Concordia, il ministro dell’Ambiente spazza via l’ipotesi Turchia

Gabrielli: «In campo due opzioni, italiana e turca. Civitavecchia troppo costosa»

[17 aprile 2014]

Il prefetto Gabrielli oggi ha riferito alla Commissione Ambiente della Camera sullo stato di avanzamento dei lavori di rimozione e sulla fase finale di smantellamento in sicurezza della Costa Concordia. Dopo aver dettagliatamente illustrato le operazioni di raddrizzamento del relitto e le opzioni per portarlo via dal Giglio (quella italiana con il traino e quella “straniera” con il “ponone-sottomarino” Vanguard, si è soffermato, dopo aver ricordato che la cosa non rientra tra le competenze affidategli, sulla possibile destinazione della Costa Concordia per il suo smantellamento: «Palermo si è reso non più disponibile, e quindi ne rimangono tre: Civitavecchia è una soluzione assolutamente fuori mercato perché il costo complessivo sarebbe di 200 milioni di dollari contro i 40 milioni di dollari per la Turchia, e il doppio di Piombino e Genova; nel mezzo quindi ci sono queste due ultime soluzioni, tra le quali non c’è molta differenza in termini di costi».

Ma in termini di preferenza, sì. Le dichiarazioni di Gabrielli, suscettibili di interpretazione, hanno alzato un polverone che il ministro dell’Ambiente, ha preferito subito sedare: «La Concordia – ha dichiarato Galletti all’Ansa – deve essere smantellata in Italia. Dalla tragedia, avvenuta nei nostri mari con danni ambientali e vittime, devono esserci opportunità economiche per il nostro Paese».

Il Prefetto, nel suo intervento, ha comunque sottolineato che «sotto il profilo tecnico il porto che accoglierà la nave Concordia dovrà avere determinate caratteristiche ed infrastrutture adatte a ricevere un relitto di tali dimensioni (ad esempio unsa profondità di almeno 20 metri) nonché attrezzature adeguate per la demolizione ed il riciclo della nave in accordo  con la normativa nazionale e internazionale, nel rispetto dei più elevati standard di tutela ambientale e di salvaguardia della sicurezza».

Ma Gabrielli ha ricordato che Piombino non ha attualmente un bacino sufficiente per le operazioni di smaltimento della Concordia, «e per quello che io so l’armatore considera questa soluzione problematica, perchè meno supportata sul fronte delle tempistiche di smantellamento e sotto il profilo della sicurezza delle operazioni». Ma a Gabrielli non sfugge che a traino «dall’Isola del Giglio si raggiunge Piombino in una giornata di navigazione, mentre si arriva a Genova in 5 giorni» e secondo lui e questa «L’unica vera criticità che dovrà essere valutata è il rischio del traino da moltiplicare per cinque», tenendo in considerazione che con la scelta ligure la Concordia andrebbe a Voltri per un primo smantellamento e poi a Genova per quello definitivo.

In ogni caso, Gabrielli ha precisato che si augura che lo smantellamento del relitto avvenga in un porto italiano. La pensa come lui anche presidente della Commissione, Ermete Realacci, che ha commentato così l’audizione: «Nella tragedia della Costa Concordia e nelle azioni che ne sono seguite sono emerse due Italie. Una sbruffona, inaffidabile, irresponsabile simboleggiata dal comandante Schettino e un’altra rappresentata dall’impegno solidale nei soccorsi dei cittadini del Giglio e dopo dall’eccellente azione di messa in sicurezza del relitto. In questa operazione difficile e per certi aspetti mai tentata, sotto la regia della Protezione Civile, abbiamo dato prova di efficienza e le imprese italiane hanno mostrato il meglio delle loro capacità tecnologiche. Un successo questo che, dopo la tragedia, ha contribuito a riscattare, almeno in parte, il Paese e a restituire onore all’Italia».

Secondo Realacci è «positiva poi la conferma che tutti i costi legati alle operazioni di recupero e rimozione del Concordia, attestatisi ad oggi sulla cifra di 1,100 miliardi di dollari, siano a carico della Costa. Importante, inoltre, che sia operativo un monitoraggio ambientale continuo realizzato con il coinvolgimento del Dipartimento di Biologia Ambientale de l’Università La Sapienza, dell’Ispra e dell’Arpa Toscana, che ha dato risultati confortanti».

L’esponente del Pd  ha poi detto che «si tratta ora di portare a compimento questa difficile opera garantendo la massima sicurezza per l’ambiente e utilizzando questa occasione per avviare una filiera per lo smantellamento e il recupero delle grandi navi, partendo appunto dalla demolizione della Concordia in un porto italiano. Saremmo tra i primi in Europa ad attrezzarci per questo, anticipando le normative europee che presto porranno fine allo scandalo di viaggi verso siti, soprattutto in Asia meridionale, dove lo smantellamento avviene senza garanzie né per l’ambiente, né per la sicurezza  dei lavoratori. E’ un’occasione che l’Italia non può perdere».