Cinghiale in Toscana: tutta la storia del caso Arezzo

[1 luglio 2013]

La ricomparsa del cinghiale in provincia di Arezzo risale in sostanza al febbraio 1972 e i vari passi sono riportati da una pubblicazione della Provincia stessa (Pasqui et al., 1980).

Solo in alcune modeste aree marginali della suddetta provincia il Cinghiale era presente in epoca anteriore a tale data e cioè nella Val d’Ambra, Mercatale Valdarno, Civitella, Monte S. Savino, tutte zone confinanti con la provincia di Siena. Si trattava però di presenze abbastanza saltuarie più che di vere e proprie popolazioni stabilmente insediate sul territorio.

Nel 1971, su richiesta delle associazioni venatorie, l’amministrazione provinciale esaminò la possibilità di immettere il Cinghiale nel territorio aretino. La questione, evidentemente, già da allora si presentava ricca d’incognite, tanto che fu nominata una commissione di studio per approfondire l’argomento. La commissione, composta dal presidente del Comitato provinciale caccia, dal capo dell’Ispettorato agrario, dal capo dell’Ispettorato forestale, dall’assessorato alla Caccia dell’amministrazione provinciale e dai rappresentanti delle associazioni venatorie, nel maggio 1971 espresse parere favorevole all’immissione individuando anche le zone. In tutte queste furono liberati gruppi di cinghiali. Le prime immissioni furono fatte nel febbraio del 1972 e furono poi ripetute per quattro anni consecutivi fino al 1975. Il numero di capi introdotti è riportato nella tabella n° 1.

In totale, dal 1972 al 1975, la Provincia di Arezzo liberò sul suo territorio 147 Cinghiali di cui 37 maschi e 110 femmine (circa 1 maschio ogni 3 femmine).

ZONA DI LANCIO – ANNO 1972

MASCHI

FEMMINE

TOTALE

  1. Molin Nuovo, Bivigliano, Le Croci, Fosso dei Mulini d’Arezzo

1

5

6

  1. Poti, Pietramala, Casa del vento, Girardelli, Le Tarchie d’Arezzo

1

5

6

  1. Trove, Cornia di Civitella

1

5

6

  1. S. Egidio di Cortona

1

5

6

  1. S. Clemente, Trappola di Loro Ciuffenna

1

5

6

  1. Secciano di Cavriglia

1

5

6

  1. Sinciano di Montevarchi
 

2

2

  1. Passera di Montemignano e Castel S. Niccolò

1

2

3

  1. Foresta di Chitignano, Chiusi della Verna

1

5

6

  1. Schiavoli, Ponte Presale
 

2

2

  1. Misciano, Scotena

1

3

4

  1. Toppole, Verazzano di Anghiari
 

2

2

TOTALE 1972

11

51

62

ZONA DI LANCIO – ANNO 1973

MASCHI

FEMMINE

TOTALE

1.Secciano di Cavriglia  

2

2

2. Sinciano, Montegozzi di Montevarchi

1

1

2

3. S. Clemente di Loro Ciuffenna

1

2

3

4. Faltona di Talla

1

2

3

5. Valle Santa di Chiusi Verna

1

2

3

6. Pratomagno di Ortignano  

2

2

7. Castel S. Niccolò

1

1

2

8. Molin di Bucchio di Stia  

2

2

9. Soglio di Anghiari e Caprese Michelangelo  

2

2

10. Schiavoli, Ponte Presale di Badia Tedalda e Sestino  

2

2

11. Misciano

1

3

4

12.Anghiari  

2

2

13.Mercatale di Cortona

1

2

3

14.Cortona

1

2

3

15. Cornia di Civitella  

2

2

16. Verniana, Fosso del Diavolo di Monte San Savino  

2

2

17. Monte Giovi, Molin di Buco, Il Collo di Arezzo

1

2

3

18. Contea di Arezzo  

1

1

19. Palazzo del Pero, Collungo di Arezzo  

2

2

20. Lignano di Arezzo

1

2

3

TOTALE 1973

10

38

48

ZONA DI LANCIO – ANNO 1974

MASCHI FEMMINE TOTALE
  1. Palazzo del Pero Arezzo

1

1

2

  1. Chiassacce di Arezzo

1

1

2

  1. Montegiovi di Arezzo

1

1

2

  1. Soglio di Anghiari e Caprese

1

2

3

  1. Faltona di Talla

1

1

2

  1. Soci di Bibbiena

1

2

3

  1. Pratovecchio

1

1

2

  1. Mercatale V.no di Montevarchi

1

1

2

  1. S. Egidio di Cortona

1

1

2

TOTALE 1974

9

11

20

ZONA DI LANCIO – ANNO 1975

MASCHI FEMMINE TOTALE
  1. Soglio di Anghiari e Caprese Michelangelo

1

1

2

  1. Pratomagno di Ortignano

1

1

2

  1. Soci di Bibbiena
 

1

1

  1. Castel Focognano

2

1

3

  1. Pratovecchio
 

1

1

  1. Capolona, Talla

1

1

2

  1. Montegiovi di Arezzo

1

2

3

  1. S. Clemente di Loro Ciuffenna

1

1

2

TOTALE 1975

6

8

14

TOTALE GENERALE

37

110

147

Tabella n° 1: Cinghiali immessi dalla Provincia di Arezzo dal 1972 al 1975 (fonte: Pasqui, 1980).

