Conferenza Cites, richieste di modifiche ai livelli di protezione di 500 specie di animali e piante

Le divisioni riguardano gli elefanti. Il Kenya chiede il divieto globale di vendere avorio

[26 settembre 2016]

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La 17esima Conferenza delle parti della Convention on international trade in endangered species of wild fauna and flora (Cites) in corso a  Johannesburg, in Sudafrica, con oltre 2.500 partecipanti, che rappresentano più di 180 Paesi, è il più grande meeting  del suo genere mai avvenuto al mondo e sta prendendo in considerazione  62 proposte, presentate da 64 Paesi, per cambiare le norme Cites che riguardano il commercio di quasi  500 specie, tra le quali elefanti, rinoceronti, leoni, puma, pangolini, squali, mante, nautilus, falchi pellegrini, pappagalli, coccodrilli, tartarughe, rane, gechi, ma anche baobab molte specie di palissandro. Il segretario generale della Cites, John E. Scanlon, ha definito la Conferenza «Uno dei meeting  più critici nei 43 anni di storia della Convenzione».

La appendici Cites delle specie  elencano  le specie che potrebbero essere minacciate dal commercio internazionale e la cui importazione, ‘esportazione e riesportazione è controllato attraverso un sistema di permessi (appendice II) e le specie che sono già a rischio di estinzione, in cui gli esemplari selvatici catturati  non possono essere scambiati o commerciati (Appendice I).

Il tema più scottante e divisivo è però quello degfli elefanti, o meglio dell’avorio e del bracconaggio che negli ultimi 7 anni ha visto crollare del 30% la popolazione di elefanti africani. Mentre Scanlon ha sostenuto che c’è stato un rallentamento nel trend degli abbattimenti, ma nuovi dati resi noti proprio alla Cop17 Cites dall’Elephant trade information system (Etis) il database completo al mondo sul commercio illecito di prodotti degli elefanti, gestito da Traffic per conto della Cites. mettono in dubbio il suo o punto di vista.

Richard Thomas, di Traffic, ha detto alla BBC News, che «Le nuove informazioni presentate in questo meeting  suggerivano  che quello che sembrava essere un rallentamento nelle attività illegale di avorio nel 2014 avrebbe potuto essere una falsa speranza. Dalle indicazioni delle cifre del 2014, sembrava che ci fosse un piccolo calo, ora che conosciamo  i dati 2015 per l’avorio è certo che il livello è stato come nel 2012/13, il che è molto scoraggiante. Non sappiamo che cosa significa in termini di bracconaggio ma è probabile che sia un’equazione abbastanza semplice: con alti livelli di avorio ci sono significativi alti livelli di bracconaggio».

I nuovi dati contenuti nell’ultimo rapporto  “Addendum to the Elephant Trade Information System (ETIS) and the Illicit Trade in Ivory: A report to the 17th meeting of the Conference of the Parties to CITES”  rivelano infatti un continuo trend in aumento delle grandi spedizioni avorio grezzo di 100 kg o più nel 2015, che l’analisi descrive come preoccupante dato che sono queste le quantità gestite dal crimine organizzato. I nuovi dati includono altri 1.387 sequestri ai 9.899 casi precedentemente analizzati. Di questi, 1.311 sequestri si sono verificati nel 2015, mentre altri 55 casi riguardavano sequestri avvenuti nel 2013 o 2014 e altri 19 casi sono stati nel periodo 2008-2012.

Il rapporto evidenzia che «Il traffico di avorio sta diventando sempre più il regno del crimine organizzato, il che suggerisce che perché vengano arrestati e perseguiti  in modo efficace coloro che stanno dietro questo commercio richiede una risposta internazionale coordinata –  ha detto Steven Broad, direttore esecutivo di Traffic – I sequestri  non devono essere incidenti isolati, ci sono informazioni che ne possono derivare  che devono essere raccolte e messe in pratica lungo tutta la catena commerciale».

Alla Cop Cites di Johannesburg  si confrontano una serie di proposte che riflettono approcci molto diversi al problema della salvaguardia degli elefanti: Namibia e Zimbabwe, stanno cercando di ridurre le restrizioni che gli impediscono di vendere avorio, anche se gli elefanti nei due Paesi  sono classificati nell’appendice II, un livello inferiore di protezione, che consente normalmente paesi al commerciare  una specie o le sue parti. Ma una controproposta da un certo numero di altri Paesi africani chiede che  tutti gli elefanti africani siano inclusi nell’Appendice I, per assicurarsi che ci sia alcuna scappatoia legale per qualsiasi tipo di commercio di avorio. Diverse associazioni ambientaliste appoggiano questa proposta di bando totale.

Iris Ho di Humane Society International, sottolinea: «Non c’è una maggiore protezione per le specie in pericolo per il commercio dannoso togliendole dall’elenco dell’Appendice I.  Il continuo split-listing dell’elefante africano equivale a una dichiarazione dalla Cites di aprire il business del commercio. E’ in gioco l’eredità della conservazione della CIites, così come la sopravvivenza dell’elefante africano».

Qualcuno teme che mettendo totalmente al bando il commercio di avorio di elefante africano diversi Paesi uscirebbero dalla Cites o che riprenderebbero comunque a commerciarlo senza consentire i controlli Cites. Robert Hepworth,  ex presidente del Comitato permanente della Cites e attualmente consigliere della David Shepherd Wildlife Foundation, accusa  direttamente  Scanlon: «La segreteria ha super-intensificato i suoi poteri nel tentativo di influenzare la politica prima che una proposta sia ancora stata discussa».

Già nel 2007 le divisioni simili sul tema degli elefanti costrinsero la Cites a trovare un compromesso,  con una quota una tantum di vendita di avorio permessa nel 2008, mentre tutte le altre proposte di vendita sono  off limits fino al 2017.

«Una delle cose di cui si occuparono le parti nel  2007 era che sarebbe stato messo a punto un processo, che avrebbe istituito un meccanismo per vendere avorio, il che non è avvenuto – spiega  Thomas – I Paesi che hanno firmato fino ad adesso erano convinti che  sarebbero in grado di operare in futuro, non vogliono vedere cadere questa parte dell’accordo».

Ma a rompere gli indugi è stato il Kenya che ha dichiarato che chiederà il divieto totale del commercio di avorio e il portavoce del governo di Nairobi,  Manoah Esipisu ha dichiarato che «Sono necessari degli sforzi internazionali per lottare contro il commercio illegale. Il commercio è semplice: la domanda di prodotti illegali stimola l’offerta. Per lottare  contro il commercio bisogna applicare fermamente la legge, controllare efficacemente i movimenti dell’avorio di elefante e dei corni di rinoceronte e attuare delle misure di dissuasione nei mercati influenti. E’ per questo che chiederemo il divieto totale del commercio  di avorio durante la Conferenza Cites a Johannesburg. Il Kenya chiederà alla comunità internazionale di sostenere le sue proposte miranti a mettere fine al commercio di trofei durante questa conferenza di alto livello. Nairobi resta impegnata a svolgere il ruolo che le spetta, cioè di vigilare affinché il commercio internazionale delle specie minacciate non minacci la sopravvivenza delle specie della fauna selvatica come gli elefanti».