiano suona un po’ come “Conservazione di anfibi iperendemici e dall’areale estremamente ridotto, nell’Udzungwa Scarp”), un progetto è svolto in collaborazione con Whitley Wildlife Conservation Trust, MUSE Museo delle Scienze di Trento e la Amphibian Survival Alliance.

La ricercatrice italiana Elena Tonelli spiega: «Lavoriamo in uno dei luoghi più straordinari del pianeta, uno dei punti più ‘caldi’ per biodiversità dell’intera regione Afromontana Orientale… La foresta dell’Udzungwa Scarp, in Tanzania! Questa foresta è eccezionale per la sua diversità di anfibi e per il numero di specie minacciate, anche nel contesto dell’hotspot di biodiversità Afromontano Orientale. Il sito ospita ben 17 specie di anfibi a rischio di estinzione, deu delle quali (Nectophrynoides poyntoni e N. wendyae) classificate come Critically Endangered (criticamente a rischio) e Nectophrynoides asperginis estinto in natura (correntemente in fase di reintroduzione). Queste specie sono dette “iper-endemiche” poiché si trovano solo all’interno di minuscole porzioni di questa foresta e in nessun altro luogo al mondo. Benché sulla carta l’Udzungwa Scarp sia classificata come Riserva Naturale, l’impatto antropico è sempre più evidente: non solo gli habitat ne stanno facendo le spese, ma intere popolazioni animali sono in rapido declino. Questo è il primo studio completo sulle specie di anfibi presenti in quest’area e sulle loro esigenze ecologiche. Il nostro obiettivo finale è quello di sviluppare un piano d’azione per la gestione e la conservazione a lungo termine degli anfibi dell’Udzungwa Scarp».

La Tonelli ha già esaminato diversi siti nell’area, ma una grande zona centrale della foresta rimane inesplorata. Finora ha trovato almeno due specie ancora sconosciute alla scienza, ma ce ne potrebbero essere molte di più. Con l’aiuto di tutti, il progetto  punta a raccogliere ulteriori dati con trappole, recinzioni, transetti notturni, indagini e registrazione audio. Saranno campionati tutti gli habitat e verranno applicate misure di biosicurezza (ad esempio, la disinfezione di stivali e delle attrezzature) per impedire la diffusione di potenziali patogeni degli anfibi nei siti esaminati. «Un’altra sfaccettatura di questo poliedrico progetto è testare sul campo nuove tecniche e “aggeggini”, come un nuovo kit sviluppato dall’università di Exeter (Regno Unito) in collaborazione col nostro partner e sostenitore, il Whitley Wildlife Conservation Trust, per il rilevamento rapido della chitridiomicosi direttamente sul campo!», dice la Tonelli.

Intanto, Il 13 marzo incontro all’Istituto Agrario di Dabaga vicino a Pomerini (Distretto di Kilolo, Tanzania), con l’associazione locale Mawaki, a parlare di biodiversità. «Gli studenti hanno dimostrato il loro interesse con una sfilza di domande e intelligenti osservazioni, è stata un’esperienza splendida! – sottolinea la ricercatrice italiana – E una volta di più mi sono resa conto che è proprio quando insegniamo un argomento che lo apprendiamo davvero. Grazie ragazzi e ragazze». il 14 marzo ha incontrato lo staff dell’ufficio per le risorse naturali e il turismo di Iringa , per discutere di una serie di idee su come affrontare i problemi che affliggono la foresta. «La gestione della conservazione ha molte sfaccettature, che devono essere trattate nel complesso al fine di ottenere il risultato desiderato – spiega ancora la Tonelli – La presenza di guardie, da sola, non può far fronte alla mancanza di comprensione rispetto alle ragioni che stanno alla base della conservazione; allo stesso modo l’educazione ambientale richiede tempo e senza l’applicazione della legge nel frattempo c’è il rischio concreto che una foresta (e la sua fauna) spariscano prima che si sia riusciti a cambiare la mentalità di poche persone. Stiamo collaborando con il conservatore e altre realtà sia locali che europee su entrambi questi fronti. Essendo l’Uzungwa Scarp una Riserva Naturale ancora giovane la strada verso la protezione totale è ancora lunga, ma si fanno passi avanti ogni giorno. La scorsa settimana un gruppo di ranger dell’ufficio del Conservatore, aiutati dalle coordinate GPS da noi fornite, è riuscito a raggiungere e distruggere diversi siti di attività illegali (bracconaggio e taglio alberi) in cui ci eravamo imbattuti nel nostro ultimo giro in foresta. Nessuno è stato ferito, ma la legge è stata applicata e ai trasgressori è stato fornito un’importante suggerimento, che farebbero bene a seguire: l’Uzungwa Scarp è un’area protetta, lasciatela in pace!»

I ricercatori hanno deciso di allungare ancora un pochino questa stagione di campo «per raccogliere un set di dati più completo al fine di ottimizzare il raggiungimento nostro obiettivo finale: l’elaborazione di un piano d’azione per la gestione della conservazione degli anfibi in Usfnr».

Il progetto Chura puà essere sostenuto donando alla  campagna di crowdfunding e condividendo le notizie sul progetto «Anche l’importo più piccolo sarà utile», conclude il team di Chura.

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  • Nectoprhynoides wendyae