Come mettere in rete piani e pianificazione dei comuni, delle aree protette, dei bacini con la regione?

[8 ottobre 2013]

L’assessore Marson (Nella foto) ha puntualmente spiegato le finalità e le procedure della legge regionale sul governo del territorio varata dalla Giunta che dopo l’opportuna consultazione passerà alla approvazione definitiva del consiglio.

La consultazione però sembra escludere rappresentanze non solo interessate alla legge ma dalla quale dipenderà anche in qualche modo il loro ruolo; penso ai parchi e alle aree protette. Questioni di cui come Gruppo di San Rossore avemmo modo di discutere con l’assessore in rapporto soprattutto all’infelice articolo 145 del Nuovo codice dei beni culturali  altrettanto infelicemente attuato dalla regione che tolse il nulla osta ai parchi per disperderlo rovinosamente tra i comuni.

La nuova legge punta invece principalmente ad una pianificazione intercomunale rivolta a superare la dispersione e frantumazione di interventi che hanno in troppi casi prodotto danni all’uso e consumo del territorio specialmente agricolo. La legge  ha suscitato non poche obiezioni e timori degli architetti come dei comuni che temono un eccessivo accentramento regionale che penalizzerebbe l’autonomia comunale.

In coincidenza con la pubblicazione di questa  legge l’assessore Bramerini in una lettera inviata al Convegno di sabato 5 ottobre promosso dagli Ecodem toscani e dal Gruppo di San Rossore sulle aree protette toscane ha preannunciato l’imminente presentazione a Firenze della legge regionale dei parchi in lista d’attesa da anni. La coincidenza anche con altri provvedimenti di pianificazione settoriale come l’energia dovrebbe – è augurabile- che riesca a ricondurre a  percorsi comuni cancellando così anche norme assurde come quella che i piani dei parchi dovrebbero conformarsi a quelli energetici.

Non può essere dimenticato inoltre che recentemente il Senato ha approvato un documento sulla situazione del suolo e dei bacini idrografici di cui denuncia una azione prevalentemente rivolta alle emergenze e a interventi che eludono la sintonizzazione agli assetti vegetazionali e naturali  non perseguibile soltanto con argini e dighe.

Torna anche qui un aspetto cruciale per qualsiasi politica di governo del territorio che non può affidarsi unicamente al dualismo regione-comuni. Dice pur qualcosa che il Magra fiume tosco-ligure gestito da un unico bacino veda invece sulle due sponde una assai diversa presenza di aree protette che le due regioni finora non hanno neppure provato a gestire d’intesa. Non possiamo infine neppure dimenticare che al Senato si sta discutendo una legge di modifica della 394 sui parchi che come abbiamo visto nell’incontro alla provincia di Pisa ci riguarda e non poco specie in riferimento al ruolo della regione sulla gestione delle coste e delle aree protette marine santuario dei cetacei incluso.

Come gruppo cercheremo di partecipare a tutte le consultazioni previste per dare un proprio contributo come facemmo già in Val di Cornia e come stiamo facendo con una propria relazione per gli appuntamenti nazionali promossi dal ministro Orlando.