Confermata la condanna per il bracconiere degli ibis eremita in Toscana

Esultano Lav e Waldrappteam: pietra miliare per la tutela delle specie a rischio di estinzione

[6 giugno 2017]

La terza sezione della Suprema corte di cassazione  ha confermato la condanna del bracconiere che nel 2012 sparò e uccise due ibis eremita in provincia di Livorno: 2.000 euro di multa e licenza di caccia revocata. E’ stato bracconaggio. Il cacciatore/bracconiere era già stato condannato nel  novembre 2016, ma aveva fatto ricorso in appello.

Secondo il  Parco Natura Viva di Bussolengo,  con  questo  verdetto  «si chiude una pagina processuale durata 5 anni e destinata a porre una pietra miliare nella giurisprudenza che disciplina la tutela delle specie a rischio di estinzione. Goja e Jedi, questo il nome degli uccelli, stavano concludendo il loro viaggio dall’Austria alla Toscana, in vista dello svernamento nel nostro Paese, nei pressi di Orbetello. I due erano dei pionieri del progetto di reintroduzione in natura di questa specie poi cofinanziato dall’Ue nel 2014, promosso dal Waldrappteam e sostenuto in Italia dal Parco Natura Viva di Bussolengo come unico partner».

Waldrappteam punta a riportare in natura entro il 2019 almeno 120 ibis eremita in grado di migrare autonomamente dall’Austria all’Italia.  Intanto è l’uomo a mostrare agli uccelli la rotta di migrazione: grazie al processo di imprinting, ogni agosto due mamme adottive conducono uno stormo in Toscana guidandolo con un ultraleggero a motore. Gli esemplari poi, saranno in grado di rientrare nei quartieri di riproduzione autonomamente e di insegnare la rotta ai più giovani.

Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva, ricorda che «Gli ibis eremita sono estinti in Europa da 4 secoli ma nonostante questo, a partire dall’avvio del progetto, circa 70 animali sono stati colpiti da episodi di bracconaggio, più o meno gravi: si tratta della prima minaccia che mette a rischio la vita degli esemplari e il successo del progetto stesso. Con questa sentenza finalmente si è posta l’attenzione sulla piaga del bracconaggio, unendo in una battaglia comune opinione pubblica, ricercatori e cacciatori che operano nella legalità».

Esulta la Lav che era parte civile nel procedimento: «Una pronuncia netta che inchioda il cacciatore alle sue responsabilità e mette in evidenza la debolezza delle associazioni venatorie nazionali che non riescono a tenere a bada il desiderio di uccidere dei loro associati».

Massimo Vitturi, responsabile animali selvatici della Lav, prende spunto dalla vicenda del bracconiere livornese per un attacco a tutto campo al mondo venatorio:  «I cacciatori si confermano come i peggiori nemici degli animali, un passatempo condannabile sotto il profilo etico e ambientale, ad esempio quando violano le distanze di sicurezza sparando vicino alle abitazioni, quando feriscono ignari escursionisti, quando, come in questo caso, uccidono animali particolarmente protetti dalle norme europee, ovvero sconfinano in gravi atti di bracconaggio. Evidentemente però le associazioni venatorie non hanno alcun potere nei confronti dei cacciatori chiediamo  al Ministro dell’Ambiente l’emanazione di un decreto che vieti la caccia almeno lungo le rotte di migrazione degli ibis, così da scongiurare ulteriori uccisioni da parte di cacciatori desiderosi unicamente di veder scorrere il sangue di animali innocenti».