La Conferenza dei servizi istruttoria aggiornata al 16 giugno

La Concordia in Toscana: chi rompe (non) paga, e i cocci sono nostri

Rossi: «Progetto Costa irricevibile, ignora il principio di precauzione»

[10 giugno 2014]

Come buona tradizione insegna, ancora una volta sulla rimozione della Costa Concordia si è deciso di non decidere. Ieri si è tenuta al Dipartimento della Protezione civile la Conferenza dei Servizi in sede istruttoria, convocata dal Commissario delegato del Governo per la gestione dell’emergenza Concordia, Franco Gabrielli, «per esaminare – come previsto dalla delibera del Consiglio dei Ministri del 16 maggio scorso – il progetto presentato dalla società Costa Crociere per il trasferimento della nave da Isola del Giglio nel porto di Genova individuato dal consorzio di imprese Saipem-San Giorgio del Porto per il successivo smaltimento». Come spiega una nota della Protezione Civile, il risultato è che «stante le numerose integrazioni prodotte nei giorni scorsi da Costa e le richieste di ulteriori documenti formulate dalle amministrazioni pubbliche, il Commissario delegato si è impegnato a chiedere al Consiglio dei Ministri ulteriori dieci giorni dalla scadenza precedentemente fissata al 16 giugno, per consentire il necessario approfondimento del progetto».

Dunque, appuntamento – se tutto va bene – il 26 giugno.  Le amministrazioni a vario titolo intervenute – Comune di Isola del Giglio, Provincia di Grosseto e Regione Toscana, Arpat, Azienda sanitaria di Grosseto, Comune e Provincia di Genova, Regione Liguria, Arpal, Autorità Portuale di Genova, i ministeri dell’Interno, dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, delle Infrastrutture e dei Trasporti, della Salute e dei Beni e delle Attività Culturali, Ispra, Istituto Superiore di Sanità, Agenzia delle Dogane – hanno tutte rilevato la necessità di disporre di più tempo per analizzare nel dettaglio il corposo progetto per la rimozione del relitto.

Il problema rimane che il piano, in quanto redatto da Costa, presenta naturalmente valutazioni che maligni potrebbero definire “di parte”. L’azienda ammette che durante il tragitto verso il porto di destinazione il rischio di inquinamento c’è, compreso lo sversamento in mare di idrocarburi, agenti chimici, acque interne contaminate. Eppure, come approdo più appropriato viene designato il porto di Genova – patria della Costa Crociere ma distante 5 giorni di navigazione, alcuni dei quali vicino alle (altre) isole dell’Arcipelago toscano all’interno del Santurario internazionale dei cetacei – piuttosto che Piombino, raggiungibile in 1 giorno.

Al termine della conferenza dei servizi a Roma, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha dato un giudizio sul piano presentato dalla Costa che non lascia spazio alle interpretazioni: «Se un soggetto privato avesse presentato lo stesso progetto ai tecnici del nucleo di valutazione Via della Regione Toscana, sono certo che dopo dieci minuti lo avrebbero rispedito al mittente. Il progetto è carente al punto che è stato concordato di dare più tempo per rispondere alle obiezioni e consentire ai tecnici una valutazione più approfondita. La nave va spostata prima dell’inverno, ma portarla a Genova, passando tra le isole dell’arcipelago e attraverso il santuario dei cetacei, significa rischiare 5 volte di più che portarla a Piombino. La navigazione può avvenire solo in condizioni di mare calmo e con venti non forti. E le previsioni meteo-marine a distanza i 5 giorni crollano del 50% di affidabilità, resto dell’opinione che in questi casi occorra usare un criterio di precauzione, che impronta tutta la legislazione europea in materia ambientale, per cui si deve scegliere sempre il rischio minore. E il rischio minore è portare la nave a Piombino. Ovviamente se il porto sarà pronto entro settembre».

La scelta di Costa, dunque, viene presentata come principalmente motivata dal fatto che al momento il porto di Piombino non è attrezzato a ospitare la nave. Le autorità locali assicurano che lo sarà a settembre, ma la Costa ha deciso evidentemente di non poter aspettare, nonostante la nave sia adagiata sul fondale del Giglio ormai da gennaio 2012, e da allora si siano susseguiti innumerevoli ritardi per i più disparati motivi. Vano anche il richiamo del sindaco dell’Isola – Sergio Ortelli –, il quale continua a chiedere di aspettare settembre e con lui la fine della stagione estiva, principale fonte di sostentamento per l’economia locale.

Può dunque un’impresa privata, proprietaria di una nave naufragata – arrecando danni ambientali (ancora impossibili da stimare con precisione), sociali e d’immagine enormi alla Toscana – imporre la propria volontà nella scelta del porto dove smaltirla? Oppure il governo, non lasciando la Regione da sola, sceglierà finalmente di prendere posizione, dopo aver investito risorse e speranze su Piombino con l’Accordo di programma per il porto? Chi rompe paga, ma in questo caso i cocci della Concordia fanno parte del pacchetto.