Collisione in Corsica, Marevivo: ulteriore ferita al Santuario dei Cetacei. Ispra fa il punto della situazione

Ogni anno si registrano 40 balene uccise dalle navi, molti delfini ammagliati in palangari e inquinamento acustico insopportabile per la vita dei cetacei

[10 ottobre 2018]

A Marevivo sono convinti che «Alcuni incidenti che si verificano in mare, con procedure e misure riguardanti soprattutto il traffico marittimo, si dovrebbero evitare» e l’associazione ambientalista ricorda che «Da tempo Marevivo, con il progetto “Autostrade del mare”, le campagne in difesa dei cetacei e la promozione delle aree marine protette, ha richiesto un rafforzamento mirato dei sistemi di sicurezza della navigazione e di quelli di monitoraggio del traffico marittimo, sottolineando i rischi della sua intensificazione, soprattutto in una bacino chiuso come il Mediterraneo».

Per Antonio Fulvi, delegato di Marevivo a Livorno,  «Il Santuario ad oggi è una dichiarazione platonica, perché non ci sono divieti di pesca, non ci sono in particolare per quella di palangari e pesca del tonno e del pescespada (salvo le limitazioni nazionali) e specialmente non ci sono “corridoi” della navigazione dei mercantili e dei traghetti, che incrociano a tutta velocità verso Sardegna e Corsica. Secondo i dati ufficiali, ogni anno 40 balene o balenottere sono speronate e uccise dalle navi. Molti delfini sono allamati dai palangari e l’inquinamento acustico di centinaia di navi è spesso causa di fatale disturbo ai sistemi di localizzazione sonar dei cetacei. Risulta che per prima una compagnia, Corsica e Sardinia Ferries, abbia già istallato a bordo un sistema satellitare che consente di individuare anche di notte eventuali cetacei sulla rotta (sistema Repcet) che per i francesi è invece obbligatorio su tutte le navi mercantili oltre 24 metri».

La presidente di Marevivo, Rosalba Giugni,  conclude: «Abbiamo proposto più volte- un monitoraggio ambientale mirato sugli impatti della navigazione e del trasporto marittimo, soprattutto in una zona protetta per i cetacei dove si verifica il fenomeno dell’upwelling. È inaccettabile che in un Santuario non ci sia un limite al transito navale che per gli animali marini rappresenta una fonte di stress. L’inquinamento acustico, prodotto dalle numerose imbarcazioni, oltre che dalle attività militari e costiere, interferisce con il biosonar dei Cetacei e con il loro udito fondamentale per le loro attività di ricerca del cibo e di riproduzione. Bisogna impegnarsi maggiormente per rendere le attività economiche dell’uomo sostenibili con la salvaguardia del Capitale naturale».

Intato l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che affianca il ministero dell’ambiente e la Capitaneria di Porto per la gestione dell’emergenza al largo della Corsica, fa il punto della situazione e nell’ultimo aggiornamento scrive che  «Le imbarcazioni coinvolte nell’incidente al momento sono all’ancora su di un fondale di 50 metri ad una distanza di circa 18 miglia nautiche dall’isola di Capraia e 20,5 miglia nautiche dall’isola di Gorgona, siti di particolare rilevanza ambientale. Dall’analisi dei dati e delle informazioni pervenute ai tecnici ISPRA dalla Capitaneria di Porto italiana e dalle autorità francesi, risulta che la sostanza inquinante riversata in mare si attesti intorno alle 600 metri cubi di “heavy fuel oil” (olio combustibile pesante) con densità di 0,9745 g/cm3 anche se le informazioni che sono state fornite dal Comando Generale della Capitaneria di porto francese parla di un potenziale di carico complessivo tra le due imbarcazioni di carburanti di varia natura pari a: 2.634 t di Fuel oil, 471 t di Diesel e 173 t di oli lubrificanti».

Ispra conferma che «Al momento dell’impatto le condizioni meteo-marine risultavano buone ma è previsto un peggioramento nei prossimi giorni tra mercoledì e giovedì. La chiazza di combustibile appare di colore argenteo e uniforme. Da informazioni ricevute tramite elaborazioni satellitari di “e-geos”, le dimensioni della chiazza oleosa si estendono per una lunghezza di 27 km circa e una larghezza di 0,3 km in direzione Sud/nord».

il Comandante Generale della Capitaneria di Porto, Ammiraglio Giovanni Pettorino, ha chiesto ai tecnici Ispra un parere sulle possibili conseguenze ambientali dello sversamento dell’olio combustibile e la possibile evoluzione della miscela in mare e  dall’Ispra spiegano che «Considerando che si tratta di un olio combustibile pesante, e conoscendo il comportamento in mare di questa categoria di miscela oleosa, fintanto che le condizioni meteo-marine rimangono tranquille (mare calmo e vento assente), il prodotto continuerà a galleggiare lungo una linea, secondo la direzione della corrente (che al momento procede in direzione nord-ovest) e potrà essere recuperato. Qualora, come previsto per i prossimi giorni, potrà verificarsi un peggioramento delle condizioni meteo-marine l’aumento del moto ondoso non permetterà un agevole recupero del combustibile che ingloberà goccioline di acqua (fino all’80% del volume totale) favorendone altresì lo spostamento sotto la superficie del mare, non vista dai sistemi di rilevamento in atto, e apparire solo quando in prossimità della costa. Questo tipo di prodotto, arrivato in prossimità dei litorali, può inglobare eventuale materiale sedimentario in sospensione e affondare, coinvolgendo le biocenosi del fondo (complesso di popolazioni animali e vegetali che vivono e interagiscono fra loro nello stesso ambiente) e determinando un’ulteriore difficoltà di recupero».