Coltivare la Posidonia oceanica, un progetto del Centro di biologia marina di Livorno

[20 agosto 2013]

La Posidonia oceanica è una pianta acquatica che forma praterie  indispensabili per la salvaguardia e la salute dell’ambiente marino e costiero, che producono ossigeno, difendono i litorali dall’erosione, sono la nursery di moltissime creature marine del Mediterraneo.

Da molti anni però la Posidonia è  in progressiva regressione, un fenomeno che interessa, anche se in misura diversa, tutte le coste italiane. Per cercare di fermare questo declino da anni  sono stati avviati diversi tentativi di “riforestazione” dei fondali marini, ma il successo anche dei più promettenti non sembra fino ad ora all’altezza delle necessità di difesa ed espansione di questo vero e proprio polmone verde del nostro mare.

Il Centro interuniversitario di biologia marina (Cibm) di Livorno sembra aver trovato la soluzione giusta: nell’ambito di un progetto di ampliamento dell’area portuale di Civitavecchia, ha realizzato, un’ampia attività di espianto e reimpianto di Posidonia oceanica nel tratto costiero laziale, «allo scopo di mitigare l’impatto ambientale conseguente ad un’opera di sviluppo delle infrastrutture portuali».

I ricercatori del Cibm di Livorno spiegano che in sostanza «le piante sono state preventivamente espiantate dai fondali interessati dai lavori e reimpiantate in aree adiacenti. Nel complesso è stata riforestata un’area di 10.000 metri quadri dove sono state reimpiantate oltre 400.000 talee».

Massimo Gulì, che oltre ad essere presidente del Cibm è anche assessore all’ambiente del Comune di Livorno, è convinto che la cosa funzioni: «Siamo fortemente soddisfatti di aver realizzato questo progetto innovativo, si tratta di una operazione ambientale importante, una speranza per la conservazione delle praterie di Posidonia che sono uno degli habitat marini più preziosi ed importanti per il nostro mare,  una vera e propria nuova attività di prevenzione e conservazione ambientale che ci auguriamo sia valutata in futuro anche da altre realtà portuali che hanno necessità di realizzare opere per lo sviluppo delle proprie infrastrutture».