Cinghiali all’Elba: dall’eradicazione al radicamento? Provocazione di Legambiente: «Se è vocata per i cinghiali, allora l’isola è vocata anche per lupi e linci»

Qualche domanda a Regione, Parco, Sindaci e forze politiche

[12 giugno 2018]

Nella riunione dell’8 giugno sui cinghiali convocata a Portoferraio da Gianni Anselmi  (PD),  presidente della Commissione Regionale Sviluppo rurale Agricoltura e agriturismo – Zootecnia – Prodotti agroalimentari – Foreste – Demanio e patrimonio agricolo-forestale – Attività faunistica – alla quale Legambiente Arcipelago Toscano conferma di non essere stata invitata – i cacciatori (o meglio i cinghialai) sembrano aver imposto la loro strana teoria: i cacciatori sono gli unici in grado di tenere sotto controllo la popolazione di cinghiale all’Elba. Peccato che la popolazione di cinghiale all’Elba sia esplosa nonostante la densità di cacciatori/cinghialai più alta della Toscana e peccato che i cinghiali ungheresi/ibridati all’Elba li abbiano importati proprio i cacciatori.

Eppure Anselmi è sembrato prende in considerazione questa teoria  – secondo la quale la malattia verrebbe curata da chi l’ha diffusa e allevata  – che è manifestamente non vera,  come confermano anche recenti studi scientifici sul legame tra su proliferazione dei cinghiali e  densità di cacciatori e sul fatto che la caccia (in particolare la tecnica della braccata) non solo non contengono i cinghiali ma ne favoriscono l’aumento.

Non vorremmo che il presidente  Anselmi prendesse davvero in considerazione la richiesta dei cacciatori che l’Elba da area non vocata al cinghiale (cioè dove i cinghiali NON devono starci) diventi area vocata (cioè dove è BENE che ci stiano) . Se è così allora l’Elba – dove i cinghiali non c’erano e sono stati introdotti negli anni ’70 dai cacciatori a solo scopo venatorio – sarebbe vocata anche per i lupi  (e, perché no, le linci) e Anselmi, la Regione e i Sindaci elbani potrebbero fare anche un pensierino sulla reintroduzione di grossi predatori carnivori.

Area vocata al cinghiale – come già la Regione aveva prospettato prima delle proteste di Legambiente, Parco Nazionale e agricoltori –  vorrebbe dire che la disastrosa gestione del cinghiale messa in atto in questi anni dai cacciatori non solo continuerebbe, ma sarebbe ritenuta necessaria a “mantenere” questa specie invasiva in un’isola dove ha distrutto e sta distruggendo una biodiversità unica che il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ha più volte cercato di proteggere chiedendo l’eradicazione dei cinghiali (e dei mufloni) e spendendo ingenti risorse per mantenere la popolazione di cinghiali a un livello che resta comunque di emergenza, con migliaia di capi in 200 km2. Se cederà alle richieste di un pugno di anziani cacciatori, la Regione, sulla base di una legge che si sta dimostrando fallimentare, metterebbe a rischio ancora di più fauna e flora uniche al mondo per garantire il divertimento di 300 persone che vogliono avere prede numerose e facili da abbattere.

Se così fosse si passerebbe dall’eradicazione al radicamento dei cinghiali all’Isola d’Elba, vanificando gli sforzi del Parco Nazionale e le richieste dei Sindaci più consapevoli del fatto che siamo da decenni in presenza di un disastro ambientale, pervicacemente perseguito da chi ha importato i cinghiali e tollerato da chi non è in grado di prendere decisioni che vadano nella direzione della difesa dell’ambiente, della biodiversità e dell’economia.

Per questo Legambiente Arcipelago Toscano chiede alla Commissione presieduta da Gianni Anselmi di prendere decisioni basate sulle evidenze scientifiche – come dovrebbe fare la buona e seria politica –  e che tengano conto della presenza devastante in un Parco Nazionale di una specie aliena introdotta a soli fini venatori/ricreativi.

Al Presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e di Federparchi Giampiero Sammuri chiediamo di confermare con forza la richiesta di eradicazione di cinghiali e mufloni su tutto il territorio elbano e di coinvolgere immediatamente il nuovo ministro dell’ambiente perché prenda gli opportuni e ormai inderogabili provvedimenti e avvii una interlocuzione sul tema con Regione Toscana e Comuni.

Ai Sindaci elbani chiediamo di prendere finalmente una posizione chiara: non si può essere per l’eradicazione quando si fa parte del Direttivo del Parco e poi essere contro e inciuciare con le squadre di cinghialai non appena si torna a casa.

Alle associazioni agricole chiediamo di far sentire la loro voce in Regione e di difendere le loro attività e quel che resta delle eccellenze agricole elbane.

Al Partito Democratico, che governa la Toscana,  chiediamo  se intenda sacrificare la biodiversità e le eccellenze agricole elbane alle richieste di chi ha causato questo disastro, fra l’altro con un’operazione politica che non porterà al PD nessun vantaggio elettorale, dato che i cacciatori elbani votano storicamente a destra.

Al Movimento 5 Stelle – troppo silente all’Elba sulle questioni ambientali ma che in campagna elettorale ipotizzava l’abolizione della caccia – chiediamo cosa ne pensi di quanto sta accadendo, visto che non solo non ha approvato la legge regionale sugli ungulati ma che esprime il nuovo ministro dell’ambiente e quindi ha diretto interesse (e potere) che l’ambiente, la fauna e la flora dell’Area protetta vengano salvaguardate;

All’altro Partito di governo nazionale, la Lega, che in questi giorni è molto impegnata a respingere “clandestini” con la pelle scura e che punta il dito contro gli scafisti, chiediamo cosa ne pensi di questi clandestini pelosi introdotti da ormai attempati scafisti con il fucile e se non sia arrivato il momento, anche all’Elba, di uscire dalla tutela di comode rendite posizione di un’esigua minoranza sparacchiante, per fare l’interesse dell’ambiente, dell’economia e della maggioranza degli elbani.