Venneri: «L'Arcipelago toscano non ha bisogno di interventi artificiali per attirare turisti»

Concordia, ecco perché lasciare le piattaforme sui fondali del Giglio è una cattiva idea [FOTOGALLERY]

A Genova un convegno targato Costa che non piace a ministero e Legambiente

[21 novembre 2014]

Il  25 novembre, all’Acquario di Genova, quelli che l’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee definisce «alcuni dei massimi esperti di biologia marina e di scienze ambientali» discuteranno (ma forse sarebbe bene dire magnificheranno) la proposta del Comune dell’Isola del Giglio di non smantellare le piattaforme subacquee realizzate per il recupero del relitto della Costa Concordia. Sarà presente il sindaco del Giglio Sergio Ortelli, si conta sulla presenza (improbabile) del Ministro Galletti, che sembra però aver già espresso il suo parere. Infatti, intervenendo il 15 novembre a Livorno al convegno “La sostenibilità come motore di sviluppo, Marine Strategy e Blue Growth”, organizzato dallo stesso ministero dell’Ambiente nell’ambito della Presidenza di turno italiana dell’Unione europea, Galletti ha lasciato poco spazio ad interpretazioni sul futuro del post-Concordia al Giglio: «Ora dovremo concludere il lavoro riportando il mare e i fondali dell’isola allo stato pre-naufragio», che, se l’italiano ha un senso, vuol dire senza piattaforme e con il fondale ripristinato.

Infatti gli stessi organizzatori del Convegno genovese ammettono che «l’opposizione arriva dal ministero dell’Ambiente che ha richiesto la totale rimozione di queste strutture e il ripristino dei fondali in base all’accordo stipulato tra Costa Crociere, società assicuratrici, Ministero e Conferenza dei Servizi Stato/Regione». Ma è difficile che proprio ora Galletti sconfessi il suo staff di fronte a pressioni fin troppo evidenti, come ha detto sempre a Livorno riferendosi all’intera vicenda della Costa Concordia: «Devo ringraziare i tecnici del ministero per non aver mollato mai e aver chiuso la parte più delicata dal punto di vista ambientale della vicenda Concordia con un risultato positivo». E sono  proprio quei tecnici che continuano a seguire la vicenda delle piattaforme.

Eppure, nonostante i problemi anche di tipo processuale che si presentano, per non parlare dell’evidente contrasto con le Direttive europee sul risarcimento del danno ambientale, i promotori del convegno “Il dopo Concordia all’isola del Giglio – Barriere artificiali  sommerse, una risorsa per l’ambiente e l’economia”, continuano a sostenere che «l’argomento è interessante anche per quello che riguarda gli aspetti economici poiché il mantenimento delle strutture, oltre a rappresentare un’operazione corretta dal punto di vista scientifico, potrebbe diventare una risorsa importante per il turismo».

Perché tanto interesse a lasciare le piattaforme sul fondale della Gabbianara, a perpetuare il ricordo della tragedia, ma ancor più a cercare di tenere in piedi quel turismo del macabro che sembra molto piacere a quella parte dei gigliesi che sembrano essere orfani della Concordia? Lo chiediamo a Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente che fin dal primo momento ha seguito la vicenda della Costa Concordia.

«Per Agatha Christie due indizi potevano essere una coincidenza, ma tre erano decisamente una prova – dice Venneri – Nel caso del convegno organizzato presso l’Acquario di Genova il prossimo 25 novembre di indizi ce ne sarebbero più di tre, e comunque abbastanza per condannare senza appello gli organizzatori, l’Accademia Internazionale di Scienze e attività subacquee che riunirà autorevoli cattedratici per discutere della “bontà per l’ambiente e l’economia delle barriere artificiali sommerse”. Ad aprire i lavori nel capoluogo ligure, accanto a un’asserita presenza del ministro dell’Ambiente, ci saranno il sindaco…  di Genova? No, del Giglio! E il presidente della Regione… Liguria? No, quello della Regione Toscana. E cominciamo allora con gli indizi: a discutere di barriere artificiali sommerse a Genova interverranno quindi amministratori locali e regionali toscani. Uhmm…»

Si afferma che l’interesse sia soprattutto scientifico e turistico, mentre altri dicono che Costa/Carnival avrebbe tutto l’interesse a non realizzare un costosissimo e difficile recupero ambientale e della biodiversità. Che ne pensa?

«Scorriamo ancora l’elenco dei relatori e troviamo Giandomenico Ardizzone, dell’università La Sapienza di Roma, che illustrerà la vicenda della “Costa Concordia”. E’ lo stesso  Ardizzone che era con lo staff di Costa Crociere quando si trattava presso la Protezione civile sul recupero del relitto e il progetto di rimozione? Sì, ed è un altro indizio… Ancora, ci sarà una relazione dedicata alle meraviglie che riservano le immersioni sul relitto della Haven, la petroliera legata al più grave disastro ambientale del Mediterraneo (144mila tonnellate di petrolio finiti nel mar ligure) e oggi presentata come paradiso dei subacquei. E poi ancora le sorprese che finanche i fondali sabbiosi e banali dell’Adriatico possono riservare quando l’uomo ne modifica il profilo con una bella piattaforma per l’estrazione del gas. E’ chiaro adesso l’obiettivo dell’incontro? Sono sufficienti gli indizi riportati finora? Ne vogliamo aggiungere un altro? La location. Il convegno si terrà presso l’Acquario di Genova, la struttura sapientemente gestita da Costa Edutainment, una società del gruppo Costa. Lo stesso gruppo delle navi da crociera? Sì».

E’ per questo che ci si dà tanto da fare, sfidando anche i pareri del ministro e del suo staff tecnico e le normative vigenti?

«Si capisce allora che dietro le “barriere artificiali sommerse” delle quali si discuterà a Genova si nasconde in realtà la grande piattaforma sommersa realizzata per il recupero della Costa Concordia che per legge dovrà essere smantellata, ma che molti invece vorrebbero mantenere. Va da sé che Costa sarebbe ben contenta di risparmiare i milioni del ripristino dello stato dei luoghi e ammantare per di più la scelta del nobile fine “ambientale ed economico”».

Ma il sindaco Ortelli, che per la verità subito era contrario al mantenimento delle piattaforme, l’opposizione consiliare di centro-sinistra e una parte della popolazione appoggiano Costa Crociere e dicono che lasciare lì le piattaforme sarebbe un’attrattiva turistica. Non crede che potrebbe essere così?

«Noi siamo fra quelli che pensano che i fondali del Parco nazionale dell’arcipelago toscano non hanno bisogno di interventi artificiali per spingere i subacquei all’immersione. E che anzi, un precedente del genere sarebbe decisamente pericoloso per tutti coloro che realizzano infrastrutture artificiali in mare. Basti pensare a cosa potrebbe succedere, con questo precedente, a tutte le piattaforme sparse per i nostri mari: ognuna di queste diventerebbe subito la più bella palestra per le immersioni subacquee… Sarebbe interessante sentire, accanto a tanti augusti pareri, anche quello dell’Ispra e dell’Avvocatura dello Stato. Va bene allora discuterne, ma lo si faccia senza ipocrisia, chiamando le cose con il proprio nome».

Intanto una settimana fa una troupe della trasmissione di Rai3 Kilmangiaro era al Giglio non solo per documentare le bellezze dell’Isola, ma anche per evidenziare i problemi di Giannutri, l’altra isola che fa parte del Comune dell’Isola del Giglio) e per indagare sulla vicenda delle piattaforme della Costa Concordia.