Conservazione del lupo nelle aree mediterranee: esperti a confronto a Grosseto

Un progetto per mitigare l'impatto che il predatore ha sulle attività umane: supporto agli allevatori, occasioni di dialogo sociale e maggiore presenza sul territorio di personale specializzato

[6 novembre 2017]

Il progetto Life Medwolf Le migliori pratiche di conservazione del lupo nelle aree mediterranee si è svolto tra il 2013 e il 2017 in due aree caratterizzate da ambienti rurali in cui la presenza del lupo è stata rilevata con crescente intensità negli ultimi 2-3 decenni: la provincia di Grosseto e i distretti del Guarda e di Castelo Branco, in Portogallo. L’obiettivo del progetto era di mitigare l’impatto che il predatore ha sulle attività umane, in particolare sull’allevamento zootecnico, fornendo supporto agli allevatori, ma anche instaurare meccanismi di dialogo sociale e maggiore presenza sul territorio di personale specializzato.

Le azioni hanno coinvolto molti enti locali, attraverso incontri, corsi di formazione e raccolta strutturata di informazioni che hanno permesso di svolgere analisi e valutazioni critiche anche delle stesse azioni previste dal progetto.

Si è pertanto proceduto con l’assegnazione di misure di prevenzione per proteggere il bestiame dagli attacchi di lupo, per poi valutarne l’efficacia e analizzare l’impatto della loro presenza sul ciclo di produzione aziendale. Sono state installate 74 recinzioni fisse in provincia di Grosseto e 34 in Portogallo. Le aziende interessate, per lo più di allevamento semi-brado, ovino o bovino, hanno utilizzato le strutture prevalentemente come ricoveri notturni, al fine di mettere al sicuro gli animali dalle predazioni nei periodi di maggiore vulnerabilità. La presenza dei predatori nei territori del progetto è stata rilevata con le tecniche più adeguate e secondo disegni di campionamento che hanno permesso stime informate sul numero di branchi presenti e sulla loro dinamica. Il territorio indagato è risultato essere occupato da diversi branchi, il cui numero sarà stimato mediante l’analisi integrata dei dati raccolti.

Il progetto ha fornito l’opportunità per sperimentare nuove tecniche, tra cui l’utilizzo di “cani molecolari” per la ricerca di escrementi nelle attività di indagine della presenza del lupo: il loro uso si è dimostrato utile per ottimizzare i tempi e le risorse durante la ricerca dei campioni necessari per le analisi genetiche. Si è inoltre adottato un approccio sperimentale per la valutazione dell’efficacia delle misure di prevenzione, tenendo sotto controllo per 12 mesi un campione di aziende prive di tali misure, nelle stesse aree in cui erano in funzione quelle installate nell’ambito del progetto. Grazie al progetto è stato istituito il nucleo cinofilo antiveleno presso i carabinieri forestali ed è stata sperimentata l’adozione del processo decisionale multi-criterio per il percorso partecipativo, che ha permesso il confronto tra rappresentanti di diverse categorie di interesse, portando alla condivisione dei principali problemi e delle possibili soluzioni.

Azioni, risultati e criticità del progetto saranno presentate durante il Simposio internazionale sulla prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica, che permetterà anche il confronto con altre realtà italiane ed europee. L’8 e il 9 novembre, a Grosseto, si discuterà infatti di politiche di indennizzo, strumenti di prevenzione, coinvolgimento delle parti interessate e obiettivi da raggiungere per mitigare il conflitto. L’evento, organizzato dalla Provincia di Grosseto in collaborazione con l’Istituto di ecologia applicata di Roma nell’ambito del Progetto Life Medwolf, è aperto al pubblico nella giornata finale. Info e programma: http://www.medwolf.eu/index.php/simposio-internazionale-grosseto.html.

di Valeria Salvatori per greenreport.it