I cinesi vogliono catturare centinaia di orche, delfini, otarie e pinguini in Namibia

Boom di delfinari in Cina: a caccia di mammiferi marini in tutto il mondo per rifornirli

[17 ottobre 2016]

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Il 14 ottobre a Walvis Bay, in Namibia, The Earth Organization Namibia ha organizzato una marcia pacifica per chiedere  al governo di Windhoek  di respingere le richieste di almeno un’impresa cinese (ma si sospetta che ce ne siano altre) che ha chiesto la licenza di catturare vive ed esportare ogni anno 10 orche, 500 – otarie del Capo, 300 – 500 pinguini africani, 50 – 100 tursiopi dell’Indo-pacifico, 50 -100 tursiopi, diversi squali ed e altre specie, compresi esemplari di capodoglio e di balenottere minori. Alcuni di questi animali non sono presenti in Namibia e per altri vengono chieste catture che supererebbero la presenta accertata delle specie lungo le coste del Paese africano. Un’altra Ong ambientalista, Earthrace Conservation, spiega cosa sta succedendo: «Non soddisfatti delle tartarughe in via e dei pesci di estinzione nei loro acquari, una recente rivelazione  dimostra quanto tenaci siano diventati  i cinesi nella loro ricerca di animali rari ed esotici per gli acquari».  A chiedere al governo namibiano di catturare animali protetti è stata infatti la Welwitschia Aquatic and Wildlife Scientific Research – una compagnia registrata in Namibia ma di proprietà di un uomo di affari cinese – che in un documento riservato ma finito nelle mani degli ambientalisti, sostiene addirittura che questo «Aiuterà la Namibia a catturare in maniera sostenibile i mammiferi marini in eccesso in modo umano, invece di essere uccisi. Questo consiste nell’esportazione in vivo per questa vita marina per aggiungere valore alle altre culture e mercati, nonché per riprodursi e aumentare in tali nuovi habitat» (sic).

La compagnia cinese ha addirittura l’improntitudine di affermare che «Le catture di pesce della Namibia negli ultimi anni sono in una spirale discendente”, anche a causa delle specie di cetacei e pinnipedi iperprotetti che sono aumentati drammaticamente e predano un gran numero di pesci. Questo stato di cose ha portato a drastiche riduzioni nel numero di specie ittiche disponibili nelle acque della Namibia»,

Gli ambientalisti dicono che si tratta di affermazioni che non possono rimanere senza risposta: «Mentre i raccolti le catture di pesce per barca/ora si sono ridotte in Namibia, questo è in gran parte dovuto alla pesca eccessiva. La Namibia ha concesso troppe licenze per quote di pesce, in particolare per le aziende spagnole e di bivalvi, e questo che ha influenzato di più la pesca. Animali come i delfini, le foche, le orche, gli squali e i pinguini sono solo una parte di un ecosistema sano. Dare la colpa a loro del crollo della pesca è falso, per non dire altro».

In realtà la compagnia cinese ha offerto una miseria: 300 milioni di dollari nigeriani (circa 95.000 dollari), per catturare ed esportare centinaia di magnifici e rari animali, pur ammettendo allo stesso tempo che il mercato in Cina per questi mammiferi marini è «enorme».  In Cina ci sono ormai 39 parchi di divertimento marini – alcuni dei quali giganteschi – e 14 sono in costruzione e sta superando gli Usa per l’esibizione di cetacei in cattività. Secondo un rapporto del China Cetacean Alliance , questi parchi tengono prigionieri almeno 491 cetacei di 11 specie, tra cui 7 specie di delfini, beluga, globicefali e focene. Le specie più comuni nei delfinari cinesi sono i tursiopi e i beluga.

Maureen Nandini Mitra scrive sull’Earth Island Journal che la compagnia cinese sarebbe già pronta a partire con le catture: da agosto la nave russa Ryazanovka, con a bordo un equipaggio cinese, è attaccata nel porto Walvis Bay. La  Ryazanovka è famigerata per il suo coinvolgimento, qualche anno fa, nella cattura di orche nel Mare di Okhotsk nella Russia orientale. Diverse associazioni ambientaliste dicono che quelle orche sono state quasi certamente trasferite in Cina, dove sono state tenute nascoste da allora perché la cattura di orche è stato vietata in gran parte del mondo e che la costa pacifica della Russia è oggi una delle ultime aree dove è consentito ancora cacciare le orche.

