La chiave è alla frontiera tra Myanmar e Cina

Il commercio illegale di tigri e leopardi in crescita

Visto il calo esemplari, la domanda si sta spostando verso gli altri felini

[23 dicembre 2014]

«Il commercio di grandi felini (specie  Panthera e Neofeli) e anche di altri felini  selvatici è un chiaro impedimento per la loro conservazione. Il Myanmar è un Paese importante per la conservazione dei felini, sia per la presenza di popolazioni significative di specie minacciate, ma anche perché è posizionato strategicamente tra la Cina, la Thailandia e l’India». È da questi presupposti che si sviluppa il dettagliato rapporto “Trade in tigers and other wild cats in Mong La and Tachilek, Myanmar – A tale of two border towns”, pubblicato su Biological Conservation da Vincent Nijman,  un antropologo del Wildlife Trade Research Group dell’Oxford Brookes University, e Chris R. Shepherd, direttore di Traffic per il sud-est asiatico, sottolinea che

Il rapporto analizza i dati sulle pelli di grandi felini ed altre parti di felini che sono state viste tranquillamente in vendita a due città di confine in Myanmar. Tachilek sul confine Myanmar-Thailandia (19 indagini, tra il 1991 ed il 2013) e Mong La, al confine Myanmar-Cina (7 indagini, tra il 2001 ed il 2014) e che «dimostrano che le specie più comuni in commercio sono il leopardo nebuloso Neofelis nebulosa (482 individui, osservati in 22/24 sondaggi), seguito da gatto leopardo Prionailurus bengalensis (458 individui, 11/12 indagini), leopardo Panthera pardus (344; 22/24 sondaggi), tigre  P. tigris (207 individui, 21/24 indagini) e gatto dorato asiatico Catopuma temmincki (135 individui; 10/12 indagini)».

Un dato forse ancora più inquietante è che i volumi delle pelli di felini sembrano minori di quelli di altre parti in vendita, come ad esempio il cranio, artigli e canini, mentre la presenza ed il numero di pelli dei felini più piccoli era correlata al numero di pelli di grandi felini. «Non ci sono state indicazioni che i leopardi o il leopardo nebuloso vengano usati in sostituzione delle tigri», scrivono Nijman e Shepherd, mentre il numero di negozi che vendono parti  di felino  è aumentato a  Mong.

In realtà, nonostante l’approvazione di leggi per difendere queste specie protette, il commercio di pelli ed altre parti di tigri e di felini selvatici del Myanmar in Cina negli ultimi anni è cresciuto, mentre è diminuito in  Thailandia.  Traffic spiega che a Tachilek sul confine Myanmar-Thailandia, i negozi che vendono parti di grandi felini sono scesi dai 35 del 2000 agli appena 6 del 2013. Invece a Mong La, al confine con la Cina, i negozi di questo tipo sono più che triplicati: dai 6 del 2006 ai 21 del 2014.  A Mong La arrivano quasi esclusivamente clienti cinesi. Sono questi due mercati, situati sui confini internazionali, il buco nero del commercio illegale transfrontaliero di specie protette ai sensi della Convention on international trade in endangered species of wild fauna and flora (Cites) e dalle leggi nazionali del Myanmar, della Cina e della Thailandia. Gli esperti dicono che le autorità birmane non hanno alcun controllo su Mong La: la città è gestita  da un gruppo armato Shan che ha firmato un accordo di pace con il governo militare di transizione del Myanmar. Nessun esponente del governo centrale o locale ha voluto commentare l’inchiesta pubblicata su Biological Conservation. Traffic ha detto a BBC News che la legge a  Mong La non esiste e Thomas Grey del Wwf  Greater Mekong spiega che «Molti dei prodotti, in particolare la carne selvatica e il vino di ossa di tigre, non entrano in Cina, ma vengono  consumati a Mong La dai turisti cinesi. Tuttavia, presumibilmente molte delle pelli vengono importate  in Cina come souvenir. Quindi, quello di cui c’è bisogno è un rafforzamento dei controlli al confine sui turisti cinesi per accertarsi che stiano portando altri prodotti selvatici illegali in Cina».

La maggioranza delle parti di felini selvatici in  vendita  a Tachilek e Mong La è costituita da artigli, teschi, canini e pelli, in totale i due ricercatori/detective hanno contato di 2.000 “pezzi” di felini selvatici, la maggioranza   pelli, e sostengono che «La diminuzione a Tachilek potrebbe essere dovuta ad una maggiore azione coercitiva in Thailandia mentre l’incremento Mong La può essere legato al potere d’acquisto crescente dei consumatori cinesi ed all’apparente facilità di contrabbandare parti illegali di fauna selvatica in Cina da Mong La».

Shepherd sottolinea che «Con la scarsa o nessuna applicazione della legge a Tachilek e Mong La,  la caccia è sempre aperta per i trafficanti di fauna selvatica, con i contrabbandieri che acquistano da chi ha poca paura di essere fermato per le sue azioni criminali». Lo studio pubblicato da Biological Conservation suggerisce inoltre che l’aumento delle vendite di parti di felini a Mong La  rispecchia quello di altri prodotti illegali di animali selvatici, come l’avorio, mentre i clienti thailandesi di Tachilek ormai in Myanmar cercano soprattutto abbigliamento birmano a basso costo. Ma Nijman e Shepherd evidenziano: «Anche se le dinamiche del commercio di parti di felini selvatici differiscono nelle due città di confine, in entrambe le parti di leopardo nebuloso Neofelis erano quelle della specie più spesso vista in vendita». Parti del raro leopardo nebuloso sono state viste in vendita in tutti i negozi e dalle indagini risulta che si tratti di almeno 482 individui uccisi. I commercianti delle due città hanno confermato che le parti di tigri e leopardi vengono principalmente dal Myanmar e dall’India. Studi precedenti avevano riportato che le pelli e le ossa di grandi felini in vendita a Tachilek erano anche originarie di Thailandia, Malaysia ed Indonesia. Le specie più piccole di felini in vendita sono tutte del Myanmar.

Gli esperti dicono che l’India, il Myamar e altri Paesi dell’Asia meridionale e del sud-est asiatico stanno perdendo le loro popolazioni di leopardi e tigri, quindi la domanda si è spostata verso altri felini selvatici, più facili da far passare attraverso le maglie delle normative teoricamente più severe sulla fauna selvatica in alcuni paesi.

Mong La sta emergendo come un importante centro per gli altri prodotti della fauna selvatica, tra cui l’avorio.

Un altro studio della Oxford Brookes University e di Traffic, pubblicato all’inizio dell’anno, aveva scoperto che nella città di confine birmana c’erano circa 3.300 pezzi di avorio intagliato e 49  zanne intere liberamente in vendita ed evidenziava che «L’origine dell’avorio può costituire una combinazione di avorio degli elefanti asiatici del Myanmar e di avorio africano importato attraverso la Cina». Il rapporto sottolineava anche un altro dato molto preoccupante: «Nel 2009 sono stati trovati solo  25 pezzi di pelle di elefante, mentre tra il 2013 e il 2014 la cifra era balzata a 1.050».

Nijman e Shepherd  chiedono che le leggi vengano applicate davvero e che i criminali della fauna selvatica del Myanmar vengano perseguiti ed hanno invitato Cina, Thailandia ed India ed  il governo del Myanmar, ma in particolare i consumatori cinesi, a reprimere e a non partecipare al commercio illegale di fauna selvatica. «E’ tempo che le autorità di controllo competenti rispettino i loro impegni internazionali per affrontare il crimine della fauna selvatica», ha concluso Nijman.