La Carta del Genzana per la gestione integrata del patrimonio naturalistico e la valorizzazione del territorio e del paesaggio appenninico

Come sta l’orso in Abruzzo?

Un orso morto combattendo con un altro maschio, ma c’è anche una femmina con tre cuccioli

[14 giugno 2018]

Sono contrastanti le notizie sull’Orso marsicano che giungo dall’ Abruzzo. Se da una parte ci tocca commentare il rinvenimento di un esemplare morto la scorsa settimana a Campoli Appennino, nella zona esterna al Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, dall’altra la buona notizia è che nel Parco nazionale della Majella è stata avvistata un’orsa con tre piccoli.

L’Orso ritrovato morto nel versante laziale del Parco, un maschio di circa 5 anni e del peso di 140 kg, presentava ferite alla testa e la successiva necroscopia, effettuata dalla sezione di Grosseto dell’Istituto Zooprofilattico di Lazio e Toscana, ha confermato che le ferite sull’animale sono state determinate da un combattimento con altri orsi, così come era stato ipotizzato dal veterinario del Parco, ed ha escluso qualsiasi causa di origine antropica nella morte dell’animale, che è deceduto a causa delle lesioni riportate a seguito di un impatto violento, determinato da una caduta, probabilmente avvenuta nelle fasi del combattimento. Sono infatti frequenti, in questo periodo, i combattimenti tra maschi per l’accoppiamento, e già in passato altri orsi sono stati rinvenuti morti per la stessa causa. Sebbene la causa di morte sia naturale, il che esclude cause originate direttamente o indirettamente dall’azione dell’uomo, si tratta comunque di una perdita importante per una specie a rischio di estinzione la cui tutela necessita di ulteriori sforzi. In particolare occorre intensificare la sorveglianza nella zona di protezione esterna al Parco, soprattutto nel versante laziale dove in passato sono stati registrati diversi casi di avvelenamento e atti di bracconaggio ai danni della fauna protetta.

L’altra notizia, questa volta molto positiva per la conservazione della specie, riguarda l’avvistamento di una femmina di Orso con al seguito tre cuccioli nati nel 2018 che,da pochi giorni sono usciti dalla tana e, insieme alla loro madre, hanno iniziato a frequentare i boschi e le radure del Parco nazionale della Majella in cerca di cibo.Fondamentale è ora garantire la massima tranquillità e sicurezza ai nuovi nati, che resteranno con la madre ancora per un anno. In questo periodo della loro vita sono estremamente vulnerabili e totalmente dipendenti da “mamma orso” per il cibo e la protezione.

Dopo la femmina con due cuccioli di cui nel 2014 era stata accertata la presenza nel settore settentrionale della Majellaquesta volta, a seguito della verifica di alcune segnalazioni, è stato possibile accertare e confermare un evento che ha una elevatissima rilevanza e che testimonia il ruolo che svolge il territorio del Parco Nazionale della Majella per la salvaguardia dell’Orso bruno marsicano.Con minimo di 13 orsi diversi che da alcuni anni vivono in modo sempre più stabile all’interno della Majella, di cui almeno due femmine riproduttive, emerge chiaro per il futuro di una popolazione complessiva di circa 60 individui, il ruolo che il Parco ha per la sopravvivenza di questa specie che rappresenta uno dei taxa di orso più rari al mondo e presente esclusivamente nelle montagne dell’Appennino centrale.

Si deve in particolare all’impegno delle due aree protette, che conducono un importante funzione che va al di là del loro ruolo all’interno del Patto per la tutela dell’orso bruno marsicano (PATOM), se possiamo avere una concreta speranza di salvare dall’estinzione questa specie. Occorre sostenere i loro sforzi e accompagnare le loro scelte in maniera convinta, ed anche per questo lo scorso 3 giugno abbiamo sottoscritto con la Riserva regionale  del Monte Genzana e Alto Gizio, il Parco d’Abruzzo e il Parco della Majella Carta del Genzana per la gestione integrata del patrimonio naturalistico e la valorizzazione del territorio e del paesaggio appenninico, con l’obiettivo di realizzare la rete delle aree protette dell’appennino per attuare la Convenzione degli Appennini e salvare specie importanti come appunto l’Orso bruno marsicano.

di Antonio Nicoletti

responsabile nazionale Aree protette e biodiversità Legambiente