Il Club alpino italiano: no a manifestazioni e gare di motocross nelle aree protette e sui sentieri della Toscana

Insieme alle altre associazioni per contrastare ogni iniziativa, con qualsiasi mezzo

[26 giugno 2017]

La sede centrale del Club alpino italiano (Cai) sostiene il suo Gruppo regionale della Toscana ed esprime «Netta contrarietà all’approvazione della modifica alla Legge Regionale 48/94 (Norme in materia di circolazione fuoristrada dei veicoli a motore), avvenuta nei giorni scorsi, che di fatto facilita l’organizzazione di gare e manifestazioni di mezzi a motore sui sentieri, anche in zone tutelate».

Il Presidente generale del Cai, Vincenzo Torti ribadisce, come già fatto in diverse altre occasioni, anche molto recenti, che «L’art. 2 del Codice della Strada vieta la circolazione di mezzi motorizzati su itinerari che non sono classificati come strade: e sentieri, mulattiere e tratturi non lo sono. Mi unisco all’iniziativa dei Soci toscani auspicando che questo poco illuminato tentativo di aggirare, con l’escamotage delle deroghe, norme che sono destinate a tutelare persone e ambiente, non trovi applicazione da parte di Amministratori che abbiano veramente a cuore i loro territori».

Il Cai Toscana ricorda che «Il Consiglio Regionale ha recentemente approvato una modifica alla LR 48/94 (Norme in materia di circolazione fuoristrada dei veicoli a motore), transitata in commissione Ambiente con una velocità degna di provvedimenti di grandissima urgenza. Al fine di promuovere il turismo dei mezzi fuoristrada viene facilitata l’organizzazione di gare e manifestazioni con la possibilità di derogare indistintamente a tutti i divieti previsti dalla suddetta legge, e senza tener conto di quanto già vietato dal Codice della Strada. Le deroghe sono incredibilmente ammesse anche in zone tutelate».

Il Presidente del Cai Toscana, Gaudenzio Mariotti, sottolinea: «Potremo così assistere a gare di fuoristrada nei Parchi e nelle Riserve naturali nazionali e regionali, negli alvei di corsi d’acqua pubblici, nei parchi territoriali urbani, nei territori di protezione della fauna selvatica, nelle zone soggette a vincolo idrogeologico. Tutto questo in contrasto evidente con normative nazionali e specifiche delle singole realtà nonché con il buon senso e il comune sentire».

Secondo il Cai, « L’unico vincolo sarà il consenso dei sindaci e dei gestori dei siti ambientali. Temiamo che per lusinghe di un ritorno economico a breve non pochi potrebbero irresponsabilmente cedere alla pressione delle lobby motoristiche, magari dimenticando che nelle aree protette e nei SIC occorre sempre procedere con la valutazione di incidenza, ed esponendo le amministrazioni al rischio di infrazioni comunitarie».

Il Club Alpino Italiano  esprime «contrarietà e delusione per un’iniziativa negativa e potenzialmente devastante, sia nel merito delle decisioni assunte che nel metodo seguito, caratterizzato da grande superficialità e leggerezza. Con sorpresa e amarezza abbiamo constatato che, né in Commissione ambiente, né in Consiglio Regionale, nessuno dei consiglieri della maggioranza: si sia posto il problema della violazione dell’art. 4 dello statuto della Regione Toscana che, fra le sue finalità prioritarie, recita al comma L: “la R.T. promuove il rispetto dell’equilibrio ecologico, la tutela dell’ambiente e del patrimonio naturale, la conservazione delle biodiversità, la promozione della cultura del rispetto per gli animali”; 2. si sia posto il problema di verificare la compatibilità con la legislazione ambientale; 3. si sia posto il dubbio che questo provvedimento fosse incoerente e in contrasto con altri, anche recenti, in cui la Regione stessa, a volte insieme al Ministero, incentiva la mobilità dolce ed il turismo sostenibile, con iniziative che prevedono importanti investimenti pubblici e privati; 4. si sia reso conto di quanto irrealistica sia la clausola impone il ripristino dei danni apportati, sempre ampiamente sottovalutati e sempre rimasti a carico di chi opera sul territorio; 5. abbia fatto notare che le eventuali deroghe ai divieti per motivi ludici sono un’ingiustizia nei confronti dei cittadini che vivono e operano nelle zone protette e che tali vincoli, anche per motivi di lavoro, devono, giustamente, rispettare sempre».

La storica associazione che difende e valorizza l’ambiente montano conclude: « Ci saremmo attesi, non solo come associazione ma come cittadini, una discussione più attenta alle esigenze di tutta la comunità e non solo alle richieste dei portatori di specifici interessi , in un contesto in cui già ora – grazie alla mancanza di un efficiente sistema di controllo – la circolazione dei mezzi fuoristrada è caratterizzata quotidianamente dal mancato rispetto dei limiti ad essa imposta.  Il Club Alpino Italiano ribadisce il suo rammarico per le decisioni prese e auspica che queste deroghe ai divieti non trovino applicazione; se ciò non avvenisse, ci schiereremo con determinazione a fianco delle molte altre associazioni contrarie al provvedimento per contrastare ogni iniziativa, con qualsiasi mezzo».