Cinghiali, la caccia non è un rimedio efficace per contrastare i danni all’agricoltura

«Ha prodotto il loro incremento e provoca decine di morti ogni anno»

[26 agosto 2015]

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Per quasi un ventennio gli enti provinciali, su pressione delle associazioni venatorie, hanno reintrodotto nelle aree di ripopolamento soggetti provenienti da allevamenti e perfino ibridati con maiali di origine balcanica; questi ungulati hanno completamente soppiantato la specie autoctona per la loro prolificità inoltre la cattiva abitudine di alcuni cacciatori di alimentare artificialmente i cinghiali in inverno sommata a stagioni poco fredde ha portato ad un aumento del cibo a disposizione degli ungulati e di conseguenza all’aumento della popolazione. I colpevoli dei danni causati da questi animali sono quindi in parte i cacciatori, che per loro sadico divertimento hanno foraggiato l’accrescimento della popolazione di ungulati.

A seguito degli ultimi tragici eventi i rappresentanti delle associazioni venatorie, il neo-assessore regionale all’agricoltura ed alcuni rappresentanti del mondo agricolo hanno proposto all’unisono come unica soluzione l’abbattimento indiscriminato di centinaia di migliaia di cinghiali arrivando a proporre la possibilità di cacciare ininterrottamente per un biennio.

E’ rischioso avventarsi sull’onda dell’emozione su decisioni che dovrebbero essere proprie della riflessione in modo da poter attuare strategie praticabili. Sembrerebbe logico, infatti, sulla falsariga degli argomenti proposti, voler chiudere la caccia poiché causa ogni anno decine e decine d’incidenti mortali coinvolgendo anche persone completamente estranee all’attività venatoria, ricordiamo ad esempio la morte in Camugliano di Paolo Tambini scambiato per un cinghiale mentre cercava tartufi. Si sono verificate varie situazioni a rischio per battute di caccia che hanno visto coinvolti loro malgrado cercatori di funghi e turisti stranieri appassionati di trekking. L’indotto turistico in Toscana supera il miliardo di euro, cicloturismo e trekking diventano ogni giorno una parte più importante delle presenze turistiche e di chi vuole abbinare cultura con natura. Sarebbe davvero controproducente l’aumento del rischio d’incidenti conseguente a una pressione venatoria ancora più intensa e che già si distribuisce su tutto l’anno proprio in funzione della limitazione dei danni da fauna selvatica.

La guerra dichiarata agli ungulati in realtà, non risolverebbe nulla. Le ricerche scientifiche più aggiornate dimostrano che la caccia non è un rimedio efficace per contrastare i danni dei cinghiali all’agricoltura, anzi, la perdita della sincronizzazione dell’estro e l’aumento della fecondità, può essere considerata come una causa dei danni stessi. Metodi alternativi, quali recinzioni elettriche, foraggiamento dissuasivo e il controllo della fertilità della fauna selvatica sembrano al contrario essere molto efficaci.

Il problema dell’eccessiva presenza di cinghiali è serio e va affrontato con intelligenza, il controllo della popolazione non può essere affidato ai cacciatori che in questi anni sono stati parte del problema, quindi basta con gli slogan di questi giorni, chiediamo che le istituzioni ascoltino le indicazioni dell’ISPRA e delle associazioni ambientali.

di Legambiente Valdera, WWF Alta Toscana