Secondo l’International marine mammal project (Immp) dell’Earth Island Institute, per catturare i mammiferi marini e i pinguini i cinesi stanno facendo anche leva sui negoziati per una base militare in Namibia iniziati nel  2014. Il direttore dell’Immp, Dave Phillips, evidenzia che «La concessione di questo permesso sarebbe catastrofica per le orche e altri delfini. Questi sanguinari trafficanti di delfini lasciano una scia di morte e di devastazione. Le orche e delfini catturati devono far fronte a un trattamento disumano e vivono in vasche in corte vasche di cemento. Se dovesse essere approvata, la proposta avrebbe un effetto devastante, non solo per gli individui catturati, ma potenzialmente anche per l’ecosistema marino della Namibia».

Il tempo sta scorrendo velocemente e il governo della Namibia è ancora indeciso sul permettere o meno le catture di cetacei, otarie e pinguini e ha dichiarato che prenderà una decisione in tal senso entro pochi giorni. L’Immp e altre associazioni ambientaliste chiedono a tutti di firmare  una petizione pubblicata il  29 settembre su Avaaz dalla Earth Organization Namibia e indirizzata  al ministro della pesca e delle risorse marine namibiano, Bernhard Esau, per esprimere tutte le preoccupazioni degli ambientalisti per l’ambiente marino: «Siamo allarmati da questa proposta. Tutte le specie destinate a questa cattura dal vivo sono elencate come in pericolo sia nell’Appendice I che nell’appendice II della Convention on international trade in endangered species of wild fauna and flora (Cites) in pericolo. Questa fauna marina ha in comune di essere specie migratorie che non appartengono alla sola Namibia. Questi animali selvatici sono protetti in maniera speciale dal diritto internazionale e qualsiasi commercio è soggetta a una rigorosa regolamentazione Cites.   Questa legge richiede alla Namibia di dimostrare che qualsiasi commercio non nuoce alla sopravvivenza della specie».

Ma la Namibia – come ha confermato l’ultima Conferenza delle parti Cites tenutasi in Sudafrica – ha una lunga tradizione di violazione degli obblighi Cites, visto che la sua industria Clubbing Seal uccide circa 90.000 cuccioli di otarie all’anno.

Per questo gli ambientalisti nella lettera a Esau sottolineano che «Inoltre gli articoli III(2)(b) e IV(2)(b) richiedono che questi animali non vengano catturati in violazione delle leggi della Namibia. Apprezziamo che, in conformità alla legge della Namibia, il ministero della pesca e delle risorse marine debba rispettare la Costituzione e applicare sezione 3 dell’Environmental Management Act (2007) nel suo processo decisionale ai sensi del Marine Resources Act (2000). Non vi sono dati sufficienti a disposizione del pubblico sullo status delle specie marine proposte,  tuttavia, le stime scientifiche suggeriscono che molte di queste specie sono in declino o sono  rare o minacciate nelle acque della Namibia. La rimozione di qualsiasi di queste specie da l’ecosistema sarebbe in conflitto con la legge suprema del Paese, la Costituzione della Namibia, nella quale si afferma che tutti gli animali selvatici devono  essere mantenute in modo sostenibile per trasmetterle in eredità dalle generazioni presenti e future ai nostri figli. La sostenibilità richiede che una specie sia disponibile a lungo termine per le generazioni future e che non sia mai impoverita. In conformità con la sezione 3 dell’ Environmental Management Act (2007), e che, come parti interessate e coinvolte, vorremmo che i nostri interessi, bisogni e valori vengano presi in considerazione nella decisione per quanto riguarda la cattura di fauna marina viva. Noi affermiamo che l’integrità funzionale dell’ecosistema marino può essere gravemente danneggiata rimuovendo la fauna marina essenziale. Ogni specie ha un ruolo importante da svolgere nel corretto funzionamento dell’ecosistema. Rimuoverne una può causare danni irreversibili all’intera catena alimentare. Noi sosteniamo che la rimozione di numerose specie critiche dall’ecosistema è insostenibile e può causare un collasso. La diversità biologica dell’ecosistema marino deve essere protetta e rispettata, a beneficio delle generazioni presenti e future. L’Environmental Management Act (2007)  della Namibia (2007) sancisce il principio di precauzione nel diritto, al fine di garantire che siano prese decisioni prudenti per quanto riguarda la fauna selvatica.  Per garantire la sostenibilità dell’intero ecosistema marino, chiediamo urgentemente al ministero della pesca e delle risorse marine di non sbagliare sul lato della cautela e di fare attenzione a un collasso non intenzionale causato dalla rimozione della fauna marina dall’ecosistema. I danni alla fauna marina e all’ecosistema devono essere evitati».

Per questo gli ambientalisti chiedono al governo namibiano di «negare qualsiasi richiesta di permesso di catturare ed esportare animali marini vivi».