Cinque miniere di carbone minacciano il paradiso della Patagonia cilena (VIDEO)

A Isla Riesco previste cinque miniere, in pericolo habitat e biodiversità unici

[8 novembre 2016]

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Sull’Isla Riesco, la quarta isola per estensione del Cile, in Patagonia, la Copec-Ultramar ha proposto 5  mega progetti minerari per estrarre carbone a cielo aperto: Mina Invierno, Mina Rio Eduardo, Mina Elena, Mina Oeste e  Mina Adela. Il deputato indipendente Gabriel Boric,  eletto nella regione di Magallanes, ha spiegato all’Ips che la  Copec-Ultramar  ha spezzettato il suo progetto di sfruttamento del carbone di Riesco per avere le licenze: «Che si permetta di presentare un progetto frammentato  è perché in questa maniera il suo impatto ambientale non sarà mai valutato integralmente, è una delle principali debolezze che hanno le istituzioni ambientali che deve essere superata in una prossima riforma del sistema».

Il primo progetto, quello di Mina Invierno, è già attivo, dopo aver avuto i nulla osta ambientali  dal Servicio de evaluación ambiental de Magallanes (Sea Magallanes) e da Comité de Ministros para la Sustentabilidad de Chile. Queste miniere a cielo aperto nella Patagonia cilena sono molto contestate e l’opposizione viene da numerosi scienziati e ambientalisti di tutto il mondo e da politici e comunità locali cilene per il loro enorme impatto ambientale e per il carbone altamente inquinante che verrebbe estratto, con un tremendo danno per la biodiversità e la distruzione del paradiso patagonico di Isla Riesco.

Ana Stipicic, portavoce del movimento sociale ed ecologista  Alerta Isla Riesco  spiega che Mina Invierno sfrutta «Un giacimento di carbone sub-bituminoso di bassa qualità e potere calorico a 130 km da Punta Arenas, estraendo 6 milioni di tonnellate all’anno per almeno 12 anni, vale a dire 73 milioni di tonnellate in totale, su un’area nella quale verrà scavato un cratere largo 3,9 km  per 1.615 metri profondo 180 metri, una voragine di quasi  500 ettari, grande quanto 75 stadi di calcio». L’impatto di questa enorme miniera si estenderà su 1.500 ettari che comprendono 3 grandi discariche di materiale alte 60 metri e un impianto di frantumazione del materiale nel porto minerario costruito a 7 km dalla miniera. Il territorio verrà completamente sconvolto da impianti minerari, strade per i camion e i macchinari per l’estrazione del carbone.

Gli ambientalisti sono preoccupati soprattutto per l’abbattimento di 400 ettari di foresta vergine, per il prosciugamento delle lagune dell’isola con l’eliminazione di zone umide e torbiere, per l’impatto diretto su flora e fauna e per l’alterazione completa della rete delle acque superficiali,  l’inquinamento del mare interno di Seno Otway, dell’aria, del suolo e dell’aria a causa della polvere di carbone, per la produzione di reflui acidi, per gli agenti chimici e per le emissioni che potrebbero portare al collasso un intero ecosistema.
Isla Riesco è per un terzo protetta dalla Reserva Nacional Alacalufe, una delle più grandi del Cile, che si estende su circa  2,6 milioni di ettari ed ospita montagne, ghiacciai, fiordi, laghi, paludi vallate… un luogo con molti ecosistemi e un paesaggio di incommensurabile bellezza nel quale vivono 24 specie di mammiferi, tra i quali il raro cervo huemul e il puma, nutrie, gatti selvatici, diverse specie di volpi, più di 136 specie di uccelli, tra i quali il maestoso condor. Nel mare che bagna Isla Riesco nuotano 4 specie di delfini, otarie, elefanti marini, diverse specie di pinguini e balene, comprese le megattere. Isla Riesco è lambita dal Parque marino Francisco Coloane.

