Controllare la flora spontanea senza erbicidi? Si può ed è vantaggioso

I risultati di 20 anni di ricerca dell’università di Pisa

[13 aprile 2015]

Un adeguato controllo della flora spontanea risulta necessario, sia in agricoltura, sia in aree verdi e ricreative e su superfici dure situate in contesti urbani e periurbani, sia su tappeti erbosi funzionali destinati all’esercizio di attività sportive (calcio, golf, etc.).

Occorre precisare che le piante spontanee non sono per forza “infestanti”, ma che assumono questo ruolo negativo quando crescono dove non devono, ossia in contesti agricoli e non, dove la loro presenza determina l’insorgere di problemi.

A tale riguardo, nel caso dell’agricoltura, le piante spontanee che competono con quelle coltivate sono responsabili di significative ripercussioni negative sulla quantità e sulla qualità delle produzioni, e quindi possono essere a pieno titolo denominate infestanti. Per gli agricoltori il loro controllo è necessario, specialmente nel caso di colture poco competitive come gli ortaggi (carota, finocchio, aglio, etc.).

Non a caso gli erbicidi, utilizzati in modo diffuso e spesso eccessivo nella gestione “industriale” delle attività agricole, rappresentano il 70% dei prodotti fitosanitari complessivamente impiegati.

Un massiccio e molto spesso inefficace utilizzo dei diserbanti, interessa anche i contesti urbani e periurbani (marciapiedi, superfici inghiaiate, murature, piste ciclabili, parchi giochi, etc.) nei quali il controllo delle malerbe si rende necessario per molte ragioni, tra cui è possibile ricordare il senso di degrado e le limitazioni alla fruizione delle superfici “infestate”, il deterioramento di materiali e manufatti provocato dalle radici, l’occlusione delle reti di scolo, l’emissione di pollini molto dannosi per soggetti allergici e asmatici.

Grandi quantità di erbicidi vengono infine distribuite anche sui tappeti erbosi destinati all’esercizio di attività sportive, sia per non alterarne la funzionalità, sia per ovvi motivi estetici e di “immagine”.

Questo rilevante utilizzo di erbicidi, spesso non risolve il problema del controllo delle malerbe, in primo luogo perché la loro distribuzione è frequentemente attuata con macchine inefficienti e obsolete responsabili di gravi contaminazioni ambientali, dovute principalmente alla deriva causata dal vento e alla percolazione e lisciviazione.

Nel primo caso, gocce di diametro molto piccolo, sono trasportate molto lontano dal bersaglio (fino a svariati km!) e spesso si trasformano in “nano-polveri”. Nel secondo, gocce di grandi dimensioni si infiltrano nel terreno o scorrono su superfici dure, andando a inquinare le falde e i corsi d’acqua. È ovvio come una distribuzione inefficiente, per essere efficace, debba prevedere l’impiego di dosi molto più elevate di quelle necessarie.

Inoltre, gli interessi economici connessi con la produzione e la vendita di questi prodotti sono molto alti e questo ha determinato una forte spinta all’effettuazione di un numero eccessivo di trattamenti e una scarsa considerazione per le tecnologie innovative che consentono di ridurre le dosi di diserbante utilizzando sistemi appropriati di distribuzione mirata.

Ora, sicuramente è necessario gestire la flora infestante, ma dovremmo chiederci se è sempre necessario utilizzare gli erbicidi, ossia sostanze chimiche di sintesi tossiche e nocive, che magari riescono a controllare le malerbe, ma che d’altro canto sono causa di intossicazioni e patologie gravissime per gli esseri umani e per gli animali, tra le quali il cancro, la cui formazione inizia con maggiore frequenza nelle fasi di accrescimento dell’organismo, ossia nei bambini.

Su questo credo che occorra riflettere attentamente. L’utilizzo degli erbicidi è legato a contaminazioni che sono in grado di condizionare negativamente le condizioni di salute e di sviluppo dei bambini e quindi di pregiudicarne il futuro. I modi sono molteplici, in quanto questi prodotti esercitano la loro azione tossica e nociva per contatto, per inalazione e per ingestione. Pertanto, basta consumare cibo che ne contiene residui, passeggiare in campagna, frequentare impianti sportivi e aree ricreative, piazze cittadine e parchi gioco. I bambini sono i soggetti più sensibili, ma anche quelli che più facilmente entrano in contatto con i residui specialmente in aree urbane, o nei parchi e nei campi da gioco, dove toccano e “assaggiano” tutto ciò che li incuriosisce.

È evidente quanto sia ottuso e oserei dire criminale, mettere a rischio il futuro dei propri figli per motivi prettamente economici. Si, perché in realtà i diserbanti sono una necessità solo per chi li vende e esistono validissime alternative al loro impiego.

In particolare, è possibile e vantaggioso da un punto di vista tecnico ed economico ricorrere a strategie e a macchine appositamente realizzate per poter gestire le malerbe con mezzi fisici, ossia con sistemi meccanici e termici.

A tale riguardo, il gruppo di ricerca che coordino presso l’Università di Pisa svolge da molti anni un intenso lavoro di ricerca su queste tematiche che si è concretizzato nella realizzazione di una serie di macchine semplici e poco costose, che attuano azioni di tipo meccanico (mediante lame, denti, spazzole, etc.) e termico (mediante fiamma libera, vapore, etc.) in grado di controllare le infestanti.

La gestione non chimica delle “erbacce” è economicamente sostenibile e molto efficace, come dimostrano i risultati ottenuti in più di venti anni. La diffusione di questi sistemi dovrebbe essere quindi molto vasta, visti i benefici, ma purtroppo, invece, sono in gioco interessi economici e finanziari tali da negarne l’esistenza e l’efficacia e da sconsigliarne l’impiego anche attraverso azioni di vera e propria “disinformazione”

La speranza resta quella che anche in Italia (come già è avvenuto da tempo nei Paesi del Centro e del Nord-Europa), in accordo con i provvedimenti presi in sede comunitaria sulla gestione sostenibile dei trattamenti fitosanitari e sulla promozione di metodi alternativi (Direttiva 128/2009 e Regolamento 1107/2009), nel prossimo futuro emerga un maggior “coraggio” e una più limpida volontà di “cambiare”, che permetta, attraverso azioni politiche e normative, la promozione dei sistemi di gestione delle flora spontanea rispettosi della salute dei cittadini, e soprattutto di quella dei bambini…

Andrea Peruzzi,

Professore Ordinario di Meccanica Agraria e Meccanizzazione Agricola

(Dipartimento Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-Ambientali – Università di Pisa)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:

www.avanzi.unipi.it
andrea.peruzzi@unipi.it

Note: Le macchine per la sarchiatura di precisione e per il pirodiserbo che abbiamo progettato e realizzato sotto forma di prototipi sono disponibili sul mercato. Gli interessati possono contattare il nostro gruppo di ricerca per avere maggiori dettagli e per richiedere attrezzature allestite in modo appropriato al contesto in cui dovranno operare.

Per quanto riguarda le macchine per la falsa semina come gli erpici strigliatori (che non  abbiamo progettato e realizzato noi), sono molti i costruttori che li commercializzano ed è possibile trovare i loro contatti sul web, cercando appunto erpici strigliatori.

Comunque, gli interessati farebbero meglio a contattare direttamente il gruppo di ricerca, anche per avere un’idea più precisa di cosa li serve e di cosa chiedere ai costruttori, che sono in grado di realizzare anche macchine “on demand”.

Articolo tratto da www.salviamoilpaesaggio.it