Il governo di destra uscente: «Atti terroristi».

Cile: bruciano le foreste dell’Araucanía

Accuse agli anarchici ed ai gruppi radicali mapuche

[3 gennaio 2014]

Il 31 dicembre ed il primo gennaio nella “zona rossa” del conflitto con la comunità indigena  mapuche del Cile sono stati appiccati vasti incendi che il governo di Santiago ha definito «Atti terroristi». Gli attacchi incendiari sono avvenuti contemporaneamente all’incendio doloso di una casa nella zona centrale di Temuco ed alla collocazione di tre ordigni esplosivi confezionati con una bombola di gas butano in una fattoria, in una stazione della polizia locale e in un bancomat.

Le autorità della Región indígena La Araucanía (nel sud del Cile) hanno dato l’assenso alla nomina del procuratore capo di Temuco, Alberto Chifelle,  per indagare sulle cause all’origine degli incendi.

La decisione di designare Chifelle è stata presa dal ministro degli interni cileno, il conservatore Andrés Chadwick, ancora in carica in attesa che si installi il nuovo governo di sinistra, e dal procuratore nazionale, Sabas Chahuán che ha promesso che non ci sarà tregua per gli incendiari e che nelle indagini saranno coinvolti le diverse forze di sicurezza che hanno giurisdizione in Araucanía. Chadwick. ha detto: «Stiamo facendo l’impossibile per garantire la sicurezza e la tranquillità. Siamo assolutamente coscienti degli atti che stiamo vivendo in questi tempi e per questo li abbiamo qualificati come atti terroristici». Uno degli incendi è stato rivendicato da un sedicente “comando pirómano Sebastián Oversluij”,  che prende il nome da un giovane anarchico che due settimane fa è morto durante un assalto ad una banca di Santiago. Dopo un altro attentato incendiario avvenuto la settimana scorsa a Vilcún, ad est di Temuco, sono stati ritrovati volantini con scritto in “Terra o guerra” in mapungun, la lingua mapuche.  Le autorità locali dell’Araucanía dicono che negli incendi potrebbero essere coinvolti gruppi anarchici o organizzazioni radicali mapuche, ma la procura ha detto di stare indagando sugli incendi e le esplosioni come atti delittuosi e non come terrorismo». Il ministro del governo di destra uscente sembra però aver già individuato i colpevoli: gli indios mapuche con i quali ha da sempre più conti aperti.

Agli incendi, fino ad ora senza feriti, si aggiunge un’altra serie di attentati avvenuti nell’area nell’ultima settimana e che hanno obbligato la Policía chilena ad attivare un piano speciale di sicurezza, in questi scontri ci sono stati anche feriti. Gli incidenti stanno avvenendo nel sesto anniversario, il 3 gennaio, dell’assassinio del giovane mapuche Matías Catrileo, morto nel 2008 durante una azione “de recuperación de tierras” per un proiettile della polizia che lo ha colpito alla schiena, una ricorrenza che ogni anno produce un aumento della violenza in Araucanía, dove le comunità mapuche chiedono che vengano loro restituite le terre ancestrali che difendono da progetti idroelettrici, minerari ed industriali.

La Araucanía è la regione cilena con la maggior concentrazione di  mapuche, che da anni chiedono maggiore autonomia e il ritorno sulle loro terre e denunciano continue vessazioni da parte della polizia e del governo cileno, soprattutto negli ultimi 4 anni con la destra al potere.

In tutto i mapuche, che prima dell’arrivo dei bianchi erano i signori del Cile meridionale, oggi contano 700.000 individui su una popolazione cilena di 16 milioni di abitanti, vivono in circa 3.000 comunità che hanno in media un livello di povertà doppio a quello del resto del Cile. Ma si tratta di un popolo che non si è fatto piegare e che conserva un forte senso (anche religioso) della terra, quindi difficilmente sono loro ad appiccare gli incendi forestali, anche se l’ala più bellicosa ed indipendentista dei mapuche non disdegna l’uso della forza e probabilmente è responsabile degli attentati incendiari che hanno distrutto mezzi pubblici ed un elicottero nei giorni passati..

Il primo gennaio un incendio boschivo sul Cerro San Roque, vicino al porto di Valparaíso, ha distrutto 24 abitazioni ed ha costretto all’evacuazione di un centinaio di case, facendo diversi feriti e incenerendo 10 ettari. Ma questo incendio, e probabilmente altri anche in Araucanía, è stato innescato dai fuochi di artificio di capodanno e le fiamme si sono propagate rapidamente per il caldo intenso e la siccità che stanno colpendo tutto il Cile.