Come stanno le aree protette? Prima assemblea nazionale dei Circoli dei Parchi di Legambiente

[11 aprile 2014]

Potrà essere seguita anche in diretta streaming sul canale Youtube di Legambiente Nazionale la prima assemblea nazionale dei Circoli del Cigno Verde delle aree protette, convocata a Roma per il 12 aprile.

Legambiente parte dalla recente audizione alla Commissione ambiente della camera del  ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti per presentare le sue linee programmatiche che ha affrontato anche le tematiche riguardanti la protezione della natura, del mare e della biodiversità  e le ha inquadrate  nell’ambito del semestre di presidenza di turno italiano dell’Unione europea e degli accordi internazionali sottoscritti dall’Italia. Gli ambientalisti definiscono un passo avanti il riconoscimento da parte de ministro Galletti –  la cui nomina ha suscitato forti perplessità per il suo passato non certo filo-ambientalista –  del primato della  biodiversità italiana nell’Ue e del mosaico di habitat ed ecosistemi del nostro Paese.  «Certo – dice Antonio Nicoletti – responsabile aree protette e biodiversità di Legambiente  –  ci saremmo aspettati anche un richiamo agli esiti della Conferenza nazionale La Natura dell’Italia celebrata appena 4 mesi fa, ma di questa e della green economy dei parchi come punto di forza per rilanciare il nostro Paese non si trova traccia nella comunicazione di Galletti, come si avverte l’assenza di tanti altri argomenti importanti e non citati dal Ministro. Questa prima Assemblea nazionale dei circoli delle aree protette di Legambiente serve proprio ad occuparci di questo: di quello che lo stesso Galletti spiega così: “Nella crisi strutturale che stiamo vivendo, che impone una radicale rivisitazione del modello cui eravamo in passato abituati, credo che la piena valorizzazione del nostro patrimonio naturalistico e culturale può e deve concorrere a pieno titolo alla ricerca e alla ridefinizione delle nuove vocazioni su cui puntare, da oggi e per il futuro, per il lavoro, per la qualità della nostra vita, per le legittime attese delle giovani generazioni. E tutto questo è sottolineato proprio dalla stessa fase storica in cui viviamo”».

Il rischio che corrono i parchi secondo l Legambiente è quello della mediocrità, «Se è vero che, ad oltre vent’anni dalla legge quadro sulle aree protette, possiamo dire che i parchi sono stati una sfida positiva e vincente capaci di delineare traiettorie ed  esperienze di sviluppo locale qualitativo e quindi durevole e sostenibile, e che dopo venti anni sono ancora punti di riferimenti per le migliori esperienze di turismo e per l’alimentazione di qualità, è anche vero che quelle stesse esperienze sembrano aver perso la loro spinta propulsiva, anche perché l’azione di governo – dei governi di ogni colore e di ogni livello – non le ha sostenute in modo adeguato e coerente».

Pder questo l’Associazione ritiene necessaria una significativa “manutenzione” della Legge sui parchi che non metta in dubbio i principi fondanti ed ancora validissimi della 394/91 ma la adegui ai tempi nuovi, alle risposte da dare ad un’aggressione crescente alla biodiversità delle aree protette praticamente rimaste senza difesa, dove abbattere una specie protetta, fare motocross su un sentiero, pescare di frodo in un’area marina protetta, costruire un abuso provoca le stesse conseguenze che farlo fuori da un’area protetta e spesso nulla. Per quanto riguarda le proposte di revisione della legge in discussione in Parlamento, Legambiente vuole ripartire da quanto ha messo nero su bianco nella lettera inviata al presidente Giuseppe Francesco Maria Marinello ed ai componenti della Commissione ambiente del Senato: « il testo proposto  non tiene conto dei contributi avanzati da diverse parti, tra cui Legambiente, e non aiuta ad avvicinare le diverse posizioni in campo, ma crea nuovi motivi di preoccupazione per il futuro delle nostre aree protette».

Ma è anche la macchina burocratica degli Enti Parco a preoccupare gli ambientalisti, a partire dal ruolo del Direttore che troppo spesso si trova a fare il “segretario comunale” di una macchina amministrativa ingolfata, a spendere il suo tempo in beghe di personale e sindacali, tralasciando progettualità e difesa della biodiversità.

Poi c’è il problema del ruolo delle omunità del Parco che si sono rivelate inconsistenti e troppo spesso hanno rinunciato a svolgere lo stesso ruolo attribuitogli dalla 394/91 per diventare camere di compensazione politica che vede nel Parco solo un elemento per scaricare sull’Ente le tensioni e le conflittualità del territorio, un Ente che viene dimenticato in troppi casi non appena vengono eletti nel direttivo i componenti della Comunità.

Inoltre, spoiega Nicoletti, «L’Associazione si pone il problema di come contribuire alla crescita dei territori protetti (il 17%  a terra e il 10% mare e coste sono le indicazioni della CBD-IUCN a livello globale) per frenare la perdita di biodiversità, alla luce delle difficoltà economiche e al basso livello di accettazione sociale delle stesse, senza perdere di vista le giuste battaglie che stiamo portando avanti in tanti territori (area marina protetta a Maratea, Parco nazionale del Matese, Parco nazionale del Delta del Po) e le esigenze di fornire una adeguata rete di tutela di habitat e specie che le aree protette garantiscono».

Ultimo ma non ultimo, a Roma i Circoli dei Parchi di Legambiente discuteranno di  come consolidare i successi fin qui raggiunti nella crescita di biodiversità, soprattutto faunistica, e promuovere politiche nuove ed adeguate sia per governare e ridurre l’espansione delle specie aliene, sia per salvaguardare  la diffusione delle specie protette, costruendo soprattutto con gli agricoltori un approccio alla gestione della fauna selvatica diverso da quello fin qui perseguito delle compensazioni.

«Rinchiudersi in una trincea – conclude Nicoletti – non aiuta la biodiversità, non aiuta le aree protette, le mummifica, le riduce ad un brandello sopravvissuto, le rende tanto indispensabili quanto superflue, i luoghi dove qualcuno vorrebbe confinare i lupi, territori alieni dove imprigionare la vita diversa dall’uomo, che può visitare, per ricordarsi di come eravamo, non di come siamo o potremmo e dovremmo essere.  Un’idea che non è mai stata di Legambiente e che sarebbe la sconfitta dell’ambientalismo e del nuovo conservazionismo scientifico».