Riceviamo e pubblichiamo

Ci risiamo col carcere a Pianosa…

[11 giugno 2013]

Ecco, ci risiamo.  Pianosa è tornata, in questi giorni, alla ribalta dei giornali per due notizie cacofoniche che, se lette insieme, destabilizzano.  Sembra che sia diventato questo il limbo in cui questa isola è’ costretta da ormai tanti anni.

Da una parte l’iniziativa del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano (Pnat), con l’apertura di una mostra interessante e per molti versi innovativa, perché offre per la prima volta una presenza fissa di qualità, per ora assicurata solo dalla mostra fotografica della Onlus Associazione per la Difesa dell’isola di Pianosa, che da anni, testardamente e con passione, tiene alto l’onore dell’isola.  La mostra, contenente  reperti archeologici significativi, permetterà anche l’apertura di un centro funzionale per l’accoglienza a visitatori.  Per arrivare a questo risultato, oltre alla nuova ristrutturazione di Villa Literno, illustri sponsor si sono mossi: il Ministero dei Beni Culturali, due Soprintendenze regionali, il Comune di Campo, e naturalmente il PnatT.  Imminente l’inaugurazione che si preannuncia di successo e ben valorizzata.

Pressoché contemporaneamente la situazione pianosina é’ ripresa dal punto di vista del Ministero della Giustizia, il quale da’ l’impressione di analizzare principalmente dei numeri, nell’intento nobile ma di corto respiro di spostare detenuti da una parte all’altra, da un carcere all’altro.  Leggo nel comunicato stampa che la struttura di Pianosa è  “in buone condizioni”.  Decisamente un eufemismo, se si considerano in buone condizioni edifici e spazi trascurati da quasi due decenni.  Chiunque abbia una casa, un edificio abbandonato, anche solo per pochi anni, sa che cosa significhi rimetterlo in condizioni agibili.  Nemmeno il “Muro” resiste all’inclemenza del tempo.  Il passato prestigioso di colonia penale agricola precedente non è nemmeno preso in neppur minima considerazione.

Naturalmente si potrebbero anche menzionare altri sviluppi recenti, come l’apertura di Pianosa ai diving.  O, al contrario,  l’accesso saltuario delle Catacombe.  Ma il discorso si allarga molto, perché coinvolte e legate a Pianosa esistono già molte realtà lavorative, che vanno dai collegamenti marittimi alle tante guide del Parco che regolarmente assicurano un valoroso servizio sul posto, considerate le condizioni difficili in cui si trovano a lavorare, primo fra tutti, credo, l’impatto emotivo non indifferente dei visitatori di fronte a tanto abbandono.

Non entro nel merito di queste e altre realtà, che esulano da un’analisi da appassionata, da semplice “Amica di Pianosa” che ha a cuore la sorte di una delle nostre isole, legate tra loro da un’appartenenza e identità comuni e imprescindibili.  A riassumere il quadro generale prova il presidente Rossi, che trova la soluzione “perfetta”: “Sulla riapertura del carcere nell’isola di Pianosa la Regione ha una posizione collaborativa purché l’isola rimanga turisticamente accessibile”.

Posso solo concludere con un’immagine straziante, nella sua semplicità.  Avevo già scritto in passato sulla tragicità involontaria della decisione di sparpagliare dappertutto targhe stradali dedicate agli eroi del nostro tempo nella lotta contro la mafia.  Questi cartelli, che al momento della loro installazione erano come frecce conficcate ovunque, a volte non in cima a una strada magari ma a metà percorso, o non a lato di una piazzetta o giardinetto, ma proprio in mezzo, adesso sono quasi dimenticate, ormai prese nel moto proprio di Pianosa: i pali dei cartelli vacillano, pendono.  La targa sulla via “principale”, all’arrivo dei traghetti e del battello, è perfino schigliata, altre sono sepolte sotto mazzi di fili elettrici che penzolano.

Potere del vento, potere dei capperi, che fanno, per ora, da padroni sull’isola, mentre i nostri politici giocano ai dadi.

*Socia Italia Nostra Giglio-Elba e Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano