Commercio di carne di cani e gatti in Cina, Animal Equality: «Crudeltà verso gli animali nei mercati e negli allevamenti»

Ogni anno in Cina vengono uccisi per il consumo di carne oltre 18 milioni di cani e 4 milioni di gatti. L'indagine shock

[10 settembre 2013]

Animal Equality, un’organizzazione internazionale per i diritti animali presente anche in Italia, è nota per le sue campagne pubbliche e le investigazioni realizzate all’interno di macelli e allevamenti di agnelli, di foie gras e di maiali. Presenta ora un’indagine effettuata in incognito per  tre settimane sul commercio della carne di cane e gatto in Cina.

Ogni anno in Cina vengono uccisi per il consumo di carne oltre 18 milioni di cani e 4 milioni di gatti, un’abitudine alimentare che è particolarmente diffusa al confine nord-est del paese con la Corea e nelle regioni meridionali di Guizhou, Guangdong e Guangxi, mentre nella capitale Pechino non si mangia carne di cane e gatti, il cui consumo è stato vietato già nel 1950 a Hong Kong, allora colonia britannica.

Gli attivisti dell’Ong hanno visitato il mercato dei “Tre Uccelli” di Nanhai, quello di animali esotici a Wuhan e quello di Fu Xing e sono entrati in due allevamenti di cani a Jiaxiang e Jining e nel mattatoio di Zhanjiang. Per conoscere l’industria della carne di cane in Cina gli animalisti in incognito hanno anche visitato l’allevamento di cuccioli a Shandong (Jining) «dove i cani vengono allevati per la loro carne e la pelle».

«Abbiamo visto due settori di questo posto: uno destinato agli adulti e l’altro ai cuccioli. La prima parte aveva diversi box, all’interno dei quali vi erano circa 10 cani adulti di taglia grande (Alaskan Malamute, levrieri e altre razze) per la riproduzione. Nel capannone di allevamento si potevano contare circa 150 cuccioli di poche settimane, stipati in piccole gabbie metalliche poggiate a terra. Queste erano larga circa due metri per 40 cm di altezza, e contenevano fino a 13 cuccioli così stipati da far fatica a muoversi. Secondo quanto abbiamo saputo, i piccoli sono venduti a 3 settimane di età ad un’altra società che li cresce finché non raggiungono un peso adeguato; una volta ingrassati, vengono macellati sul posto o portati al mattatoio. Ogni cucciolo viene venduto per 200 yuan (circa 25 euro)».

Secondo quanto rivela Animal Equality, «nell’allevamento di Jining sono stati trovati cani rubati, che ancora indossavano i vecchi collari che avevano in famiglia, e che venivano utilizzati per la riproduzione. Gli allevatori hanno ammesso questi furti, riconoscendo di aver violato le leggi cinesi in merito al commercio di animali. In questi allevamenti, cuccioli con meno di due mesi vengono stipati nelle gabbie in attesa di essere trasportati verso mercati e macelli».

Dopo un viaggio di oltre 1.200 chilometri, gli animali, ancora rinchiusi nelle gabbie, raggiungono i mercati. Gli attivisti denunciano: «Nonostante le guardie di sicurezza ci abbiano seguito e abbiano cercato di impedire la nostra presenza, siamo riusciti ad arrivare nella zona di scarico degli animali vivi dei mercati assistendo al loro arrivo in camion enormi, stracolmi di piccole gabbie. Cani, gatti e conigli vengono scaricati durante la notte e le gabbie in cui sono rinchiusi vengono gettate dalla cima del camion causando fratture a molti di questi animali. Alcune gatte incinta partoriscono sulla strada durante questi mercati che dura diversi giorni, e durante i quali non mangiano e non bevono, mentre i piccoli muoiono schiacciati durante lo scarico delle gabbie».

L’investigazione nei mercati di Wuhan e Fuxing, dove cani e gatti vengono venduti ai ristoranti e ai macelli della zona, ha svelato uno dei tanti inferni per gli animali in Cina: «Come mostrano le immagini – dicono ad Animal Equality – a Zhanjiang, i cani sono tenuti in una stanza chiusa e buia, nella quale manca l’aria, senza cibo né acqua, in attesa di essere colpiti alla testa e pugnalati a morte».

A Wuhan (Husband Seafood Market) il consumo della carne di cane è insolito, ma gli attivisti dicono di aver trovato un mercato pieno di gabbie «contenenti una quantità di animali vivi, tutti da carne: 15 cani in gabbie separate, oltre a cervi, alligatori, procioni, conigli, ricci, istrici, fagiani, asini e oche. Abbiamo notato che quella stessa mattina era stato ucciso almeno un cane, poiché ne restava la pelle su una delle gabbie. Su un’altra era ben in vista anche un cranio, sempre di cane».

Nel mercato di FuXing invece sono i gatti le vittime del consumo di carne: «Qui vengono catturati direttamente dalle strade, uccisi nei ristoranti uccisi da un colpo alla testa, dopo di che sono messi in enormi pentole di acqua bollente e servito come parte del famoso piatto “Dragon, Tiger e Phoenix,” che, secondo la tradizione, “aiuta a rafforzare il corpo.” Inoltre, in questo mercato i gatti sono venduti anche come cibo per sfamare i cani, procioni e altri animali non domestici».

Animal Equality sottolinea che «questa investigazione dà vita ad una campagna internazionale: “Senza Voce”, per chiedere la fine del cruento commercio di carne di cane e gatto in Cina» e l’associazione sta collaborando con alcune realtà locali per perseguire questo obiettivo. La campagna è iniziata ad aprile e da allora oltre 192.000 persone hanno appoggiato la petizione di Animal Equality, che sottolinea: «Quando raggiungeremo le 200.000, consegneremo tutte le firme alle ambasciate cinesi in Germania, Spagna, Italia, Inghilterra, Stati Uniti e Messico».

Video: Avvertenza – il video contiene immagini di esplicita violenza

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  • Nuova investigazione sul commercio della carne di cane e gatto in Cina