Come il bracconaggio di elefanti ha contribuito a finanziare il terrorismo in Kenya

[25 settembre 2013]

L’attacco delle milizie islamiche somale di Al-Shabaab al centro commerciale Westgate di Nairobi, in Kenya, si è concluso con un insensato bagno di sangue: hanno perso la vita 61 civili, 6 agenti keniani e 5  terroristi, ma sbaglierebbe chi vede in questo attacco alla luccicante vetrina della nuova classe media africana uno scontro tra l’arretratezza di un islam integralista legato ad Al Qaeda e il nuovo benessere di stile occidentale che sfiora anche l’Africa.

C’è di più e di molto più complicato: c’è l’infinita crisi dalla nostra ex colonia somala della quale l’Italia si sta completamente disinteressando e che ci ritorna in casa vestita da poveri profughi e c’è la modernità di un fascismo islamico che dietro la sua feroce lettura del Corano nasconde la partecipazione ad immondi traffici criminali di droga, carne umana e animali selvatici.

C’è, soprattutto nella faglia sismica dell’Africa Orientale dove le bande islamiste incontrano le milizie “cristiane” dell’Africa centrale che continuano la guerra del Congo per le risorse, il traffico di avorio e materie prime. Lo sanno bene anche gli Usa, se a luglio il presidente Barack Obama ha emesso un ordine esecutivo che istituisce una “cabinet-level Task Force on Wildlife Trafficking”, che istituisce un Consiglio consultivo al quale partecipano membri del governo e dirigenti delle più grosse organizzazioni anti-traffico e per la salvaguardia della fauna selvatica.

Gli Usa hanno anche annunciato che distruggeranno il loro stock di avorio accumulato negli ultimi 25 anni di sequestri per inviare un messaggio al mondo sulla necessità di fermare il commercio di avorio. Naturalmente c’entra anche la decisione di intervenire per salvaguardare i benefici ecosistemici prodotti da rinoceronti ed elefanti, ma la vera ragione è che gli Usa vedono finalmente nel traffico di fauna selvatica una minaccia alla loro sicurezza nazionale.

Infatti il bracconaggio e il traffico illegale di specie selvatiche è una delle principali fonti di finanziamento per i gruppi terroristici come Al-Shabaab. Su Time Ishaan Tharoor spiega cosa è davvero questa milizia/partito di integralisti somali legato ad Al Qaeda: «Il gruppo, il cui nome significa la gioventù in arabo, una volta era il militante dell’ala giovanile di una coalizione di forze islamiste che imperava in alcune parti della Somalia più di 5 anni fa. Il Paese non ha alcun reale governo centrale funzionante da oltre due decenni e gli islamisti, per un certo tempo, hanno garantito una condizione che era una parvenza di sicurezza e stabilità, nonostante la durezza della Sharia che hanno cercato di imporre. Hanno perso questo controllo in seguito di una serie di offensive condotte  dall’Unione africana, a cominciare da una invasione etiope avviata nel 2006».

L’invasione etiope (cioè di cristiani copti nemici giurati dei musulmani somali) e quella successiva delle truppe kenyote a sud, hanno interrotto alcune fonti di finanziamento di Al Shabaab che fino al 2012 controllava il porto di Chisimaio, facendo un mucchio di soldi con il racket dell’industria del carbone e i traffici illegali di qualsiasi merce proibita che passavano dal “sultanato” islamico e tribale creato nel sud della Somalia. Ma dopo che l’intervento straniero ha espulso Al Shabaab  da Mogadiscio e poi da Chisimaio, gli islamisti hanno perso gran parte delle loro entrate.

Secondo il Council on Foreign Relations, «il gruppo ottiene anche finanziamenti da operazioni di sequestro di persona e da gruppi terroristici alleati», ma questo non basta e le milizie di Al Shabaab allo sbando o arroccate in alcune aree desertiche della Somalia si sono trovate a dover taglieggiare comunità poverissime appropriandosi degli aiuti internazionali oppure si sono riciclate nel ben più lucroso bracconaggio.

Già nel 2010 un rapporto di The Elephant Action League (Africa’s White Gold of Jihad: Al Shabaab and Conflict Ivory) denunciò che Al-Shabaab stava trafficando avorio attraverso il Kenya e che questo «potrebbe fornire fino al 40% dei fondi necessari per mantenerla in attività. Il ruolo di Al Shabaab nel traffico di avorio è di enorme preoccupazione. Il duro ambiente in cui operano, privo di risorse naturali o di infrastrutture per i raid (come nella Rdc orientale o nel delta del Niger), rende il commercio di avorio e di corno di rinoceronte molto più importante. Il ruolo di Shabaab non si limitata al bracconaggio e all’intermediazione, ma è un anello importante della catena, consentendo loro di trarre enormi profitti dal mark-up del commercio. La forza di Shabaab e la convinzione nel  continuare la sua lotta farà aumentare il suo bisogno di combattenti, armi, munizioni e altre attrezzature ed aumentare la sua necessità di fondi. Mentre l’Occidente continua a combattere le organizzazioni terroristiche radicali attraverso la confisca dei beni nei conti bancari off-shore, società di comodo e di “beneficenza”, queste organizzazioni, tra cui Al Shabaab, si baseranno  sempre più sul traffico e il contrabbando come fonte di finanziamento».

