Cina, la nuova diplomazia del panda simbolo del soft power

[25 settembre 2013]

Per più di mezzo secolo la Cina ha utilizzato i suoi panda per cercare di  favorire i rapporti con gli altri paesi del globo. Fin dai tempi del fondatore del partito comunista cinese, Mao Zedong, i panda sono stati utilizzati come “strumento di relazioni internazionali” e anche per questo considerati tesoro nazionale.

Questi animali hanno sempre attirato molta attenzione e suscitato tenerezza; sono icone di conservazione, e la loro presenza può fare la differenza in un giardino zoologico. Basti vedere cosa è successo allo zoo di Edimburgo, dove il panda gigante Tian Tian è addirittura diventato una star mondiale in vista del suo atteso parto (con tanto di critiche degli ambientalisti per il suo sfruttamento commerciale). Proprio questa settimana, la Cina ha mostrato 14 cuccioli di panda giganti che erano stati artificialmente allevati in un centro di ricerca nella provincia di Sichuan.

Ora un team di Oxford ha quantificato la nuova ondata di “diplomazia del panda” in un articolo di ricerca pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Practice. I ricercatori hanno esaminato tutti i prestiti di esemplari di panda avvenuti nell’ultimo mezzo secolo e al loro scambio che si svolge dal 2008, cioè da quando il terremoto nel Sichuan ha devastato il principale centro di conservazione di questi mammiferi. Il team ha scoperto che, dopo il 2008,  i prestiti di panda alle nazioni estere hanno coinciso con le offerte commerciali per preziose risorse e tecnologie.

Solo una coincidenza? Può darsi, e soprattutto una correlazione tra due variabili non ne spiega il verso di causalità: sono i prestiti di panda a favorire altri rapporti commerciali o è piuttosto il contrario? I In ogni modo secondo i ricercatori questa nuova fase si basa su finanziamenti “guanxi”, termine cinese utilizzato per descrivere le reti personalizzate di influenza, fiducia, reciprocità e lealtà. L’autore della ricerca, Kathleen Buckingham, dell’Università di Oxford, dice che la condivisione della cura di un animale così prezioso rafforza i legami che la Cina ha con il suo “cerchio interno” di paesi.

Lo Zoo di Edimburgo, ad esempio, ha ricevuto questi ursidi nel 2011. Fu pattuito un contributo annuo, pagato al governo cinese e destinato a progetti di conservazione in natura dei panda giganti. Ma poco dopo, sostengono i ricercatori, importanti accordi commerciali sono stati firmati per il salmone, la tecnologia delle energie rinnovabili e la fornitura di veicoli Land Rover – contratti per un valore stimato di 4 miliardi di dollari.

Sul tema, un portavoce del governo scozzese ha detto alla BBC News: «Rafforzare il nostro rapporto porterà benefici sostanziali per entrambi i paesi. Siamo impegnati a lavorare sodo per approfondire i legami esistenti e creare nuove aree di cooperazione». Infatti  le esportazioni scozzesi verso la Cina sono quasi raddoppiate negli ultimi cinque anni per 500 milioni di sterline (800 milioni di dollari) .

Ma mentre la Scozia ha sigillato il suo accordo sul salmone, la Norvegia – che era il principale fornitore della Cina – ha perso il suo affare. Gli autori della ricerca affermano che questo è successo  probabilmente perché la Norvegia ha assegnato il Premio Nobel per la Pace al dissidente cinese Liu Xiaobo (ancora in carcere).

I ricercatori di Oxford dicono anche che i prestiti di panda al Canada, Francia e Australia hanno coinciso con le offerte commerciali per l’uranio, di cui la Cina ha bisogno per consentirle di aumentare la sua capacità nucleare entro il 2050. Anche il Giappone ha ricevuto due panda dalla Cina nel 2011 ed entrambi i paesi dichiararono l’auspicio che il prestito avrebbe potuto migliorare i rapporti aspri nella controversia sulle sovranità di alcune isole (note come Senkaku islands per i giapponesi o Diaoyu islands per i cinesi).

Questo è a tutti gli effetti quello che i politologi e gli esperti di relazioni internazionali chiamano “soft power”. E se alla fine riducesse davvero il rischio di estinzione per questi simpatici mammiferi sarebbe un’inaspettata ma certamente benaccetta sorpresa.