I soggetti furono tutti acquistati dall’azienda di Stato per le foreste demaniali di Siena; durante il primo anno, non fu consentita la caccia per dar modo agli animali di “ambientarsi”. In periodi successivi, oltre alle immissioni fatte dall’ente pubblico, gruppi locali (le squadre di caccia al cinghiale) effettuarono altre immissioni di cui purtroppo non si hanno dati certi e probanti, ma solo alcune informazioni sommarie.

Si sa, ad esempio, che in località Chiassa, nel comune di Arezzo, nel 1977 furono liberati circa 15 cinghiali e che tre di questi si rifugiarono, dopo alcune settimane di libertà, in un porcile senza volerne più uscire. Era evidente come la qualità di questi animali, per doti di rusticità e capacità di adattamento alla foresta, fosse molto discutibile.

Nell’agosto del 1978 in località Ossaia, nel comune di Cortona, fu abbattuto un cinghiale in un’aia colonica, dopo che la bestia aveva girovagato per ore nei pressi dei porcili. Secondo la pubblicazione citata, nella stessa località, nella primavera, erano stati liberati, sempre da parte dei cacciatori della zona, dieci cinghiali. Più tardi alcune squadre di cacciatori costruirono dei recinti per l’addestramento dei cani. La fonte d’informazioni sopra citata suggerisce che questi recinti servissero anche come centri di produzione per i cinghiali da liberare poi sul territorio.

In provincia di Arezzo le prime denunce per danni da cinghiale risalgono al 1976. Tali danni, sempre secondo la pubblicazione citata, erano imputabili a due motivi diversi:

  1. in quel periodo gli animali immessi dalla Provincia si erano già ambientati e si erano notevolmente riprodotti, anche perché i cacciatori aretini si trovavano ancora impreparati per questa nuova forma di caccia;
  2. nello stesso periodo iniziarono le immissioni dei privati con soggetti non idonei e in aree limitrofe a quelle coltivate, anche se su tale fenomeno non si è in grado di fornire maggiori notizie poiché tali immissioni furono fatte senza una specifica autorizzazione della Provincia di Arezzo.

L’amministrazione provinciale cercò di disciplinare la materia approvando, nell’aprile del 1979, due regolamenti: uno sulla detenzione dei cinghiali in cattività e un altro per l’addestramento dei cani. Sul primo punto invece, cioè sull’eccezionale sviluppo numerico dei cinghiali immessi dalla Provincia, che ricordiamo, furono complessivamente solo 147 in quattro anni, gli Autori invitano a riflettere.

Abbiamo già detto come, durante il primo anno, i 62 cinghiali liberati non fossero stati cacciati e come fino al 1975-76 le squadre di cacciatori fossero poche e impreparate per cui il prelievo, che i riproduttori immessi subirono, fu senz’altro limitato. Si deve poi aggiungere che la quasi totalità delle zone prescelte per il lancio era dislocata nei pressi o addirittura dentro zone di divieto di caccia o dove queste erano in qualche modo limitate (bandite demaniali, zone di rispetto venatorio, riserve di caccia): queste divennero così dei veri e propri centri di riproduzione e irradiamento. Le medesime zone, secondo la stessa fonte, oltre a essere uno stabile e sicuro rifugio per le popolazioni di cinghiali che vi si erano insediate, servirono anche come sicura rimessa, durante il periodo di caccia aperta, per i gruppi presenti nei territori limitrofi.

Nel 1975 Tellini riportò, sulla rivista venatoria Diana, la notizia dell’abbattimento di tre cinghiali nella zona di Chiusi della Verna (Arezzo), da parte della locale squadra di caccia, come una novità. Secondo l’autore dell’articolo, questa cacciata premiava anche lo sforzo compiuto da alcuni cacciatori locali che “avevano prima immesso alcuni cinghiali nella zona e avevano poi fatto un attento servizio di sorveglianza”. Secondo la tabella n° 1, la provincia di Arezzo aveva immesso in quella zona sei cinghiali nel 1972 (1 maschio + 5 femmine) e tre nel 1973 (1 maschio + 2 femmine).

Nel dicembre del 1977 il Comune di Arezzo, su autorizzazione della Provincia, organizzò una “battuta” nella zona di rispetto annessa al Parco Naturale di Lignano. In detta battuta in poche ore furono uccisi 22 capi che, fra l’altro, costituivano solo una modesta parte di quelli scovati.

Nel dicembre del 1978, una squadra di cacciatori di Sansepolcro sorprese un branco di cinghiali fuori dalla zona demaniale di quel comune, uccidendo oltre 50 capi.

In linea generale il cinghiale trovò, in Provincia di Arezzo, un ambiente sostanzialmente favorevole per il tipo di habitat presente su tutto il territorio e, pur riscontrandosi differenze climatiche, per la natura del terreno e della copertura vegetale, l’incremento della specie fu elevato e uniforme.

ATC N° 1

ATC N° 2

ATC N° 3

1.150

1.282

2.930

Tabella n° 2 – Provincia di Arezzo: cinghiali abbattuti nella stagione venatoria 1997-98. Dati forniti dai tecnici dei rispettivi A.T.C. 

BIBLIOGRAFIA

Pasqui I., Tani P.G., Andreoli F., Gradassi E., 1980 – Cinghiali, reintroduzione ed ambientamento di questa specie nel territorio aretino. Provincia di Arezzo, Arezzo.

Tellini P., 1975 – Abbattuti tre cinghiali a Chiusi della Verna. Diana, 69, 2.