Lo scorso aprile l’International Conservation Caucus Foundation (Iccf) ha pubblicato un dettagliato rapporto su come le attività di Al Shabaab dipendano dal traffico di avorio e nel quale Ian J. Saunders spiega che «dal 2011, il Kenya ha subito aumenti insostenibili del bracconaggio in tutte le suoi principali habitat degli elefanti. La rapida escalation della minaccia per gli elefanti è dovuta ad un maggior livello di partecipazione di bande di bracconieri pesantemente armate, spesso provenienti dalla Somalia, che operano sia per la criminalità organizzata che per organizzazioni fondamentaliste. L’avorio ha il potenziale per fornire una fonte facilmente accessibile e irrintracciabile di reddito per le organizzazioni terroristiche ed estremiste sia in Kenya che in Somalia, rappresentando una minaccia diretta per gli Usa e per i loro alleati africani. I manager della fauna selvatica, con esperienza di sicurezza che operano sul terreno hanno visto una evoluzione di un’attività che, in combinazione con indicatori specifici, rappresenta una minaccia credibile e crescente sul fatto che Al Shabaab in Africa orientale sta ottenendo sostegno finanziario attraverso il commercio illegale di avorio. Questa fonte di finanziamento sarà sempre disponibile per Al Shabaab e altre organizzazioni terroristiche islamiche nell’Africa orientale fino a quando la sicurezza/deterrente anti-bracconaggio sul territorio non sarà sufficiente a negargli l’accesso alla risorsa. L’avorio è una fonte di reddito troppo comoda per Al Shabaab per ignorala  e sarebbe ingenuo pensarla diversamente».

Ma Saunders aggiunge che la battaglia per l’avorio la stanno vincendo i “cattivi”: «L’escalation del numero degli incidenti di bracconaggio e la sofisticazione delle operazioni hanno travolto le capacità degli enti locali. Negli ultimi anni, l’aumento dei prezzi dell’avorio, alimentato dalla domanda che viene principalmente dalla Cina, ha creato una situazione di insicurezza che va ben oltre quella che era stata precedentemente affrontata dalle autorità della fauna selvatica. In sostanza, l’anti-bracconaggio è passato da essere una semplice operazione di polizia ad una forma di contro-insurrezione di basso livello, coinvolgendo sempre alcune delle organizzazioni criminali e mafie più famigerate di tutto il mondo e le organizzazioni terroristiche internazionali. Questo ha portato ad un sovra-sfruttamento delle risorse esistenti e alla mancanza di deterrenti sufficienti sul territorio. Nessuna agenzia della fauna selvatica del mondo è impostata per combattere il terrorismo, i ribelli e gli eserciti ribelli, ma questo è ciò che ci si aspetta dal Kenya Wildlife Service (Kws), dall’Institut Congolais pour la Conservation de la Nature (Icc) in Congo e dalle autorità per la fauna selvatica in Ciad, per citarne solo alcune».

Questo spiega perché gli Usa pensano che il traffico di fauna selvatica sia una minaccia alla sicurezza nazionale e  perché l’ex segretario di Stato Usa Hilary Clinton, intervenendo il 12 settembre al White House Forum to Counter Wildlife Trafficking ha detto che la maggiore militarizzazione del bracconaggio è una ragione perché gli Usa se ne interessino di più: «Il bracconaggio e il traffico illegale rappresentano anche una sfida economica e per la sicurezza in Africa ed altrove. Il traffico di fauna selvatica è diventato più organizzato, più redditizio e più pericoloso che mai. I bracconieri ora usano elicotteri, armi automatiche, visori notturni, telefoni satellitari per sopraffare e persino assassinare i rangers dei parchi ed altre autorità locali».

Il massacro di elefanti è senza dubbio una tragedia ambientale, ma come l’attacco omicida al centro commerciale in Kenya dimostra che lo spargimento di sangue alimentato dalla vendita di avorio non si ferma agli elefanti. Chi compra contribuisce a pagare i proiettili e le bombe utilizzate dai terroristi per uccidere persone innocenti, compresi i rangers delle aree protette e i clienti del Westgate di Nairobi.

Evidenziare questo indecente legame tra la vendita di avorio, la violenza integralista (non solo islamica, si pensi alle milizie congolesi, rwandesi e ugandesi che esibiscono spesso un “cristianesimo” che mischia Bibbia e superstizioni tribali) è importante perché ormai nessuno può avere la certezza che l’avorio che compra non sia insanguinato.