Ecco come fanno i bradipi a vivere a testa in giù senza soffocare [FOTOGALLERY]

[29 aprile 2014]

Lo studio “Mitigating the squash effect: sloths breathe easily upside down”, pubblicato su Biology Letters della Royal Society da un team della Swansea University e dello Sloth Sanctuary della Costa Rica, potrebbe aver risolto uno dei misteri del mondo animale, con protagonisti i placidi bradipi.

I bradipi sono noti per trascorrere gran parte della loro vita appesi a testa in giù, ma in questa posizione il peso del contenuto addominale dovrebbe premere sui polmoni e aumentare i costi energetici della respirazione. Lo studio dimostra però che i bradipi tridattili (Bradypus variegatus) «possiedono delle adesioni fibrinose uniche che ancorano gli organi addominali, in particolare il fegato e lo stomaco ghiandolare, alle costole inferiori. I punti chiave di queste aderenze, vicino al diaframma, impediscono che il peso del contenuto addominale agisca sui polmoni quando il bradipo è capovolto. Utilizzando il tasso di ventilazione ed i  dati dell’orientamento del corpo raccolti da bradipi in cattività e selvatici, abbiamo utilizzato un  energetics-based model per stimare che queste piccole aderenze potrebbero ridurre la spesa energetica di un bradipo di quasi il 13% durante il tempo in cui vive capovolto».

Questo adattamento comporterebbe un risparmio energetico  in tutti gli individui studiati, i ricercatori fanno notare che «dato il tasso metabolico ridotto del bradipo rispetto ad altri mammiferi e la dieta estremamente bassa di energia, queste adesioni apparentemente innocue sono in grado di essere importanti nel bilancio energetico  e per la sopravvivenza dell’animale».

I bradipi vivono nelle foreste pluviali nel sud e del centro America e passano il 90% del loro tempo appesi per le zampe posteriori per raggiungere le giovani e tenere foglie che crescono sulle punte dei rami.  Sono tra i mammiferi meno studiati e la loro strategia di sopravvivenza si basa sul camuffamento, quindi sappiamo molto poco su come vivono in natura. Anche informazioni di base, come la loro dieta naturale e gli habitat preferenza restano ancora un mistero.

Con il loro lentissimo metabolismo, dormono 15 – 20 ore al giorno e sono così “pigri” che sul loro pelo crescono le alghe verdi e le falene ci fanno il nido,  ci possono mettere un mese per digerire una singola foglia e possono “stoccare” urina e feci fino a raggiungere un terzo del loro peso corporeo, per poi depositarle circa una volta a settimana al suolo. Questo significa che hanno un contenuto dello stomaco e dell’intestino estremamente pesante. Il team di ricercatori si è chiesto come mai tutto questo peso non influenzasse la respirazione dei bradipi quando sono appesi a testa in giù, poi hanno scoperto le “aderenze” che impediscono che fegato, stomaco e reni premano sul diaframma.

La principale autrice dello studio, Rebecca Cliffe (nelle foto con i bradipi), dello Swansea Lab for Animal Movement, che lavora anche allo Sloth Sanctuary of Costa Rica, spiega che «i bradipi hanno più aderenze interne che sostengono il peso dello stomaco e dell’intestino quando i bradipi si bloccano capovolti. Stimiamo che queste aderenze potrebbero ridurre la spesa energetica di un bradipo dal 7 al 13% quando è appeso a testa in giù. Per un bradipo, un risparmio energetico del 7 – 13% per cento è un grosso affare. Con la loro dieta producono appena abbastanza energia per muoversi quando e dove necessario, ma dopo non c’è molto nel serbatoio. Sarebbe energeticamente molto costoso, se non del tutto impossibile, per un bradipo per sollevare questo peso in più con ogni respiro se non fosse per le aderenze. Quindi, la presenza di queste semplici aderenze quindi è davvero vitale».

Roy Wilson,  del College of Science della Swansea University, che ha supervisionato la ricerca di Rebecca Cliffe, conclude:  «Nulla di quel che fanno i bradipi è normale. Sono i più straordinari mammiferi “off-the-wall” che abbia mai incontrato, eppure sappiamo così poco di loro. Saremmo davvero sciocchi se restassimo a guardare mentre queste creature che diventano vittime della deforestazione e della frammentazione degli habitat, senza avere la minima idea di come aiutarli».