È il clima il killer che ha fatto strage di saiga (VIDEO)

Scoperto il segreto degli eventi di mortalità di massa delle antilopi che vivono nelle remote steppe dell'Asia centrale

[19 gennaio 2018]

Nel maggio del 2015 in Kazakistan morirono improvvisamente più di 200.000 antilopi saiga (Saiga tatarica), cioè oltre l’80% della popolazione kazaka  e più del 60% della popolazione mondiale di questa specie. Una strage che sconcertò gli scienziati: in sole tre settimane, interi branchi di decine di migliaia di animali sani morirono di setticemia emorragica nella regione Betpak-Dala del Kazakistan, in un territorio grande poco meno dell’Italia. La causa della morte di massa delle saiga è certa: i batteri Pasteurella multocida .

Ma biologi e zoologi fecero subito notare che, fino ad allora, questo patogeno probabilmente viveva in modo innocuo nelle tonsille delle saighe. Quindi la domanda senza risposta era: cosa ha causato questo improvviso evento di massa mortale (MME)?

Il nuovo studio” Saigas on the brink: multi-disciplinary analysis of the factors influencing mass mortality” pubblicato su Science Advances  da un gruppo di ricerca internazionale interdisciplinare ha dimostrato che in realtà sono stati molti fattori separati (e indipendentemente innocui) da aver contribuito a questo straordinario fenomeno: «In particolare, fattori climatici come l’aumento dell’umidità e la temperatura dell’aria salita nei giorni precedenti le morti hanno provocato l’invasione batterica opportunistica del flusso sanguigno, causando setticemia (avvelenamento del sangue)». Lo studio è stata condotto nell’ambito di un’ampia collaborazione internazionale, adottando un approccio “One Health” – esaminando gli effetti sulla fauna selvatica, sul bestiame, sull’ambiente e sull’uomo che hanno determinato l’emergere della malattia nelle popolazioni di saiga. L’adozione di un approccio così olistico ha consentito al team di ricerca di comprendere il più ampio significato dei decessi nelle popolazioni di saiga, oltre alle semplici cause dell’epidemia del 2015. 

Secondo uno degli autori dello studio, Steffen Zuther, responsabile del progetto per il Kazakistan della Zoologische Gesellschaft Frankfurt /Association for the Conservation of Biodiversity of Kazakhstan, «Questa ricerca non è solo la prima del suo genere, ma attraverso la sua complessità e l’approccio interdisciplinare aiuta anche a costruire capacità in Kazakistan e a plasmare nell’opinione pubblica un pensiero più basato sull’evidenza. Gli MME rappresentano una grave minaccia per l’antilope saiga e in pochi giorni possono eliminare molti anni di lavoro di conservazione e crescita della popolazione di saiga. Pertanto, la comprensione di questi MME, di ciò che li innesca e di ciò che può essere fatto per combatterli è estremamente importante per sviluppare efficaci strategie di conservazione della saiga. L’innesco di questi  MME nelle saiga attraverso le condizioni meteorologiche dimostra che non si può fare molto per impedire che si verifichino e, quindi, quanto sia importante mantenere popolazioni di saiga di dimensioni sufficienti affinché la specie sopravviva a tali catastrofi».

Studiando le precedenti morie nelle popolazioni di antilopi saiga, i ricercatori sono stati in grado di scoprire degli schemi precisi e di dimostrare così che «La probabilità di decessi improvvisi aumenta quando il clima è umido e caldo, come nel caso del 2015».

La ricerca dimostra anche che queste mortalità di massa, che erano già state osservate prima  nelle antilopi saiga (sia nel  2015 che in due episodi durante gli anni ’80), non hanno precedenti in altre grandi specie di mammiferi e tendono a verificarsi durante il parto. I ricercatori spiegano che »Questa specie investe molto nella riproduzione, in modo da poter sopravvivere in un ambiente continentale così estremo, dove le temperature scendono sotto i -40 gradi in inverno o salgono sopra i 40 gradi in estate, con cibo scarso e i lupi in agguato». Le saighe partoriscono i cuccioli  più grandi di qualsiasi specie di ungulato e questo permette loro di svilupparsi rapidamente e di seguire le loro madri durante le lunghe migrazioni, ma significa anche che durante il parto le femmine sono fisiologicamente stressate.

I ricercatori fanno notare che «Con questa strategia, ci si può aspettare un alto livello di mortalità, ma la storia recente della specie suggerisce che i decessi avvengono più frequentemente, rendendo la specie potenzialmente più vulnerabile all’estinzione». Questo include anche un’altra recente moria che nel 2017 ha colpito la saiga della Mongolia, con  la morte del 60% della popolazione di questa sottospecie causata da un’infezione virale trasmessa dal bestiame.  Anche gli alti livelli di bracconaggio a partire dagli anni ’90 – dopo il crollo dell’Unione Sovietica – sono stati uno dei principali fattori di depauperamento delle specie, mentre i crescenti livelli di sviluppo di infrastrutture come ferrovie, strade e recinzioni minacciano di frammentare l’habitat delle saiga e di interferire con le loro migrazioni. «Con tutte queste minacce, è possibile che un altro decesso di massa della malattia possa ridurre i numeri a un livello in cui il recupero non è più possibile», dicono gli scienziati.

Il principale autore dello studio, il britannico Richard Kock, ricercatore capo al Royal Veterinary College dove insegna malattie emergenti, ha evidenziato che «I recenti decessi tra le popolazioni di saiga non hanno precedenti nei grandi mammiferi terrestri. L’evento di mortalità di massa del 2015 ha offerto la prima opportunità per uno studio approfondito e un approccio multidisciplinare ha consentito di compiere grandi progressi. L’uso di dati provenienti da veterinari, biologi, botanici, ecologi e scienziati di laboratorio sta aiutando a migliorare la nostra comprensione dei fattori di rischio che portano alle MME – il che è stato utile quando si è verificato un altro MME, questa volta in Mongolia nel 2017. Una migliore conoscenza delle malattie nelle saiga, nel contesto dei cambiamenti climatici, delle interazioni tra animali e dei cambiamenti del teritorio, è vitale per pianificare le misure di conservazione per la sopravvivenza a lungo termine delle specie»,

Un altro autore dello studio,  Milner-Gulland, Tasso Leventis Professor of Biodiversity alla Oxford University conclude: « Questa importante ricerca è stata possibile grazie a una forte collaborazione tra università europee, istituzioni governative e non governative in Kazakistan e organismi internazionali come la Fao e la Convention on migratory, nonché ai generosi finanziamenti dal governo britannico e di organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo Durante la più recente epidemia della malattia delle saiga in Mongolia, questa partnership internazionale è stata utile per supportare i colleghi del Paese, ad esempio fornendo protocolli di risposta alle emergenze. E’ eccellente vedere il valore reale dei partenariati di ricerca di questo tipo e i grandi progressi che abbiamo compiuto nella comprensione della malattia nelle saiga grazie a una collaborazione così produttiva. Il Kazakistan svolge un ruolo cruciale per la conservazione della saiga e il suo governo lo prende molto seriamente. Questa ricerca è una componente importante della strategia del governo per la conservazione della specie, e noi come ricercatori siamo grati per il sostegno che abbiamo ricevuto durante il nostro lavoro. Attraverso diversi anni di lavoro su questo argomento, il team del Ribps ha acquisito esperienza nel lavoro sul campo e nei test di laboratorio. Questo ci consente di reagire rapidamente a qualsiasi epidemia e ottenere una diagnosi». 

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