Sull’isola di 5.000 Km2, che fa parte del Comune di Río Verde,  vivono solo 150 abitanti, divisi in 30 estancias, che allevano soprattutto pecore, troppi pochi per opporsi a grandi compagnie minerarie. che, solo con Mina Invierno vogliono fornire almeno  30% del fabbisogno delle centrali elettriche Cile. L’intento dichiarato è quello di soddisfare l’aumento della richiesta di energia cilena, che dovrebbe arrivare a un più 55%, interamente col carbone. Ma gli ambientalisti fanno notare che così il Cile si trasformerebbe nel 2030 in «Uno dei Paesi più inquinanti in termini di crescita delle emissioni di CO2, aumentando del 390% queste emissioni. E’ questo lo sviluppo che vogliamo per il Cile? Giudicate voi»

La Mina Invierno, la più grande miniera a di carbone a Cielo aperto del Cile, appartiene alla Sociedad Minera Isla Riesco, filiale della multinazionale cilena Copec y Ultramar, che ci ha investito 600 milioni di dollari e che possiede anche gli altri 4 giacimenti di  Isla Riesco per vendere un carbone sporco e a basso potere calorico alle centrali di Huasco, Tocopilla, Mejillones e Ventanas,  nel nord e nel centro del Cile e per esportarlo in Cina, India, Brazile e in altri Pasi. Il calo del prezzo del carbone ha sconvolto i piani della compagnia mineraria che ha diminuito temporaneamente la produzione a Mina Invierno  e licenziato molti minatori.

La Stipicic  sottolinea in un’intervista all’Ips  che «L’ultima denuncia di inquinamento che abbiamo fatto è stata per il coinvolgimento del río Chorrillo a Invierno Dos. Ora siamo venuti a sapere che sono stati contaminati anche i fiumi Cañadón e Chorrillo Los Coipos. Ci sono bacini di decantazione per ospitare le scorie, però non funzionano. I fiumi sfociano in una zona umida e al largo della costa ci sono enormi masse di carbone. Il porto minerario e i frantoi minerari (trituratori) che macinano il minerale rilasciano “carboncillo” nel mare. Questo non  lo aveva studiato nessuno. La dispersione del particolato del materiale ricade sui pascoli dei pastori nei boschi e nei corpi  idrici circostanti, dove c’è una fauna ricchissima. L’estrazione mineraria ha provocato un enorme spostamento della fauna, dai picchi fino agli huemules e alle nutrie»..

Il biologo Juan Capella, della Fundación Yubarta, ha detto all’Ips che  «Il trasporto del carbone su navi  attraverso il golfo di Otway, il canale Gerónimo e lo stretto di Magellano, danneggerà le megattere  e i delfini che occupano questa a zona, dove si estende il Parque Marino Francisco Coloane. Ci sono casi registrati di collisioni tra balene e cargo. Con più carbone e più traffico di navi in un canale tanto stretto, la possibilità di collisioni e di morte di balene è maggiore. L’ultima registrata è avvenuta a marzo quando una nave ha urtato una balena e l’ha uccisa».

Il climatologo Nicolás Butorovic sottolinea che durante lo studio di impatto ambientale della Mina Invierno «Abbiamo provato che la modellazione era sbagliata riguardo al materiale “particolato”  sedimentabile. Prevedevano 60 microgrammmi al giorno  e le centraline ne hanno misurati in media fino a 158».

La compagnia ribatte che la miniera è sostenibile perché non utilizza dinamite (sic!) e che i venti nell’area raggiungono in media i 39 Km all’ora mentre in realtà a volte superano i 180 km/h. Ma anche sugli esplosivi la Copec-Ultramar non la racconta giusta: Fernando Dougnac,  presidente della Fima, una Ong che si occupa di diritto ambientale, ha presentato un ricorso alla Corte di Punta Arenas contro le esplosioni e chiede un’ordinanza che blocchi le detonazioni. Il ricorso comprendeva una serie di pareri veterinari risalenti addirittura al  1998 che dimostrano che le pecore sono molto sensibili ai rumori sia durante l’accoppiamento che lo svezzamento e che quindi  i minatori dovrebbero stare alla larga dai pascoli  con i loro macchinari durante questo periodo.

Il direttore di Greenpeace Chile, Matías Asún, conclude: «La compagnia mineraria ha ingannato la popolazione e compiuto abusi rispetto alle normative para permettere un sistema di sfruttamento attraverso delle detonazioni (esplosioni di dinamite). L’autorità ambientale in Cile opera con criteri economici e commerciali. Il suo discorso ufficiale non è la protezione dell’ambiente ma la protezione degli investimenti e dell’ambiente. E’ anacronistico che in un Paese, dove le energie rinnovabili stanno vivendo un boom con ricadute di immagine mondiali e dove il carbone va francamente verso l’uscita di scena ed è anche associato a molti conflitti territoriali, gli diamo un sussidio violando di fatto la normativa ambientale e gli impegni che la compagnia ha preso con la comunità. Isla Riesco non è sostenibile se non abbattendo i costi con conseguenze ambientali».

 

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